La Nocciola
Mercoledì 16 Novembre 2011 00:00
Scritto da Maddalena Venuso
Resti carbonizzati di nocciole si conservano nella sezione Pompeiana del Museo Archeologico Nazionale di Napoli, a testimoniare che la coltivazione del nocciolo in Campania ha origini antichissime. Proprio in Campania iniziò, forse già nel III sec. A.c., la coltivazione italiana, che ancora oggi vede la Campania al primo posto per la produzione di nocciole, seguita da Lazio, Sicilia e Piemonte. Il nocciolo e il suo frutto sono protagonisti, da tempi remotissimi, di leggende, anche a sfondo religioso, e di racconti più o meno fantastici, confluiti anche in alcune notissime fiabe. La nocciola, come tutti i frutti racchiusi in un guscio – e per questo assimilati all’uovo –, è stata anche vista come simbolo di fecondità e rigenerazione. I romani donavano piante di nocciolo come augurio di pace e prosperità, e venivano offerte nocciole e noci in occasione delle nozze per augurare copiosa prole agli sposi, usanza ancora oggi viva nelle aree rurali.
Una leggenda cristiana associa la Madonna, il nocciolo e la vipera. Si narra, infatti, che Maria, mentre raccoglieva delle fragole per il piccolo Gesù, venisse assalita da una vipera. La Vergine, spaventata, fuggì nascondendosi dietro un cespuglio di nocciolo, dove rimase fino a quando la serpe non fu rientrata nella sua tana. In effetti, è sin dall’antichità che il ramo di nocciolo è ritenuto una protezione e una difesa contro i serpenti e tutto ciò che striscia sulla terra. La tradizione popolare fa da sfondo e cornice alla cultura e all’operosità contadine che hanno perfezionato nel corso dei secoli la coltivazione di questa pianta, divenuta tipica, in particolare, di alcune zone, a cominciare da Avella, al confine fra la provincia napoletana e quella avellinese. Non è forse un caso che il nome scientifico del nocciolo, Corylus Avellana, abbini il termine greco kóris, elmo – richiamo alla forma dell'involucro membranoso che ricopre il frutto –, e il nome attribuito dai romani, avellana appunto, dalla città di Abella. A sottolineare un legame territoriale strettissimo, la coltivazione del nocciolo si è diffusa in tutta la regione, con una produzione di alta qualità nel napoletano. La varietà Mortarella, all’impollinazione della quale contribuisce la cultivar detta San Giovanni, in provincia di Napoli interessa un areale che comprende i paesi dell’area vesuviana, da Somma a Boscoreale, l’agro nolano, da Marigliano a Roccarainola e su fino a Visciano. Qui il paesaggio è caratterizzato proprio dalla presenza di noccioleti, documentati anche nelle cronache storiche. La nocciola Mortarella, presenta una polpa di colore bianco-avorio, consistente e aromatica con una resa alla sgusciatura variabile; il suo guscio è medio-sottile, di colore marrone chiaro, con lievi striature di tonalità più intensa. I frutti sono medio-piccoli, con calibri da 19 a 30 mm, talvolta non uniformi. La San Giovanni o Sangiovannara o sanjovanna, è invece una pianta molto vigorosa; il frutto ha forma allungata, lievemente compressa lateralmente. Il guscio è piuttosto sottile, compresso all’apice, di colore marrone chiaro; il seme è piccolo, e vanta ottime caratteristiche organolettiche.
Oltre che in provincia di Napoli, la Mortarella e la San Giovanni sono coltivate anche nell’Avellinese, dove costituiscono un’importante risorsa agricola. Per le sue caratteristiche, la nocciola è un alimento sano e molto duttile, ricco di grassi monoinsaturi, importanti per gli effetti protettivi nei confronti dell'aterosclerosi e delle malattie cardiovascolari. Notevole è la quantità di oligoelementi e di fitosteroli. Le nocciole possono essere consumate fresche, appena raccolte, oppure come frutta secca o torrefatta. Nell’industria dolciaria, sono utilizzate nella preparazione del torrone campano, ma anche per la fabbricazione di cioccolato, creme da spalmare e gelati. Non è un caso che uno degli stabilimenti Ferrero, produttore della famosa Nutella, si trovi a Sant’Angelo dei Lombardi, in provincia di Avellino, e lì venga conferita la produzione del territorio.
Maddalena Venuso