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L'intervento chirurgico

FotoMi è capitato più di qualche volta di sentire la domanda: “Professore, ma a che cosa serve la fede?”
A qualcuno, soprattutto a chi non ha fede, sembra qualcosa di superfluo, a qualche altro, invece, la fede sembra qualcosa di sentimentale senza conseguenze pratiche nella vita.
Io, vi confesserò, sperimento come la fede è la condizione essenziale per vivere e vivere bene.
Ricordo molti anni fa andai a trovare un amico in ospedale, gli chiesi come si sentiva il giorno prima dell’intervento chirurgico.
Con calma, ma con molta ansia, mi rispose: “I medici stanno continuamente a dirmi di stare disteso, di rilassarmi, di pensare ad altro, …”
E pianse …
Ma come si fa a pensare ad altro, quando sai che il giorno dopo ti apriranno il petto, andranno a toccarti il cuore, fermeranno anche per pochi attimi la tua circolazione?
“Basta una disattenzione – continuò l’amico – basta un errore del chirurgo o che il mio cuore non resista alla prova e io non mi svoglio più …”
L’amico che vi sto parlando non aveva nessuno vicino: tutti i parenti erano emigrati, c’era solo la mamma, molto malata e anziana.
Era solo e si sentiva solo.
Lo rassicurai, il giorno dopo gli promisi che sarei ritornato e sicuramente mi avrebbe raccontato tutto.
Il giorno dopo andai. Di buon mattino.
Le ore dell’attesa sono le peggiori, quella in cui sale la tensione, tristi pensieri si affacciano alla mente.
Vi assicuro la fede ci aiuta ad affrontare serenamente la vita, ci fa sentire sereni e ci fa sentire la presenza di Dio, padre amoroso.
Mentre aspettavo passa il mio amico in barella e sorridente mi dice: “Professore, sono tranquillo, sono in buone mani, sono nelle mani Dio”.
Alzai il pollice della mano destra e risposi: “Tranquillo, sarà sempre al tuo fianco”.
E quando la barella era ormai lontana piansi io.
A che cosa serve la fede?
A farci entrare nella dimensione di Dio, a farci sentire la presenza di Dio.
E’ un sentimento profondo del cuore.
Non si vede, ma si tocca, non si misura, ma c’è e la sua presenza cambia la vita.
Non solo nei momenti difficili, si capisce, ma sempre.
Mentre l’amico veniva operato io recitavo il versetto 2 del Salmo 131:

“Io resto tranquillo e sereno.
Come un bimbo in braccio a sua madre,
il mio cuore è quieto dentro di me,
perché confido in Te, Signore,
ora e per sempre”.

Nicola Incampo
Responsabile della CEB per l’IRC e per la pastorale scolastica.

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