Ama definirsi “un azionista di sogni” e rifiuta ogni etichetta o definizione che possa maldestramente intrappolare il suo talento. “Noi artisti parliamo con le immagini ” ci confida “ definirci è complicato e riduttivo. Per questo eviterei ogni definizione; preferisco lasciare la libera interpretazione e riflessione a chi osserva le mie opere ”.
Questo è Giovanni Trapani, in arte Trapanig, giovane artista salernitano che da più di 10 anni elabora una dimensione artistica in bilico tra simboli grafici e figurazioni d'arte, street pop e post/ graffitismo, guidato sempre da un' ispirazione internazionale, rigorosamente calata nella nostra realtà urbana.
“ Se dovessimo necessariamente 'materializzarmi' in qualcosa, sono una firma apposta a progetti artistici sempre in divenire. La mia arte si basa sulla semplice immagine elaborata da una mia personale visione, sempre un punto di passaggio o di ritorno, ma mai un punto di arrivo”.
Non si ferma mai, Trapanig. Il suo flusso di idee è costante, travolgente, inarrestabile. Odia i punti, infatti! Secondo lui sono stati inventati da qualcuno che si annoiava.
I tuoi lavori... non possono essere più semplicemente ricondotti alla street art?
“ Non ho mai visto sostanziali differenze tra il creare in strada o all'interno di una galleria; quello che cambia sono le dimensioni del contenitore. L'opera in strada ha sicuramente una maggiore visibilità; molti dei passanti, infatti, la osservano in maniera spontanea, a volte capendo e/o riflettendo su ciò che hanno appena visto... a volte, no. Che sia apprezzata o che sia capita, non è una necessità. Certo, se mentre torni a casa ci pensi, allora hai fatto centro. La consistenza dell'opera, è strettamente legata all'esistenza dello spettatore. Se così non è, essa rimane una semplice forma. L'artista, infine, è soltanto qualcuno che ti sussurra come osservare il mondo”.
Progetti a breve o a lungo termine?
“ L'idea ha una sua genesi indipendente, arriva quando vuole... a volte in una fase di intensa ricerca e studio, altre volte in momenti di assoluto distacco dal lavoro. Non mi piace fare progetti, né a lungo né a breve termine; la realtà che ci circonda è davvero molto incerta. Spero di riuscire a fare qualcosa che resti, qualcosa che duri e che riesca ad avere un valore per le persone. Una via di fuga dal quotidiano, che utilizzi però le sue forme ed alchimie. E' questo il mio vero e unico scopo: pensare che la mia arte possa avere un certo impatto sulle persone che l'hanno vista e in qualche modo, ne hanno usufruito”.
C'è qualcuno che ti piacerebbe ringraziare?
“ Si: tutte le persone che riflettono su ciò che guardano”.
Marina Miranda