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Napoli accoglie gli Etruschi al MANN

Corredi meravigliosi per ricordare la vita vissuta

Napoli accoglie gli Etruschi al MANN

Reperti curiosi e interessanti sono esposti al pubblico per la prima volta

image Locandina 250La realtà etrusca italiana non è concentrata al centro/nord. L’affascinante mostra, allestita con eleganza nelle sale nel museo archeologico campano, sottolinea la presenza invece un unicum culturale, evidenziando le sue emergenze e peculiarità in regioni diverse. La Campania, il Lazio, l'Umbria e la Toscana hanno ognuna una storia etrusca da mettere in luce. Raccontare un popolo mediante oggetti che appartengono soprattutto a corredi tombali è la sfida alla quale rispondono i due illustri curatori di questa interessante mostra che il museo Archeologico di Napoli offre, per circa un anno, all'attenzione degli spettatori e degli appassionati.

Il riflettore punta su una zona forse meno nota dell'Italia nella quale si sviluppa una speciale identità etrusca. Si tratta del territorio della Dodecapoli, che fa capo soprattutto a Cuma e all'ambito legato alla ricca città campana, e i cui materiali sono presenti nel museo ospitante.

La bellezza del territorio di Cuma, la sua elevazione in vista mare, i venti che l’avvolgono di continuo, fa di questo luogo un simbolo della magia legata a questa misteriosa popolazione indoeuropea. E in questo luogo si insediarono

Paolo Giulierini, che è direttore del Museo Archeologico Nazionale di Napoli, ci racconta di questa koinè culturale che è trasversale ai luoghi e che unisce le varie tipologie tipiche dell’icnografia, della coreutica e dell'architettura, in un unico grande mondo linguistico, fatto di tasselli facilmente raccordabili e identificabili. Inoltre - sottolinea il direttore - è importante evidenziare le belle collezioni etrusche già presenti nel museo, che in quest’occasione meritano una speciale attenzione. Giulierini, che dirige con successo il museo napoletano da alcuni anni ed è stato riconfermato nel 2019 in questa carica, è nato, non a caso a Cortona, si è laureato in archeologia, specializzato in etruscologia nell'Università di Firenze, ed è stato direttore del Museo dell'Accademia Etrusca e della sua città. Valentino Nizzo, l'altro curatore della mostra, è invece nativo dell’umbra Todi, e dopo la laurea ha conseguito la specializzazione in archeologia etrusca, sottolineando il confronto tra archeologia e antropologia e ponendo l'accento proprio sull'ideologia funeraria e i valori sociologici della comunicazione archeologica. L’esposizione resterà aperta sino al prossimo 31 ottobre e presenterà al pubblico seicento reperti, alcuni di essi, circa duecento opere, saranno visibili per la prima volta in occasione di questo evento. La manifestazione nasce anche dalla rete scientifica stabilita con il Parco Archeologico di Pompei nel quale è stata presentata una prima tappa della ricerca.

L’esposizione presenta una serie di vasi di varia tipologia, dalle nere suggestioni del bucchero alla terra sigillata: dalle anfore ai crateri, dai kilix agli oinocoe; produzioni che abbracciano un arco temporale di circa sei secoli. L'intento è di indagare sulle fondamenta storiche di questa popolazione, la cui grandezza derivava anche dal controllo delle risorse che, come ricordava lo storico greco Polibio, attraversa una direzionale nord/sud. Si parte dal XII secolo, nei reperti più antichi fino ad arrivare Iva sec. a.C. Arricchisce ulteriormente la mostra uno straordinario gruppo di materiali dal Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia: stiamo parlando del corredo della celeberrima Tomba Bernardino da Palestina (675-650 a.C.) per la prima volta esposto accanto alla Tomba Artico 104 di Duma dell'VIII sec. a.C., congiungendo idealmente l’area etrusco-laziale a quella campana in un periodo cruciale della storia Mediterranea. Di grande valore estetico anche le bellissime lastre in terracotta provenienti da Velletri, che erano collocate nel Tempio delle Stimmate, datate VI sec. A.c., e che sono uno dei pezzi forti della mostra. Le eleganti figure in bassorilievo, poste di profilo sono abbigliate con la tebenna tipico mantello tondeggiante, indossato da uomini e donne come una casula, e caratteristico dell’abbigliamento etrusco. Una delle figure impugna il caduceo, serpente attorcigliato attorno a un’asta, che rimanda alla figura di Turms, la divinità etrusca assimilabile a Ermes. Le immagini rappresentano una processione con bighe e cavalli alati, o scene celebrative con personaggi seduti. Il modellato si presenta tondeggiante e compatto; la luce scorre piana ad avvolgere i personaggi, mentre lo sfondo non presenta connotazioni paesaggistiche. La mostra “Gli Etruschi e il MANN” è organizzata da Electa.

Da lunedì 16 marzo 2020 e fino al 31 maggio 2021 al Museo Archeologico Nazionale di Napoli, la mostra “Gli Etruschi e il MANN”, a cura di Paolo Giulierini e Valentino Nizzo.

 

Alessandra Cesselon