Moda e tendenze: mai più “neri come il carbon”.
Venerdì 06 Agosto 2010 00:00
Scritto da Marina Miranda
L’ossessione dell’abbronzatura perfetta.
Una pelle scura e lucida, risultato d’intere giornate trascorse al sole, spesso nelle ore più calde e ancor più spesso, senza adeguate protezioni solari, ma solo con l’ausilio di oli e improbabili intrugli “fai da te”.
In mancanza di sole, si ricorre a lettini abbronzanti e docce solari, affinchè l’agognato colorito conquistato durante i mesi caldi, duri tutto l’anno.
Si chiama Tanoressia, ed è un vero e proprio disturbo mentale che interessa soprattutto le donne americane ed europee tra i sedici e i quarant’anni (ma non solo); il termine, coniato in America, indica una vera e propria dipendenza psicologica dalla “tintarella”.
Proprio come la ragazza anoressica non si vede mai abbastanza magra, la donna tanoressica non si vede mai abbastanza abbronzata e ricorre a tutti i possibili artifizi, per donare al suo corpo l’amatissimo colorito ambrato.
Un disturbo tutt’altro che innocuo, fanno sapere gli esperti.
Eccessive esposizioni al sole e a docce solari, infatti, procurano alla pelle danni irreparabili che restano per sempre incastonati tra gli anelli del nostro Dna; non parliamo solo di allergie, scottature ed eritemi, ma anche di precocissimo invecchiamento cutaneo e infine, possibili lesioni cancerose, sempre più frequenti nelle giovani donne tra i trenta e i cinquanta anni.
La moda, che in queste cose è sempre molto attenta, corregge il tiro e innalza la “tintarella di luna” a nuovo must della nostra epoca.
Sempre più pallide in passerella e al cinema, segno di una pelle protetta e di una nuova tendenza che ritrova, nel colorito candido e diafano, la vera forma di eleganza.
Attenzione! Con questo non si vuole demonizzare l’abbronzatura: sì ad un sano colorito naturale, raggiunto gradualmente, con l’ausilio di opportuni filtri solari ed evitando di esporsi al sole nelle ore più calde. No invece, a docce solari e unguenti superabbronzanti, anche se siete già scure.
La pelle, infatti, non dimentica i danni subiti, nemmeno quelli più silenti.
Tipico esempio, sono le pelli delle giovani donne che a venti anni appaiono già “incartapecorite”, segno evidente di un uso eccessivo e costante di lampade abbronzanti.
No categorico anche dalle case cinematografiche!
Se l’occhio umano perdona e la fotografia si ritocca, non vale lo stesso per le spietate telecamere e i riflettori, che ingigantiscono questo tipo d’inestetismi.
Nulla si può nemmeno con il trucco, il quale appesantisce ulteriormente i lineamenti e l’espressività.
Risultato: si hanno venti anni, ma spesso se ne arrivano a dimostrare ventisei o ventisette.
In medio stat virtus, quindi, e riscopriamo l’antica saggezza latina.
Se siete pallide per natura, siatene fiere e portate con eleganza il vostro pallore (vd Nicole Kidman, Gwinnet Paltrow, Scarlett Johansson e, perché no, la storica Marlyn Monroe); osate con il trucco, ma proteggete la vostra pelle, che rispetto ai fototipi mediterranei, risulterà più delicata.
Se invece madre natura vi ha donato un piacevole colorito ambrato (o un meno piacevole colorito verdognolo), non crediate di essere immuni ai danni del sole; proteggetevi con filtri solari medi, usate poco trucco per non appesantire i lineamenti e invece puntate su creme colorate per uniformare e illuminare il vostro incarnato.
Marina Miranda
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