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“Vissuti Mediterranei” al CMA – Vomero - Napoli

“Vissuti Mediterranei” al CMA – Vomero - Napoli

 

10 Controcopertina Vissuti Mediterranei 300Sabato 8 ottobre 2022, alle ore 17.30, al CMA (Centro Musica Arte), Via Cilea, n. 64, Vomero – Napoli, è stata inaugurata la mostra, curata dal sociologo e critico d’arte Maurizio Vitiello, intitolata “VISSUTI MEDITERRANEI” con opere di: Beatríz Cárdenas, Biagio Cerbone, Alessandro Del Gaudio, Maria Pia Daidone, Samuel Di Mattia, Vittorio Fumasi, Natallia Gillo Piatrova, Alessandra Lama, Franca Lanni, Alessandro Maio, Emidio Mastrangioli, Mauro Molinari, Viviana Pallotta, Silia Pellegrino, Monica Samaria, Giovanna Savona, Aurelio Talpa, Valter Vari.
Nell’ambito delle attività del CMA, di Napoli, si sviluppa quest’esposizione, per giuste comparazioni e acquisizioni, a favore di chi frequenta questo spazio vomerese - brillantemente indirizzato da Daniele Gogliettino -, ed è interessato alla pittura, alla scultura, alla grafica, alla digital art, alla fotografia, alla scultura ..., nonché alla musica, per poter comprendere le ultime istanze di un gruppo di artisti e di artiste, attivi e attive, da tempo, nel campo delle arti visive contemporanee.
Catalogo in distribuzione con poesia inedita di Antonio Spagnuolo.
La mostra resterà aperta sino a venerdì 28 ottobre 2022; orario: lunedì-venerdì:16-20; su richiesta per visite al mattino, telefonare al: 380.141.69.60

Scheda della mostra, a cura di Maurizio Vitiello:

VISSUTI MEDITERRANEI

Nell’ambito delle attività del CMA, di Napoli, si sviluppa quest’esposizione, per giuste comparazioni e acquisizioni, a favore di chi frequenta questo spazio vomerese - brillantemente indirizzato da Daniele Gogliettino -, ed è interessato alla pittura, alla scultura, alla grafica, alla digital art, alla fotografia, alla scultura ..., nonché alla musica, per poter comprendere le ultime istanze di un gruppo di artisti e di artiste, attivi e attive, da tempo, nel campo delle arti visive contemporanee.

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Questa mostra vede insieme, dopo vari blocchi dovuti al lockdown per problemi dovuti al Covid-19, artisti di diverse regioni italiane, e non solo, che presentano opere in cui sensibilità e motivi di ricerche sono declinati in diversi codici linguistici.
La linea dinamica e vitale dell’arte contemporanea non scema e se si controllano gli studi dei vari segmenti, opportunamente esaminati, approfonditi e analizzati, rileviamo che ci confortano.
Alcuni artisti hanno forti crediti alle spalle e altri stanno rinnovandosi, ripercorrendo, dopo pause temporali per molti motivi, le strade dell’arte, che non hanno intenzione di dimenticare.
Si propone, quindi, come collettiva di prospettiva in cui sono lanciati messaggi da perlustrazioni di “vissuti mediterranei”.
Simboli e figure, astrazioni multiple comprendono respiri e slanci di una mediterraneità e colori e segni posizionano un ventaglio di interpretazioni.
Emergono una coscienza di rilievi e un insieme di proiezioni di vita, nonché si delinea un positivo incontro di comuni esperienze di motivi culturali, differenziati da intervalli di tagli molteplici di riflessioni.
Si notano, tra l’altro, autentiche forze creative sorgive e nonostante le problematiche ai confini dell’Europa - tuttora presenti nel momento in cui scriviamo - s’insegue un’armonia, nonché la voglia di un equilibrio esistenziale.
Su dati memoriali sono state sviluppate essenziali e proficue registrazioni e alimentate talune resilienze, che incanalano la coscienza del mutamento.
Questo momento espositivo ci permette di ricontrollare l’arte azionata da un tema e, nonostante il Covid-19 con tutte le sue varianti, da Delta a Omicron 1, 2, 3, 4 e 5, ... si ridetermina un significativo “corpus”, agitato dalla frontiera di un’inarrestabile voglia di esserci.
Gli artisti “entrano” nel mondo e colgono le “plurime identità” e declinano coscienti operazioni in vari codici linguistici, rilanciando basi formative e riassunti delle esistenze.
Fondamentalmente, emergono pagine di sequenze sociologiche e moti di pulsazioni e vibrazioni, che analizzano il presente e, talvolta, anticipano orientamenti futuri.
Accenti di novità e/o riprove di scattanti indirizzi e di controlli e orientamenti riescono a trapassare incontri per corroborare parabole visive.
Questa pubblicazione può, senz’altro, offrire spunti di lettura sulle varie e diverse interpretazioni del nostro mondo attuale e comprendere le opportunità e i limiti della creatività.
Varchi riepilogativi e stesure autentiche di immagini sono riassumibili e ci potremmo rendere conto della posizione dell’arte contemporanea in Italia, ma non solo, quanto posizioni da rivedere e utilmente migliorare con attendibili richiami e conferme.
L’anno 2022 rivede in campo gli artisti e la loro voglia di posizionarsi nei confronti del pubblico e con una base rinnovata e di accertamenti.
Questa rassegna presenta diversi segmenti, dalla fotografia alla grafica, dalla pittura alla scultura, dalla ceramica alla digital-art e altro ancora, tra nomi storicizzati, consolidati ed emergenti.
Sicuramente, questo breve spaccato, ragguardevole e significativo “corpus”, aggettiva un periscopico controllo su momenti vissuti e filtrati dall’arte contemporanea.
Il catalogo, a corredo, assicura una memoria sui vari codici linguistici di artisti e artiste, provenienti da varie latitudini.
La frontiera della creatività non è stata colpita da battute d’arresto; anzi, proprio il ripetuto lockdown e il conflitto ai confini dell’Europa sono stati, stranamente e straordinariamente, gli involontari e imprevisti supporti, nonché i volani perché i creativi replicassero con produzioni più determinate, più incisive, più autentiche.
Si potranno cogliere algoritmi di passioni, interessi simbolici, “divertissement” metaforici, pensieri allegorici, nonché convincenti originalità, un tempo nascoste, intime, domestiche, utili.
Emergono, quindi, idee, concetti, dottrine estetiche con la portata di valore di azione e di innovazione, che marcano e riannodano il solco tra arte e vita.
Nel dettato della vita c’è la felice combinazione dell’imperio del canale indispensabile dell’arte.
Segmenti, angoli, triangoli, frammenti eccellenti dell’umanità invisibile ci ricordano che l’arte è, fondamentalmente, azione formativa pedagogica e si manifesta come accettabile e congrua partecipazione sociale, nonché formidabile viatico dell’esistenza, incoraggiamento, conforto analitico e certificata ed energica sorgente di sicurezza per sfidare il futuro, sempre più incerto, oggi più di ieri, per svariati motivi.
In questo spazio del CMA un “focus” attendibile batte in una parabola dello “status” dell’arte italiana, e non solo, grazie a presenze, che frequentano con assiduità le nuove frontiere visive.
Gli artisti, “viaggiatori dell’anima”, esplorano “le variegate identità del mondo” e, nel loro capitale di esperienze, puntano a “nuove centralità di ricerche”.
La coscienza dell’artista, che declina conoscenza ed esperienza in vari codici linguistici, rilancia vicende istruttive e incentivi dell’esistenza nello spettro di verifica di assetti di sostegno analitico.
Un appropriato “sentiment”, agganciato e collegato a un “esprit”, può riprogrammare l’arco delle frontiere visive, tessute da segmentazioni, frazioni, inquadrature, segnature, segni, segnacoli, sottolineature, striature, plasticità, risalti, rilievi, duttilità, incisioni, intagli, luci, tagli, angolazioni, spacchi, squarci, agglutinazioni, distingui, purezze, concrezioni materiche, pulsazioni informali, campiture lievi, campi cromatici intensi, elevate astrazioni; insomma, quest’ampio e agglutinante ventaglio visivo riesce a cribrare e a corroborare lo stadio di “confronti e dialoghi sulla contemporaneità”.

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Beatríz Cárdenas con “Purple rain”, scultura in legno, colori acrilici e vernici, cm. 35 x 45, del 2022, partecipa a questa rassegna di multiple voci confermando la sua attenzione verso il mondo plastico e la sua intenzione a percorrere altre strade dell’arte. Così, continua, tra pittura e produzione plastica, a determinare estrinsecazioni e acute estroflessioni cromatiche e a regolare con nitida partecipazione uno “status” emotivo pregevole. Nell’esclamare colori, rinforzare tagli, specificare linee frecciate prosegue con avveduta e meditata forza. Beatríz Cárdenas continua nel suo percorso geometrico-spaziale sino a rendere cromie in “farfalle di luce” e tagli in contrappunti di resilienze estetiche, che connettono dispositivi bilanciati tra àncora e ala. Gli ultimi esiti della sua produzione nel 2022 sono stati apprezzati, anche, alla BeneBiennale di Benevento, allestita nella monumentale “Rocca dei Rettori,” e alla XLIX Edizione del Premio Sulmona. 0

Biagio Cerbone motiva una fluidità espressiva, tutta sostanziata da colorazioni ludiche e ci trasporta in un immaginario insolito. Le sue rese pittoriche risultano studi di un divenire tra fantasia e realtà. Certamente, intende proseguire a riaffermare una libertà esecutiva che possa penetrare il senso del discutibile. Chiaramente, vuole incidere con un suo personalissimo tracciato. Con “Oltre il buio”, olio su tela e pagine Braille, cm. 70 x 50, del 2017, tenta una riconversione dei sentimenti per approcciare altri lidi, altri confini. L’artista vuole combinare estremi e cerca di risolvere in una rete dispositiva agganci che possano reggere una tenuta figurativa, che però, passi a sostenere una corrente di sciolta e facile acquisizione visiva, preoccupato a restar lontano da altri codici, segnati da incapsulamenti e da determinazioni oggettive. Con chiara trasmissione innesta delle iperboli visive per mantenere viva la sua ricerca di assestamenti.

Maria Pia Daidone nel portare avanti il filone delle “Valigie”, tecniche miste su legno, dal 2008, sempre fortemente richieste, ancor’oggi, attua un lavoro sulla memoria personale e collettiva, con fraseggi intimi e particolarità collettive. Determina nelle opere trasparenze e motivazioni, d’impeccabile preziosità semantica, nonché filigrane emotive, d’indiscussa valenza, che agitano onde intime e incapsulano vertigini. In una conseguenziale logica di approfondimento le sue creazioni vibrano di sentimenti rivolti a sollecitare estroflessioni consapevoli per attivare coscienti realtà. Porta avanti la sua attività con estrema serietà, che sviluppa, tra Londra, Napoli e Cantalupo nel Sannio (IS). Varie e composite risultano le sue produzioni. Ogni suo segmento operativo presenta e propone un’alta qualità, tanto da ottenere il plauso dei più grandi critici italiani.
Difatti, partecipa a diverse rassegne con gli opportuni tasselli creativi, opportunamente richiesti.

Alessandro Del Gaudio, bravo, brillante, sempre. I suoi passaggi tematici trasmettono, immediatamente, un flusso informativo, di sapienza ironica, e una resa interessante, incontrovertibilmente, accattivante. L’artista prosegue con efficacia e con rara eleganza compositiva a distribuire i suoi commenti taglienti e graffianti. Studia il vissuto contemporaneo e lo affronta, da par suo, con decisione e determinazione per determinare una “cifra stilistica” di altissima qualità. La felice produzione dell’artista è profondamente studiata e smaliziata per distinguersi e, contemporaneamente, per riallacciarsi alle infinite possibilità estetiche di un’inesauribile “etica” della fantasia. Attua un convinto doppio passo: in parte, fabbrica sogni e illumina di atmosfere serene e piacevolmente ludiche uno scenario ristretto da “paese dei balocchi”, ma, riesce, d’altro canto, a concretizzare sorprendenti e simboliche logiche critiche.

Samuel Di Mattia con “Bad world”, tecnica mista su tela, cm. 70 x 50, del 2022, è accento riflessivo sul quotidiano del mondo. Con fare composito riesce a dimensionare divagazioni strappate dalla realtà quotidiana e il suo incunearsi nelle dinamiche giovanili è lampante. Intriganti, accattivanti, singolari e preziose sono le sue tele, che s’impongono per caratura e carattere, e non poco. Certamente, il suo “far pittura” è cronaca e storia, nel contempo. Motivazioni “pop” e criteri ragionevoli situano la sua produzione nell’alveo convinto di canali visivi decisamente illustrativi, quasi una sintesi della cronaca “grigia”, “nera”, talvolta “rosa”. Non ci sottolinea una “pace meridiana”, ma quelle radicalità sovversive o di quei manifesti giovanili da “street art”. Ogni sua tela è un cifrario efebocratico. Ogni lavoro è determinato da una somma di complessità segniche e da vicende e storie metropolitane.

Vittorio Fumasi con “Onda mediterranea”, bassorilievo in terracotta smaltata su tavola, cm. 40 x 60 x 14, del 2016, partecipa a questa mostra dalle varie coordinate linguistiche. L’artista, seppur da anni in Calabria, un “salto” a Napoli lo combina; è nella sua prassi di movimento. Non ha dimenticato d’investigare l’anima mediterranea di questa città e, talvolta, la riporta con franchezza in termini precisi della sua interessante produzione plastica. Da scultore decisamente impegnato, ricerca, in maniera indomita, materiali utili a “fabbricare” nuove sospensioni plastiche, nuove elaborazioni, differenziate per taglio e stile. Chiaramente, interpreta momenti decisivi e programma e predispone, ogni volta, un “assett” diverso”. Presente in rassegne importanti e su riviste di qualità il suo nome “viaggia” sicuro tra gli artisti di peso specifico. Vittorio Fumasi rielabora il suo vissuto artistico e determina sempre novità e armonie.

Natallia Gillo Piatrova con “Prometeo”, tecnica mista su tela, cm. 70 x 50 e “Pandora”, tecnica mista su tela, cm. 70 x 50, entrambe del 2022 è in questa esposizione. L’artista bielorussa sperimenta, sempre, nuovi adattamenti e nuove soluzioni su situazioni e circostanze visive emblematiche di supporto emozionale. Con avveduta scioltezza crea immagini d’ampio respiro e di confortante tensione per acquisire soglie di limiti e ventagli di novità propositive. Opera anche sulla memoria e attiva richiami di miti. L'artista vaglia l’esplosività potenziale di un territorio e illumina il suo già lungo percorso di incisive scelte operative oro-geografiche e mantiene ben salda la sua pronuncia informale, rilevante e forte. E’ stata presente, tra l’altro, in questo scorcio d’anno, a “EuroExpoArt” in VerniceArtFair” di Forlì, a “SINTESI 2022 Confronti sulla contemporaneità”, al “Museo Crocetti” di Roma, alla BeneBiennale di Benevento, allestita nella bellissima “Rocca dei Rettori”.

Alessandra Lama presenta “Anime nel vento”, tecnica mista, realizzata con acrilico smalto e olio su tela, cm. 70x50, del 2022. Nel blu il mare, nel rosso e nel bianco anime. L'idea le è stata suggerita dall'immagine dei panni stesi nei vicoli di Napoli: si sublimano nell'idea delle anime attraversate dal vento del Mediterraneo come dei tanti migranti, che si perdono nella profondità del suo mare ed evoca il senso di precarietà della vita, ma, nello stesso tempo, vi si percepisce la capacità di essere flessibile al passaggio del vento come viatico per contrastare le sfide quotidiane. I suoi lavori presenti a “EuroExpoArt” in VerniceArtFair” di Forlì e anche alla BeneBiennale di Benevento, accolta nella splendida cornice della “Rocca dei Rettori”, testimoniano redazioni d’impeto e di livello. Sicuramente, la sua presenza ci sarà in futuro in altre importanti e significative rassegne, così da rendere testimonianze visive di respiro.

Franca Lanni con “Acrofobia”, pittura digitale, prima stampa di tre su Photo Rag Pearl, cm. 70 x 50 e “Dismorfofobia”, pittura digitale, stampa su carta fotografica trasferita su Dibond, 1 su 3, cm. 70 x 50, entrambe del 2022, spicca in questa raccolta di opere. I suoi lavori sono ricercatissime evoluzioni di disciplinate indagini visive e risultano di forte suggestione. E’ nata a Città della Pieve (PG), vive e lavora a Napoli. Ha insegnato Discipline Pittoriche presso Licei Artistici e Istituti Statali d’Arte e ha insegnato Psicologia della Forma e Teoria della Percezione all’Accademia di Belle Arti di Nola. Dal 1970 si interessa di arte nel sociale. Ha partecipato a numerose mostre nazionali e internazionali; ultimamente a “SINTESI 2022 Confronti sulla contemporaneità”, al “Museo Crocetti” di Roma, alla BeneBiennale di Benevento, predisposta nella “Rocca dei Rettori”. E’ presente nei libri di Rosario Pinto: “La pittura napoletana” (ed. Liguori) e “Pittura al femminile in Campania nel secondo cinquantennio del ‘900” (ed. Il Ponte) e nel libro di Francesco Gallo Mazzeo e Pasquale Lettieri “L’occasione critica” (ed. Liguori) e nel libro “La cooperazione dell’Arte” di Stefano Taccone (ed. Iod). Sue opere sono presenti, tra l’altro, nella Pinacoteca del Palazzo Ducale “Sanchez de Luna d'Aragona” di Sant’Arpino (CE), nei Musei Civici di Albano Laziale (Roma), al CAM di Casoria (NA), nel “Museum in Motion” di San Pietro in Cerro (PC).

Alessandro Maio con “Interazioni nel metaverso”, smalti e olio su tela di juta, cm. 70 x 50, del 2022 e “Là dove cresce il rosmarino”, smalti e olio su tela, cm. 70 x 50, del 2013, offre il suo contributo stilistico. Con efficace e caparbia voglia esecutiva dimensiona carature visive di carattere esemplificativo e rilancia in una serialità, egregia, motivi mediterranei incidenti e persuasivi. Con calma redige composte redazioni di consistenti afflati iconici e con cadenze multiple situa motivazioni profonde con radicalità convincenti. Linee semplicemente avvolgenti, segnature fratte, fatture agglutinate da cromatismi scelti “giocano” a governare redazioni pittoriche vive. In un circuito immaginativo s’incendiano passaggi mentali dell’artista, che sostanziano filtrati realismi, che accolgono anche soste, meditazioni, viaggi. Infine, controlla circostanziate prospettive emozionali-psicologiche sino a maturarle e a condensarle in equilibri portanti.

Emidio Mastrangioli con “Natura viva”, olio su tela, cm. 70 x 50, del 2022, si staglia nel suo personalissimo vissuto pittorico. L’artista, nell’ambito di ritrovati motivi di “still life”, continua a lavorare, intensamente, nel suo studio di Sulmona (AQ) e a perfezionare metafisiche disposizioni di eloquenti pause esistenziali. Ci fa pensare ad alcuni esiti su bottiglie di marca di un artista venezuelano, come Arnoldo Diaz, e al più che valutatissimo Giorgio Morandi (Bologna, 20 luglio 1890, Bologna - 18 giugno 1964). Si sta interessando ad allungare i colli delle bottiglie e a verticalizzarle sempre più per raggiungere un ulteriore stato trascendente. Le sue composizioni le gestisce nel tempo dell’asciugatura lunga dell’olio. Gli oggetti risultano un pretesto per fermare il tempo e la pausa rilevata è un ossequio al silenzio. E’ una pittura che avrà altri passi in futuro. Determinata è la sua assoluta caparbietà a perpetuare le scene solite.
Mauro Molinari con “La mia camicia”, tecnica mista, cm. 70 x 50, del 2020, segnala la sua presenza. L’artista è riuscito a delineare e a determinare una consistente e singolare valenza pittorica. Questa sua “cifra pittorica”, ormai conosciutissima, gli permette di alimentare storie, vicende, narrazioni, tra un “velo metafisico” e una corroborante dimensione ludica; potremmo, qui, quindi, parlare di un “linguaggio metafisico ludico”. Le sue figure, brillantemente frammentate da “coriandoli” e segmentate da tratteggi, le fa percorrere in metropoli o le restringe in condomini “sui generis”, tanto per capacitare una dimensione analitica sull’uomo incapsulato in una modernità stringente. Dettaglia con singolari visioni figure deframmentate; insomma, coriandoli segnici tratteggiano la complessità della vita metropolitana, non sempre semplice, che si “finge” nelle trame della laboriosità.

Viviana Pallotta è presente in catalogo con tre immagini, “Striature mediterranee”, opera n. 1, digital art, cm. 70 x 50; “Striature mediterranee”, opera n. 2, digital art, cm. 70 x 50; “Riflessioni marine”, digital art, cm. 80 x 80; tutte sono del 2022. L’artista lavora per pagine elettroniche per incastrare nel flusso di immagini, tra riporti iconici e radici antiche, motivi validi e singolari curiosità. Le sequenze delle elaborazioni eidomatiche classificano un ardore compositivo e con un’intelligente e continua collazione regola declinazioni gioiose di riferimenti epocali e di quotidiane novità. Viviana Pallotta produce, in uno scorrimento continuo di prove, da internauta, le sue osservazioni per cogliere, tra radici vissute e riporti iconici, molteplici identità che classificano le variegate presenze del mondo. Con partecipazione attenta coglie spunti e abbraccia sollecitazioni per sostanziare una teoria di nuove visioni “glocal”.

Silia Pellegrino con “Inquietudine”, olio su tela, cm.70 x 50, del 2007, e “Si pianti un albero per ogni bambino nato”, olio su tela, cm. 70 x 50, propone atti esistenziali di pregnante teoria. E’ ritornata a produrre con maggiore insistenza per non perdere contatti con il mondo dell’arte, che ha sempre attraversato con profonda passione operativa. Con tocchi, volutamente, rapidi ha elaborato, in rapsodica sintesi, un urlo di dolore misto a rabbia, mosso dalla vita difficile, che ci stringe, da molto tempo. E nell’altro dipinto fa sorgere riflessioni. Tenta di classificare le variegate visioni e le alterne presenze del mondo. Silia Pellegrino si guarda attorno e vive le problematicità che il globo fa precipitare sulla nostra vita quotidiana e da artista sensibile s’impegna a coltivare versanti ponderati, non certo risolutivi. Nel continuare la sua rete di equilibrate pronunce sul mondo percorre le strade della critica e della meditazione.

Monica Samaria con “Deep dit”, tecnica mista, cm. 70 x 50, del 2022, attua un’operazione nell’alveo del codice linguistico astratto con la tensione di materiali evidenti. "Deep dit" è una brillante idea, che nasce dall'esigenza di promuovere una nuova pista visiva. I due elementi, la tela e il plexiglas, combinano radice tradizionale e innovazione tecnologica in un rapporto diadico stretto; quindi, tradizione e innovazione si legano in un’offerta di sigla unica per una “cifra artistica”, consistente. Al concetto del "dit" si affianca quello del "deep", che sta a indicare l'idea della "profondità" - idea questa già considerata nello “Spazialismo” -. In "Deep dit" il concetto di "profondità" viene riproposto nel ritaglio sagomato dell'elemento plexiglas, che con la sua trasparenza induce lo sguardo alla visione di una sequenza spaziale. In un gioco di attenzioni si percepiscono periferie della lontananza e/o riverberi di una spazialità retroflessa.

Giovanna Savona con “Dentro un abbraccio”, olio su tela, cm. 70 x 50, e “Intimo pensiero”, olio su tela, cm. 70 x 50, entrambi del 2021, è presente dopo un periodo di stasi. Con pennellate brevi e struggenti s’accosta a una pittura umorale, densa e coerente. Modella parzialità fisiche o figure per incidere con toni fortemente espressionistici nel rispetto di un codice sempre più approfondito. Le sue tele si offrono con motivi d’impatto. L’artista sintetizza con estreme “scalfiture” plastico-cromatiche e traccia motivi “bendati” assoluti o chiasmi corporei. Questa pronuncia estetica divora le fattezze, le ingloba, le stria, le compatta, le distribuisce su nastri cromatici e li segmenta. E’ pittura enormemente drammatica. E’ quasi una risposta prepotentemente aggressiva, tagliente; insomma, diretta. In questa disposizione di sagome declina una volontà di distribuire il senso di una partecipazione motivata e sensibile. Quest’elaborazioni, sinteticamente volute, intercettano risalti e scatti esistenziali.

Aurelio Talpa con “Scarabocchio mediterraneo”, ceramica Raku, cm. 25 x 15 x 5, del 2022, continua la sua lunga ricerca nel laboratorio-studio. Combina aggregazioni estreme. L’artista oplontino è sempre teso a restituire alla materia una forza radicale e presenta una perfetta sintonia del senso profondo della vita. Con esplorazioni materiche innesta colori e determina forme e volumi, sino ad accogliere elementi prospettici per un’analisi. In un’organizzazione curata e con gesto fattuale precisa connotazioni fisiche. d’evidente concretezza per rendere visibile una giusta interiorità determinata da una coscienza tattile. Con avveduta scioltezza lavora la materia e arriva a sviluppare progetti comunicativi d’impatto e consistenza mediatica. Alterna motivi su motivi sino a calcare determinazioni contestuali, che avvalorino frequenze reali. In una teoria di libertà adotta indici di supporto spirituale per sottolineare forze vitali.

Valter Vari con “Verso la libertà”, acciaio, acrilico e plastica, cm. 50 x 30, del 2022, presenta una sua ultima elaborazione, qui reso con due foto. Da fine architetto-artista, procede a investigare su luoghi e circostanze visive. Riesce a focalizzare attenzioni massime e a riscoprire oggetti particolari, quasi destinati all’oblio. L’occhio d’architetto lo aiuta a bilanciare in equilibri serrati proposte visive quanto novità consistenti. In una vertigine di respiro pianifica e regola stesure cadenzate, efficaci. Per Valter Vari è sempre necessario qualificare una ricerca e una produzione attenta. Rimandi materici, linee geometriche, ritagliate corposità diventano forma e consistente sapienza. Il gesto dell’artista in commistioni stilistiche d’indiscusso effetto percettivo saldano gli spazi rappresentativi in scenari dialettici profondi. Di fronte alle opere di Valter Vari si è sollecitati ad afferrare pensieri affabulanti e fremiti energetici.