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  • Categoria: Attualità
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“Il sommo sacerdote Anna” di Nicola Incampo

Il sommo sacerdote Anna” di Nicola Incampo

Foto Nicola Incampo 1Ricordo quando sono stato in Terra Santa di aver ammirato con ammirazione i ruderi degli edifici che sorgevano nella “città alta” di Gerusalemme.

La guida ci spiegava con precisione dove si trovavano i palazzi delle persone più ragguardevoli e benestanti.

Ricordo che mi incantai a vedere le cisterne fuori uscite dagli scavi archeologici, quelle ampie piscine, ornamenti preziosi che ricordavano i ricchi proprietari.

E a pensare che proprio da lì passò la squadra di soldati che conduceva Gesù al palazzo di Anna.

Ecco, oggi voglio fare una riflessione su questo astuto e intrigante personaggio.

La storia ci dice che Anna era l’uomo più potente di Gerusalemme.

Anna era un sadduceo che si era arricchito e che abilmente aveva sfruttato le sue ricchezze per intessere una fitta rete di relazioni con persone influenti.

Immaginate che nel 6 d.C. quando Quirinio, prefetto della Siria, aveva ordinato il censimento, il sommo sacerdote allora in carica, certo Ioazar, si era opposto e Quirinio lo aveva deposto facendo eleggere Anna che si era sempre dimostrato buon amico dei romani.

Dopo qualche anno, e precisamente nel 15 d.C., il procuratore Valerio Grato aveva deposto il sommo sacerdote Anna, ma ormai il potere della sua famiglia si era consolidato.

Infatti si era assicurato l’appoggio delle principali cariche del Tempio facendo in modo che le tutte le cariche fossero affidati a membri della sua famiglia.

La storia ci dice anche che deteneva il monopolio del commercio degli animali destinati ai sacrifici.

È inutile dire che non era andato in pensione, ma era diventato “presidente onorario” del Sinedrio.

E nell’ombra continuava a manovrare la politica giudaica.

Oggi diremmo che era “un burattinaio”, che nascosto teneva in mano i fili che facevano ballare a suo piacimento gli uomini che rivestivano le cariche più alte.

Naturalmente tra questi c’era Caifa, suo genero, che durante il processo a Gesù era sommo sacerdote.

Giuseppe Caifa aveva sposato la figlia di Anna ed era entrato a far parte della famiglia che dominava a Gerusalemme.

La condanna di Gesù era gradita a tutti del Sinedrio, o quasi tutti.

Infatti i capi del Sinedrio avevano trovato una soluzione: bastava far confessare Gesù.

Bastava interrogarlo con decisione, trovare testimoni corrompibili, esercitare pressioni sui romani.

I Vangeli ci dicono che Gesù non rispose a nessuna domanda.

Allora il sommo sacerdote interrogò Gesù e gli fece la domanda: “Sei tu il Messia, il Cristo, il Figlio di Dio Benedetto?”

Gesù rispose: “Sì, sono io”.

Allora il sommo Sacerdote si strappò le vesti e disse: “Non c’è bisogno di altri testimoni, ormai! Avete sentito le sue bestemmie. Qual è il vostro parere?

E tutti decisero che Gesù doveva essere condannato a morte.

 

Nicola Incampo

Responsabile della Conferenza Episcopale

di Basilicata per l’IRC e per la pastorale scolastica