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Pandemia. non più differibili un piano nazionale di controllo del territorio e un piano nazionale di gestione del rischio, da rendere strutturale, anche per il futuro

Pandemia. non più differibili un piano nazionale di controllo del territorio e un piano nazionale di gestione del rischio, da rendere strutturale, anche per il futuro. Quattro mesi cruciali per la salvezza del nostro paese, in attesa del vaccino

di Raffaele Lauro

Foto Raffaele Lauro 1Appare ormai evidente, anche ai ciechi e ai sordi, dagli ultimi drammatici dati, in termini di persone infettate e decedute, che le misure restrittive adottate al Governo Conte risultano del tutto insufficienti a determinare una radicale inversione di tendenza della diffusione del contagio da Covid 19. Se la maggioranza del popolo italiano sta reagendo con senso di responsabilità, permangono minoranze di sciagurati che stanno, in totale incoscienza, diffondendo il contagio, attraverso i collegamenti ferroviari ed altri mezzi pubblici, metropolitane e autobus, nelle aree urbane e da Nord al Sud. Per cui nelle prossime ore e nei prossimi giorni potrebbe esplodere l’epidemia nel Mezzogiorno, nonostante le misure, anche drastiche, di contenimento e di controllo, varate dai governatori della Campania, della Puglia, della Calabria, della Basilicata e della Sicilia. Riusciamo ad immaginare cosa potrebbe accadere nelle strutture sanitarie di queste regioni? Sarà sufficiente affidarsi all’abnegazione di medici ed infermieri, ormai stremati, in presenza di strutture e mezzi inadeguati? Il governo si deciderà, finalmente, a “imporre” a tutti, più che a consigliare, comportamenti adeguati, bloccando la mobilità non strettamente necessaria, facendo presidiare il territorio nazionale dall’esercito e dalle forze di polizia, secondo un piano nazionale coordinato di controllo? Occorre il pugno di ferro, perché i matti in circolazione sono ancora molti, anzi moltissimi! Domanda: questo governo, o meglio sgoverno, ha predisposto, in due mesi di chiacchiere e di annunci inutili, un piano nazionale per la gestione del rischio, come chiedono esperti del settore, come Raffaele Attardi e Génseric Cantournet, mettendo a disposizione strutture e risorse adeguate, reperite con atti impositivi e straordinari? Un piano nazionale da rendere strutturale, per il futuro! La condizione ormai indifferibile, da realizzare nel più breve tempo possibile,  riguarda una filiera separata per la diagnosi e la cura dei malati del Covid 19, cioè strutture e personale dedicati allo scopo, separate dagli ospedali per la cura ordinaria, e mezzi dispositivi di protezione individuale per il personale adeguati e in numero sufficiente. Questo per ridurre il rischio di contaminazione crociata, perché se si infetta un ospedale o il personale sanitario o i medici di base, gli effetti a cascata saranno devastanti, con la distruzione di risorse insostituibili. Nella realizzazione di queste strutture non basterà più rispettare regole che garantiscano la separazione fisica o dei flussi, ma occorrerà osservare  requisiti tecnici precisi, come ad esempio dotare le strutture per il Covid 19 di camere bianche per il controllo della contaminazione, specifici impianti di climatizzazione e di tutti gli altri accorgimenti richiesti dalla normativa internazionale. Nel piano bisogna prevedere, inoltre, precisi requisiti da rispettare, anche per garantire la sicurezza del personale sanitario che non solo deve essere dotato di dispositivi di protezione individuale, che sono una cosa ben diversa dalle mascherine classificate come dispositivi medici, ma essere qualificato e reso edotto dei rischi e addestrato per il tipo di assistenza da fornire. Senza un urgente piano nazionale di gestione del rischio sarà impossibile realizzare questa filiera con caratteristiche diverse dagli ospedali tradizionali. Occorre inventariare tutto quello che c’è e che può essere immediatamente disponibile, prefabbricati pesanti, cercandoli ovunque anche fra quelli eventualmente disponibili per far fronte ad altre emergenze, immobili statali dismessi, caserme vuote, ospedali civili e militari sottoutilizzati e fare ciò che occorre per adeguarli subito a questo scopo. È un impegno notevole, ma urgente e necessario, comunque meglio che cercare spazi in ospedali inadeguati. Per quanto riguarda i dispositivi di protezione, il piano dovrà censire chi li produce in Italia e sostenerne l’ attività, perché strategica, e stabilire scorte minime ai vari livelli di fabbricazione, approvvigionamento, distribuzione e vendita, a prezzi controllati, per garantirne sempre la disponibilità. Il piano, inoltre, dovrà imporre a tutti gli enti locali, laddove non ancora costituiti, di attivare gruppi per la gestione del rischio, coordinati dai sindaci, che, nel rispetto della normativa nazionale e regionale, valutino le ulteriori azioni da sviluppare a livello locale, per gestire in modo sicuro e mitigare i danni causati da questa emergenza, partendo dalle esigenze degli anziani e delle fasce più deboli. E se, e Dio lo voglia!, si riuscirà ad invertire la tendenza della diffusione, nelle prossime settimane, con un piano nazionale di controllo del territorio e un piano nazionale di gestione del rischio, non si dovrà abbassare la guardia di un centimetro, almeno per i prossimi quattro mesi. Questo virus, che si evolve, è un mostro dai mille tentacoli ed è capace di insinuarsi ovunque, e anche di ripresentarsi in altre forme, con ricadute epidemiche ancora più gravi. Il vaccino arriverà, ma questi mesi che ci separano da un adeguato risultato farmaceutico di prevenzione, a livello di massa, sono determinanti per evitare la debilitazione fisica, morale ed economica nel nostro amato paese.