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Pasquale Squitieri e Gigi Di Fiore: due autori uniti da un comune impegno civile e culturale per una reale lettura del nostro Risorgimento
Pasquale Squitieri e Gigi Di Fiore: due autori uniti da un comune impegno civile e culturale per una reale lettura del nostro Risorgimento
Intervista al noto giornalista Di Fiore, intervenuto alla proiezione del film su Squitieri
Abbiamo incontrato il giornalista Gigi Di Fiore a Napoli, al Blu di Prussia-Fondazione Mannajuolo, in occasione della proiezione del
Documentario Rai “Pasquale Squitieri, il vizio della Libertà”, scritto e diretto da Ottavia Fusco Squitieri e prodotto da Piebald Film di Giulietta Revel. A Di Fiore, inviato speciale ed editorialista de “Il Mattino”, Premio “Guido Dorso” nel 2011, autore di numerosi volumi di successo dove sono stati focalizzati, attraverso sempre una rigorosa ricerca storica, in particolare, i fenomeni malavitosi di Napoli e del Sud quali la Camorra, la Storia del Mezzogiorno, il Regno delle Due Sicilie, il Brigantaggio post unitario, il Risorgimento ed il suo Revisionismo, tutte problematiche che trovano particolare inerenza anche con quanto realizzato nel cinema da Pasquale Squitieri. A Gigi Di Fiore abbiamo rivolto alcune domande sul suo incontro con Squitieri e sulla sua attività di scrittore.
D. Con Squitieri, di cui sei stato amico e con il quale hai avuto numerosi incontri di riflessione e condivisione, quale giudizio puoi darmi della sua filmografia dedicata ai fenomeni criminali del nostro Sud?
R. Pasquale si è caratterizzato nel suo percorso artistico almeno per un paio di film che sono stati i primi a parlare, negli anni ’70, della camorra, quali Camora e I Guappi che ho citato più volte anche nei miei lavori perchè non solo c’è un eccezionale Fabio Testi, ma anche e soprattutto un rifarsi a testi storici come quello di Ferdinando Russo, di Ernesto Serao e a quella che è stata la fonte del processo Cuocolo e quindi della camorra dell’800, inizio ‘900. Quindi lui è stato un raccontatore della Napoli di quel periodo, ma anche un regista che ha voluto e saputo denunciare una serie di fenomeni, osservati, anche in questa direzione, al di là della solita oleografia.
D. Il film “Li chiamarono briganti…” raccontano le vicende del nostro Risorgimento da una visione più di annessione che di unità attraverso talvolta una vera e propria guerra civile, in questa direzione si è registrata con lui una comune condivisione della storia?
R. Ricordo ancora la serata dell’anteprima al teatrino di corte di palazzo reale, a Napoli, dove fu proiettato il film che fu uno dei primi a raccontare, in maniera cruda, il fenomeno del brigantaggio con le stragi eseguite dall’Esercito con il massacro delle popolazioni civili. Purtroppo il film ebbe un destino di produzione ed economico poco felice, avrebbe certamente meritato più successo e più seguito perchè è stato un film di denuncia, vero e realistico. Ricordo ancora che Pasquale mi invitò a quella prima a palazzo reale dopo essere stato tra i relatori di un mio libro proprio sul brigantaggio, al Circolo della Stampa di Napoli. Pasquale era relatore insieme a Riccardo Pazzaglia ed Enzo Siniscalchi che all’epoca era componente della commissione cultura della Camera. Fu naturalmente un dibattito molto animato, la sala affollatissima anche per l’autorevolezza dei relatori. Pasquale non condivise e contestò con particolare veemenza alcune dichiarazioni di Siniscalchi e diede una definizione dell’eccidio di Pontelandolfo che ho poi usato anche nei miei libri successivi, affermò che in quella occasione fu eseguito dall’esercito italiano, nei confronti della popolazione civile di Pontelandolfo, un diritto di rappresaglia configuratosi come un vero e proprio delitto di massa.
D. Quindici anni fa, nel 2011, hai ricevuto, in Senato, il Premio Dorso, da allora il tuo impegno culturale civile è proseguito con larghi consensi di pubblico e di critica ed hai raggiunto nuovi traguardi con altri ambiti riconoscimenti, quale sarà il prossimo saggio storico a cui stai lavorando?
R. Sto lavorando attualmente alla terza edizione aggiornata di una storia del Napoli, dopo le prime due che sono andate esaurite. E’ una storia del Napoli che è una storia della città raccontata attraverso il calcio e viceversa che uscirà, a marzo, sempre per Utet che è ormai un marchio Mondadori. Ho anche in preparazione un altro lavoro sulla nostra Napoli Capitale, di cui per ora non posso svelare nulla perché è un lavoro che sarà edito sempre da Utet tra qualche mese.
Giuseppe De Girolamo