- Categoria: Attualità
- Scritto da alla redazione
- Visite: 267
L’urlo del Vesuvio arriva nel NordEst: nuova consacrazione letteraria per Giovanni Taranto
L’urlo del Vesuvio arriva nel NordEst: nuova consacrazione letteraria per Giovanni Taranto
Tra fumi di zolfo e nebbie friulane: il Premio PordeNoir celebra la "Miglior Serie Noir" italiana. Un trionfo che nasce dalle radici di Torre Annunziata.
C’è un’estetica della ferocia che solo chi è nato alle falde del Vesuvio può maneggiare senza bruciarsi. Il 25 marzo scorso, all’Hotel Santin di
Pordenone, quella stessa forza primordiale è diventata letteratura altissima. Giovanni Taranto, figlio di Torre Annunziata e custode dei segreti più oscuri della cronaca nera campana, ha ricevuto il Premio Nazionale PordeNoir per la “Miglior Serie Noir italiana”. Non è stato solo un tributo alla carriera, ma il riconoscimento di una nuova grammatica del delitto, dove la "Vesuvianità" si spoglia dei cliché per farsi tragedia greca.
Il fulcro del successo è l'ultimo, magnetico capitolo della saga: La chianca (Avagliano Editore), opera d’arte tra carne e fango. Il titolo, sferzante come un colpo di mannaia, evoca la macelleria, ma la scrittura di Taranto la trasforma in un’installazione artistica di dolore e verità. Come sottolineato dall’avvocata Piera Tartara durante un dibattito denso di riflessioni etiche, il romanzo non si limita a narrare: seziona.
Il Capitano Mariani si muove in un paesaggio che è quasi un personaggio a sé stante: i "fianchi neri del Vesuvio", dove una farfalla blu simboleggia l'orrore della tratta delle donne. Tra appalti miliardari per la depurazione del Golfo e la caccia a un killer sgozzatore, la narrazione si dipana attraverso un "coro" di voci — magistrati, giornalisti, carabinieri — che Cecilia Scerbanenco ha elevato a esempio di realismo assoluto. La lingua di Taranto è un impasto magmatico di napoletano viscerale, romano tagliente e burocratismo asettico: una polifonia che ha portato i suoi libri fino alle prestigiose biblioteche di Harvard e Princeton.
Il Rigore del "Grand Master": La Scrittura come Disciplina Marziale
C’è un aspetto quasi plastico nel modo in cui Taranto costruisce le sue trame. Grand Master 8° Dan di Taekwondo e 5° Dan di Hapkido, l'autore infonde nella pagina la stessa precisione coreografica e la stessa gestione del tempo proprie del combattimento. È questa disciplina — unita a una carriera da giornalista investigativo di punta (fondatore di Metropolis Network e direttore di Metropolis TV) — che gli permette di guardare nell'abisso senza cedere al sensazionalismo.
L'impegno civile dell'autore, già Presidente dell’Osservatorio anticamorra oplontino e oggi vicepresidente della Commissione legalità dell’OdG Campania, è emerso con forza durante il seminario a Trieste sui rischi del giornalismo d'inchiesta. Il ricordo di Giancarlo Siani, amico e collega di Taranto ucciso nell'85, evocato insieme a Paolo Siani, ha ricordato a tutti che per Taranto il noir è una missione di riscatto per la propria terra.
Un Ponte tra Culture: Da Pordenone a Nisida
L'accoglienza pordenonese è stata eccezionale e affettuosa. Alla presenza dell'Assessore Emilio Badanai Scalzotto, del Presidente di PordeNoir Alessandro Pazzaglia (con il direttivo Fadalti, Pertegato, Saitta) e della Fondazione Santin (Franca Benvenuti e Giovanna Santin), il pubblico ha celebrato una serie che parla ai ragazzi di Nisida con la stessa autorevolezza con cui conquista i critici letterari.
Dalle Librerie.coop di Udine al Circolo della Stampa di Trieste, con interlocutori come Cecilia Scerbanenco, Pietro Spirito e Pierluigi Sabatti, il tour ha confermato che la trilogia — La fiamma spezzata, Requiem sull'ottava nota (Premio Mistery) e Mala fede (Premio Massa anche per la miglior serie crime) — ha trovato ne La chianca la sua sintesi perfetta. Giovanni Taranto ha dimostrato che la "Vesuvianità" non è un limite geografico, ma un’eccellenza artistica capace di raccontare le piaghe del mondo con la potenza di un vulcano e la precisione di un bisturi.