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  • Categoria: Attualità
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Mal ci si adatta al caldo estremo

Mal ci si adatta al caldo estremo


Foto 250È indubbio che quella che stiamo vivendo è una delle estati più torride che abbiamo mai vissuto. I dati pubblicati recentemente dall’Istituto di Scienze dell’atmosfera e del clima (ISAC-CNR) sull’andamento in Italia delle temperature ci permettono di classificare (se il trend verrà confermato nei prossimi mesi) il 2022 come l’anno più caldo di sempre. Le temperature registrate fino lo scorso luglio hanno evidenziato un aumento di un +2,26 gradi sopra la media storica italiana dal 1800, cioè da quando vengono rilevali i dati. Stiamo vivendo, ormai è indubbio, un progressivo cambiamento climatico. La forte riduzione delle precipitazioni con conseguente siccità e prosciugamento di grandi e piccoli fiumi, la sempre più evidente tropicalizzazione delle piogge che si manifesta con la tendenza ad avere precipitazioni temporalesche brevi ma intense e violente, stanno conducendo da un lato ad una modifica dell’ambiente che ci circonda e dall’altro mettono a dura prova i meccanismi di adattamento del nostro organismo Ma come reagisce il nostro organismo a queste variazioni climatiche? Le alte temperature registrate negli ultimi mesi spesso associate ad alti livelli di umidità, forte irraggiamento ed assenza di ventilazione possono rappresentare un rischio, a volte anche serio, per la nostra salute. Uno degli aspetti più importanti di adattamento dell’uomo all’ambiente è la termoregolazione. Questa, comune a tutti gli animali a sangue caldo (mammiferi e uccelli), è la capacità che permette all’organismo umano di rispondere con opportuni adattamenti fisiologici a variazioni di temperatura (sia caldo che freddo) allo scopo di mantenere relativamente stabile la temperatura corporea interna. Per funzionare correttamente il nostro organismo deve mantenere una temperatura costante, intorno ai 36-37 gradi. In caso di caldo eccesivo si attivano diversi meccanismi compensatori: - sudorazione con evaporazione di sudore con conseguente raffreddamento della superficie corporea; - dilatazione dei vasi sanguigni periferici con aumento dell’irrorazione dei tessuti periferici, ai quali è deputato il compito di cedere il calore all’ambiente circostante; - aumento della frequenza respiratoria con eliminazione di calore attraverso il respiro; - diminuzione di alcune funzioni e attività quali attività motoria, appetito, secrezione di alcuni ormoni al fine di rallentare il metabolismo e, quindi, la produzione di calore. Quando le condizioni di temperatura, umidità, irraggiamento sono particolarmente dure il sistema di termoregolazione non funziona correttamente, non riusciamo a disperdere, pertanto, il calore eccessivo e compaiono disturbi che nei casi meno importanti consistono in disidratazione, astenia, debolezza e crampi muscolari. In aggiunta al rialzo delle temperature ciò di cui bisogna particolarmente temere è un contemporaneo aumento del tasso di umidità relativa. Spesso, infatti, capita di sentire dire: “l’umidità è peggiore del caldo”. In effetti questa affermazione trova serie basi scientifiche. Il sudore, infatti, che sviluppiamo con l’aumento delle temperature esterne, per raffreddare il corpo attraverso i pori della cute deve evaporare; in altre parole le molecole d’acqua del nostro sudore devono essere assorbite dall’aria che ci circonda. L’aria, però, non può trattenere una quantità infinita di acqua, per cui superata una certa soglia di umidità esterna (definita con il termine di umidità relativa e misurata in percentuale), non può assorbire molta altra acqua, neanche quella del nostro sudore, e questo dà quel senso, particolarmente fastidioso, di bagnato e appiccicaticcio della nostra pelle con il relativo senso di aumento della temperatura percepita del corpo umano. Possiamo, pertanto, ritenere valida l’affermazione che più che il caldo è il relativo rapporto tra temperatura esterna e grado di umidità relativa ad influenzare il livello di confort percepito. La letteratura scientifica è concorde nel ritenere valori di temperatura tra i 20-25C e di umidità relativa tra i 40-60 % come condizioni adeguate per un buon confort degli esseri umani. Alla luce di quanto detto è facile comprendere come e perché in questa calda estate possiamo, a volte, sentirci accaldati, particolarmente sudati, stanchi, inappetenti, sintomi questi messi in atto dal nostro sistema di termoregolazione per rispondere all’aumento della temperatura esterna. La condizione più seria che si può sviluppare, nelle condizioni in cui il nostro sistema di termoregolazione non riesce a rispondere in modo adeguato ai cambiamenti ambientali e disperdere il calore eccessivo, è il colpo di calore. Il colpo di calore non va confuso con il colpo di sole che, conosciuto anche con il termine di insolazione e manifestandosi pur con sintomi simili, si sviluppa esclusivamente ad una eccessiva esposizione ai raggi solari. Il colpo di calore, invece, può manifestarsi anche al chiuso ed legato, invece, ad un mix di fattori e variazioni climatiche. Il colpo di calore è accompagnato da aumento della temperatura, fino anche ai 41- 42 gradi, forte disidratazione con forte confusione mentale, cefalea ingravescente, calo della pressione arteriosa e perdita di coscienza. In generale, le condizioni di caldo estremo che stiamo vivendo in questa estate torrida rappresentano un po’ per tutti un rischio per la salute, ma i soggetti più esposti sono quelli che presentano una limitata capacità di termoregolazione fisiologica. Il Ministero della Salute con l’apporto tecnico-scientifico del Centro di competenza nazionale (CCN) garantisce il monitoraggio delle condizioni metereologiche associate ad un rischio per la salute; elabora quotidianamente bollettini previsionali ed è pronto a lanciare allarmi alle strutture sociali e sanitarie allorquando le condizioni di caldo eccessivo si prolunghino per più giorni. Lo scopo principale è proteggere soprattutto quegli individui che sono più a rischio e che devono, più di altri, mettere in atto comportamenti protettivi. Tra questi possiamo considerare neonati e bambini al di sotto dei quattro anni in quanto la superficie corporea attraverso cui si suda è più limitata rispetto ad un adulto ed hanno un sistema di termoregolazione ancora immaturo. Ciò comporta la possibilità che temperature elevate possono dar luogo a disidratazione, problemi respiratori e cardiologici. Di converso anche l’età avanzata rappresenta una condizione di rischio. Gli anziani hanno una ridotta capacità di sudorazione, avvertono meno il senso della sete per cui fanno fatica a disperdere il calore e possono andare incontro più facilmente a stati di disidratazione. La gravidanza è un’altra condizione che può intervenire sia per un aumento di produzione di ormoni e quindi del metabolismo (aumento della temperatura corporea interna) e sia per un aumento del peso corporeo a determinare una percezione maggiore del caldo. Ma, al di là di questi, attenzioni e comportamenti protettivi in questa torrida estate vanno adottati un po' da tutti, in quanto tantissime condizioni quali attività lavorative, attività sportive anche moderate, stati preesistenti di malattie croniche, eventuale assunzione di farmaci, possono intervenire nel determinare una maggiore percezione di caldo, mettere a dura prova il nostro sistema di termoregolazione e produrre vari gradi di stadi di malessere.


Dott. Salvatore Belardo
Medico chirurgo