Si dice ristorante e si pensa ad una sala con tavoli tutti uguali, dove si può agevolmente scambiare qualche parola con chi è seduto al tavolo più prossimo, mentre si assaporano piatti più o meno elaborati, a seconda del’abilità dello chef. La Via delle Taverne, invece, dichiara fin dal nome la sua mission: ricostruire gli ambienti e le atmosfere delle antiche taverne napoletane, rese famose da Salvatore di Giacomo, che le frequentò apprezzandone la cucina genuina e l’ allegria cameratescache invitavano alla sosta. Francesco Pedace, napoletano di origine e irpino di adozione, estimatore e cultore delle tradizioni e della cultura di Napoli in tutte le sue manifestazioni, ha realizzato infattiun ristorante fuori dal comune dove propone i piatti della cucina borbonica, fra nobili suggestioni e accostamenti popolari. Qui, come facevano gli avventori della “Taverna d’’o Cerriglio o “e’ Re Nasone a Mergellina”, ci si può sedere non solo per mangiare, ma per trascorrere un tempo fuori dalla dimensione stessa del tempo, conversando amabilmente con il patron Francesco, ascoltando musica colta o assistendo a divertenti spettacoli, leggendo e, soprattutto, accostandosi ad una cucina che oramai solo poche anziane cuoche sono in grado veramente di proporre. Quando nel ‘700 i viaggiatori d’Oltralpe si recavano in Campania attratti dalle bellezze del territorio, che non a caso confluirono in quello che fu definito il Grand Tour, spesso erano accolti alla corte dei Borbone e potevano quindi conoscerne la magnificenza e gustare le delizie della tavola, di cui hanno lasciato entusiastiche descrizioni nei loro diari di viaggio. All’interno de La Via delle Taverne la solita grande sala cede il passo a piccoli ambienti strutturati come le antiche taverne, con arredi in legno e decori che invitano al relax. Qui l’ospite può riscoprire gli antichi piatti, capaci di incantare personalità quali Goethe e de Brosses, che furono codificati per la prima volta dal cuoco Vincenzo Corrado. Nel 1773 il Corrado, in qualità di "Capo dei Servizi di Bocca" del Principe di Francavilla, uno dei nobili napoletani nella cui casa si allestivano i banchetti più sontuosi, scrisse il “Cuoco Galante”, definito all’epoca un libro di alta cucina, ristampato per ordine del Principe per ben sei volte e considerato il primo testo scritto per la valorizzazione della cucina regionale italiana.Vincenzo Corrado coordinava un piccolo esercito di maggiordomi, domestici e paggi, curando la preparazione di pranzi o cene in cui si univa la sapiente scelta delle vivande a particolari accorgimenti architettonici ed artistici, destinati a disegnare coreografie sontuose e raffinate. Oggi le sue ricette rivivono nell’ambizioso progetto di Francesco Pedace che, venerdì 24 febbraioprossimo, ripropone il trionfo di sapori e odori dei piatti del ‘700 in una esclusiva serata di degustazione. Un menù insolito, soprattutto per noi distratti commensali contemporanei, che prevede, come delizioso antipasto, una minestra di verza accompagnata da involtini di peperoni farciti con purea di ceci e involtini di melanzane farciti con ricotta e mandorle, seguiti da primi piatti saporiti quali la “granata di fungilli” e il “timpallo di maccheroni” e dall’ “allesso di bue” come secondo. Ciascuna ricetta è preparata dalla cuoca Rosaria seguendo scrupolosamente le “manovre” indicate dal Corrado, che lasciano libertà a chi cucina solo per quanto riguarda le quantità. Le materie prime, rigorosamente freschissime, sono assemblate con l’esperienza di chi ha fatto della cucina la propria cifra di vita, originando un universo di sensazioni che richiama alla mente ricordi lontani. Vini rigorosamente delle terre di Campania accompagnano i piatti. La serata sarà scandita dalla simpatia dell’ antica, ma sempre attuale maschera di Pulcinella, protagonista dello spettacolo de “L’anonimo napoletano”.
Prezzo della degustazione: € 45
Per info: www.laviadelletaverne.it e-mail: Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.
Maddalena Venuso