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L’agricoltura biologica può diventare uno dei punti di forza dello sviluppo economico ed occupazionale della Campania

  • Published in Attualità

Al Sabato delle Idee emergono le grandi prospettive del comparto BIO con un ruolo fondamentale per le Università napoletane impegnate in nuovi percorsi di alta formazione nel settore agroalimentare

Marco Salvatore con Lucio dAlessandro 250Il settore dell’agricoltura biologica può diventare uno dei punti di forza dello sviluppo economico ed occupazionale della Campania. Fa pensare subito ad una Campania che può ritornare ad essere Felix l’esito del dibattito del Sabato delle Idee sull’universo del BIO ospitato alla Reggia di Portici dal Dipartimento di Agraria dell’Università degli Studi di Napoli Federico II.  80mila aziende agricole, un fatturato annuo di 7 miliardi di euro e circa 500mila occupati. Sono i numeri dell’universo BIO in Italia con una richiesta certificata dei mercati internazionali che supera almeno il 20% di quello che attualmente si produce in Italia, come ha spiegato Raffaele Zanoli, professore ordinario di Economia agraria all’Università Politecnica delle Marche e membro dell’ISOFAR, la Società internazionale di ricerca sull’agricoltura biologica.

“Una prospettiva di crescita enorme” come ha evidenziato da subito Marco Salvatore, direttore scientifico dell’IRCCS SDN e fondatore de “Il Sabato delle Idee”, il pensatoio progettuale che mette in rete alcune delle principali istituzioni culturali, accademiche e scientifiche del Mezzogiorno. Prospettiva di crescita che vale soprattutto per la Campania che, come hanno mostrato i dati del CNR, illustrati dal direttore del Dipartimento Agroalimentare, Francesco Loreto, è una delle poche regioni del Mezzogiorno in cui l’agricoltura biologica ha un’estensione inferiore alla media nazionale. Da questo punto di vista un ruolo fondamentale nella costruzione di una nuova scienza dell’alimentazione che investa sui benefici del biologico lo potranno svolgere le Università napoletane. A cominciare dai giovanissimi cinquanta studenti del neonato corso di laurea in Scienze Gastronomiche Mediterranee dell’Università Federico II presenti al Sabato delle Idee, che hanno inaugurato da pochi giorni questo nuovo percorso formativo ospitato proprio dal Dipartimento di Agraria di Portici diretto da Matteo Lorito. Tra i futuri manager del settore potranno esserci anche i primi laureati italiani in Green Economy che ci saranno nel luglio del 2019 proprio a Napoli all’Università Suor Orsola Benincasa, come ha annunciato il Rettore Lucio d’Alessandro.

Ma le sfide dell’agricoltura biologica sono anche e soprattutto le sfide per la salute del Pianeta come ha spiegato Lorenzo Giovanni Bellù, senior economist della FAO, sottolineando come “la conversione dell’agricoltura in colture biologiche implichi una riduzione dell’eccesso di azoto non assorbito e dei pesticidi, una riduzione dei gas ad effetto serra, una riduzione degli sprechi alimentari e una riduzione del consumo di carne ed altri prodotti animali”. 

Dal punto di vista dei consumatori, emerso anche dalle domande del pubblico del Sabato delle Idee, il vero problema del biologico resta il costo dei prodotti. Un problema destinato presto a scomparire migliorando il sistema di distribuzione secondo Valentina Di Costanzo, direttore marketing di Bioitalia. Un problema soprattutto culturale e di comunicazione secondo il celebre chef stellato, Alfonso Iaccarino. “Se una famiglia italiana beve in un pasto una bottiglia di vino di media qualità che costa 15 euro, perché mai si stupisce per i 15 euro del costo di una bottiglia di olio biologico che dura almeno due settimane?”. Un dilemma quello lanciato in modo retorico da Don Alfonso che è la vera chiave interpretativa del dilemma sul BIO (to BIO or not to BIO?) con cui si era aperto un Sabato delle Idee che si è chiuso con un plebiscito per l’investimento sul biologico sia come motore di sviluppo economico e occupazionale sia come garanzia per la qualità alimentare dei prodotti delle nostre tavole.