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Trecase. Al Santuario parrocchiale “S. Maria delle Grazie e San Gennaro”, nel giorno della “Solennità dell’Ascensione”, la Celebrazione Eucaristica presieduta da S. Ecc. Mons. Antonio Di Donna, Vescovo di Acerra

Trecase. Al Santuario parrocchiale “S. Maria delle Grazie e San Gennaro”, nel giorno della “Solennità dell’Ascensione”, la Celebrazione Eucaristica presieduta da S. Ecc. Mons. Antonio Di Donna, Vescovo di Acerra

Foto 250Stamattina a Trecase al Santuario parrocchiale “S. Maria delle Grazie e San Gennaro”, gremito di fedeli, nel giorno della “Solennità dell’Ascensione”, si è tenuta la Celebrazione Eucaristica, presieduta da S. Ecc. Mons. Antonio Di Donna, Vescovo di Acerra e Presidente della CEC (Conferenza Episcopale Campana), con la partecipazione di mons. Salvatore Esposito della Diocesi di Napoli, don Salvatore Scaglione e di Francesco Ranieri, rispettivamente parroco e diacono del Santuario di San Gennaro in Trecase. La Celebrazione Eucaristica è stata occasione per il conferimento del sacramento della Confermazione per oltre quindici cresimandi; la S. Messa è stata, inoltre, allietata dal canto della Comunità San Paolo del Movimento del Rinnovamento nello Spirito di Ercolano.

Nella sua omelia S. Ecc. Mons. Antonio Di Donna, rivolgendosi ai fedeli ed in particolare ai cresimandi, ha sottolineato come in questa settima domenica di Pasqua, la Chiesa dedica una festa particolare, quaranta giorni dopo Pasqua e prima di Pentecoste, la “Solennità dell’Ascensione”. “Voi ragazzi che oggi ricevete il sacramento della Cresima, ricevete lo spirito di Gesù. Infatti, la Confermazione è un sacramento che esprime la discesa dello Spirito Santo sui credenti tramite l’imposizione delle mani da parte degli apostoli e dai loro successori, i vescovi. È la continuazione del Battesimo e della Prima Comunione, è un Sì pronunciato con il cuore rivolto a Dio. Con questo sacramento accogliamo, oggi voi accogliete lo Spirito Santo nel vostro cuore e lo lasciate agire”.

La liturgia della parola di oggi ci ricorda quello che Gesù fece e insegnò dagli inizi fino al giorno in cui fu assunto in cielo, dopo aver dato disposizioni agli apostoli che si era scelti per mezzo dello Spirito Santo. Egli si mostrò a essi vivo, dopo la sua passione, apparendo loro e parlando delle cose riguardanti il regno di Dio. Mentre si trovava a tavola con essi, ordinò loro di non allontanarsi da Gerusalemme, ma di attendere l'adempimento della promessa del Padre. Quelli, dunque, che erano con lui gli domandavano «Signore, è questo il tempo nel quale ricostituirai il regno per Israele?». Ma egli rispose: «Non spetta a voi conoscere tempi o momenti che il Padre ha riservato al suo potere, ma riceverete la forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi, e di me sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samarìa e fino ai confini della terra».

Ma cosa vuol dire Ascensione? Con un’immagine mi piace vedere la storia dall’inizio – prosegue mons. Di Donna – l’universo non è eterno, noi crediamo che tutte le risorse sono eterne;Foto 1 250 lo sviluppo è limitato e questo dovrebbe farci essere più attenti alla conservazione e alla tutela dell’ambiente. Mi piace pensare ad un film, un film in tre tempi. Il primo tempo, quello lungo millenni, va dall’inizio fino alla nascita di Gesù; un tempo che ha visto l’avvicendarsi di grandi e diverse culture e anche quello di un piccolo popolo di Israele. Poi c’è il secondo tempo del film, brevissimo, durato poco più di trenta anni. Il tempo quello di Gesù; San Paolo lo chiama “la pienezza dei tempi”. Infatti, è l’evento più importante di tutta la storia. Il terzo tempo del film è quello che va da quando Gesù ascende al Cielo; quello che viviamo oggi con la solennità dell’Ascensione fino alla fine, è tempo aperto. In questo tempo ci siamo noi; è il tempo dello Spirito, della Missione. Voi giovani vi inserite in questo terzo tempo del film perché l’Ascensione ci deve far comprendere che, se non vediamo fisicamente Gesù, Dio è comunque sempre presente. Anche se Gesù di Nazaret è morto, una morte fisica, non è finito tutto, perché non è finito il gruppo, la comunità che ha fondato e che vive nei secoli. Gesù crea un’assenza, lascia un vuoto nei suoi discepoli, ed è proprio lì che può entrare lo Spirito. A noi l’esperienza di un’assenza o di un vuoto non piace perché ci fa sentire terribilmente fragili. Vorremmo avere sempre certezze. Siamo spaventati dal vuoto, dall’assenza, dalla mancanza; eppure, il vuoto, l’assenza e la mancanza non sono per forza qualcosa di negativo. A volte sono lo spazio dentro cui può entrare il Signore. Oggi noi, come gli undici discepoli sulla montagna, lo adoriamo e riaffermiamo la nostra obbedienza al suo comando missionario. Egli sembra assente ma è in realtà è sempre presente tra di noi. È per questo che si è fatto uomo nel seno della Vergine Madre, per essere il Dio con noi fino alla fine del mondo.

                                                                                                                                                                                                                           Francesco Manca