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Inaugurazione della mostra "Material Minds" dedicata a Mario Malinconico, a cura di Città della Scienza, Hybrid Design Lab, Materias
Giovedì19 gennaio 2023 alle ore 17:30 in Villa Fernandes (via Diaz 144, Portici), il Portici Science Cafè(PSC) inaugura il ciclo di incontri del 2023 ospitando la mostra MaterialMinds dedicata a Mario Malinconico, ricercatore dell'IPCB CNR di Pozzuoli esperto di nuovi materiali e sostenibilità.
La mostra è a cura di Città della Scienza, Hybrid Design Lab, Materias.
L'esposizione raccoglie una serie di materiali e artefatti caratterizzati da sostenibilità e innovatività, tutti risultati di ricerche scientifiche e prodotti di startup italiane.
Dopo i saluti di Vincenzo Cuomo, sindaco di Portici, Antonio Capece, Villa Fernandesbene comune e Vincenzo Bonadies, Associazione BLab/PSC, intervengono Luigi Nicolais, Materias, Carla Langella, Dipartimento DIARC Università degli studi di Napoli “Federico II”, Carla Giusti, Fondazione Idis - Città della Scienza, Giovanna Gomez D’Ayala, Istituto per i Polimeri, Compositi e Biomateriali (IPCB/CNR) di Pozzuoli e Marco Abbro, KforBusiness.
Ingresso libero
La mostra è visitabile anche nei giorni 20 e 21 gennaio dalle ore 10:00-13:00 e 17:00-20:00.
Info e contatti:
PSC Communication 347 0473498 Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
30 opere di giovani artisti per raccontare la sostenibilità
La mostra itinerante nata dal contest per giovani artisti
lanciato da Alia Servizi Ambientali S.p.A.
arriva a Firenze
Palazzo Vecchio - Cortile di Michelozzo
14 gennaio – 12 febbraio 2023
Prossime tappe al Cenacolo degli Agostiniani ad Empoli
E poi Peccioli, Pistoia e Roma
“Second life – Tutto torna” è la mostra itinerante che racconta la sostenibilità attraverso l’arte. Lo fa grazie alle 30 opere esposte, che sono state selezionate dal concorso omonimo con cui Alia Servizi Ambientali S.p.A., per il secondo anno consecutivo, ha invitato i giovani artisti italiani sotto i 28 anni ad interrogarsi sui temi della sostenibilità, della tutela dell’ambiente, del decoro urbano e del riciclo. Oltre cento ragazzi hanno accolto la sfida anche quest’anno, offrendo con le loro opere riflessioni e spunti per contrastare la crisi ecologica e ambientale. Una giuria di esperti, guidata da Marco Meneguzzo, docente di Storia dell’Arte all'Accademia di Brera e curatore dell’esposizione, tra questi lavori ne ha scelti 30 e, tra questi ultimi, ha selezionato 3 vincitori e 3 menzioni speciali.
Da domani, 14 gennaio, fino al 12 febbraio 2023, “Second life – Tutto torna” sarà a Firenze, nella splendida cornice del Cortile di Michelozzo di Palazzo Vecchio, progettato dall’artista fiorentino e decorato da Giorgio Vasari. Il concorso “Second life – Tutto torna”, alla sua seconda edizione, era rivolto ai giovani artisti, ma la mostra che ne è nata è destinata invece a tutti noi. Lo scopo dell’esposizione, infatti, è anche quello di sensibilizzare il pubblico verso i temi affrontati, estremamente attuali e scottanti, ed è anche per questo che “Second life” non ha una sede fissa, ma itinerante, e proseguirà il suo viaggio per oltre dieci mesi, spostandosi in varie sedi per tutto il 2023. Ecco tutti gli appuntamenti previsti: dal 6 al 26 marzo 2023 sarà ad Empoli, presso il Cenacolo degli Agostiniani, per poi arrivare al Palazzo Senza Tempo di Peccioli dal 15 giugno al 30 luglio, infine a Pistoiae a Roma, presso la Evolve Maire Tecnimont, la Fondazione main partner del progetto.
Partendo da esperienze personali, dall’osservazione dei nostri paesaggi, da domande sul futuro dell’ambiente e dell’umanità, gli artisti che hanno partecipato al contest di Aliahanno lavorato utilizzando i materiali più disparati, quali foglie, pietre, ferro, acciaio, tessuto, plastica, oli, candele, pellicole, cenere e tecniche varie, ma rigorosamente prestando attenzione alle regole dell’economia circolare: riduzione, riutilizzo, riciclo e recupero.
Tra i lavori in mostra, segnaliamo le tre opere vincitrici e le tre menzioni speciali. La prima classificata di questa seconda edizione di Second Life è Caterina Dondi, ventiquattrenne della provincia di Varese, con l’opera “Ordinare Senza Spostare”, serie di fotografie su carta dove l’artista ha immaginato di assecondare l’ambiente, e non di riqualificarlo, nel suo naturale processo di rovina, “ribaltando – come si legge nella motivazione della giuria – il punto di vista usuale sul tema, cercando di rendere “accettabile” e addirittura “bello” il degrado in atto, innescando così un processo di maieutica consapevolezza sul nostro habitat. Mettere ordine nel caos significa trovare relazioni prima invisibili tra le cose”. La seconda opera classificata, “Espositore di Luoghi”, arriva da Messina ed è stata realizzata dal ventiseienne Giuseppe Raffaele con tecnica mista, utilizzando ferro, carta e terra. Nell’opera l’artista capovolge il concetto di cartolina, pensata finora come ritratto di un bel luogo, al fine di far conoscere realtà dimenticate. Il premio gli è stato assegnato dalla giuria per “la forza immediata dell’oggetto, preceduta e seguita da una notevole concettualizzazione, che rafforza il senso della prima impressione. Inoltre, si passa dal primato della vista – le cartoline solitamente mostrano un paesaggio naturale o urbano – a quello della mente, che invita a cogliere la vera essenza dei luoghi”. “Curae” dell’artista milanese Giulia Pirri, classe 1994, si è classificata al terzo posto per “la “gentilezza” intima di un gesto che invita alla “cura” e all’attenzione nei confronti delle cose altrimenti considerate insignificanti, come una foglia caduta. Ricucire le ferite della natura appare un gesto scientemente utopico, ma al contempo necessario per la convivenza sul pianeta”.
Le tre menzioni speciali sono state assegnate a Elisa Pietracito, artista ventiseienne della provincia di Firenze, per “Sotto lo stesso cielo”, un’opera realizzata con filo di rame di scarto, cucito a mano su tessuto di riciclo, che rappresenta la costellazione che si vede dall’emisfero boreale, eccetto in quelle zone avvolte dai fumi delle discariche, dove il rame ahimè fa da padrone; ad Edoardo Sessa, ventisettenne di Varese, per la performance “Homologation”, una riflessione sugli spazi verdi urbani, frutto dell’attività umana e dunque ulteriore passo verso la stardadizzazione e la regolazione del mondo intero: infine al giovanissimo artista cinese (classe 2002) Siyang Jiang con l’opera “If you want to live” realizzata con vetro, alluminio, legno, pianta, terra, candele. Tutti materiali che erano stati abbandonati e che, grazie ad un processo di pulizia e di recupero, sono stati trasformati in opera d’arte.
Il main partner Evolve Maire Tecnimont Foundation, inoltre, ha selezionato per la menzione speciale l’opera di Federico Ferroni “Decay”, realizzata su lastre di ferro che “con una solidità materica d’impatto ben rappresenta la visione globale, l’urgenza di un intervento per la sostenibilità e la valorizzazione dei materiali di recupero, così vicini all’agire della Fondazione Maire Tecnimont” recita la motivazione.
La giuria che ha selezionato le opere vincitrici - raccolte anche nel catalogo ufficiale pubblicato da Mandragora - è formata da: Arturo Galansino, Direttore Generale della Fondazione Palazzo Strozzi, Valentina Gensini, Direttore Artistico centro Murate Art District, Stefano Collicelli, Direttore generale del Centro per l'arte contemporanea Luigi Pecci di Prato, Sergio Risaliti, Direttore Artistico Museo Novecento Firenze, Cristina Gelli, Direttrice dei Musei di Empoli, oltre a Marco Meneguzzo e Giuseppe Meduri, Direttore relazione esterne, comunicazione e sostenibilità di Alia.
Gli altri artisti presenti in mostra sono Marco Agostini, Lisa Buffagni, Marta Caproni, Floriano Akele Castellanato, Marta Cecchetti, Francesca Colturani, Clarissa Falco, Ilaria Feoli, Federico Ferroni, Liliana Frusi, gruppo Hardchiteptur, Carmine Lo Regio, Celina Moscuzza, Francesca Panella, Valeria Robbe, Natalie Roman Pascale, Marco Rubbera, Lorenzo Scarpellini, Virginia Stevenin, Su Fei, Arianna Tabaro, Xiyu Guo, Zhao Zhenzhi.
Il progetto, ideato e promosso da Alia, si avvale del patrocinio istituzionale di Regione Toscana, e dei comuni di Firenze, Empoli, Prato, Pistoia, Peccioli e della Conferenza dei Presidenti delle Accademie. Sono partner del progetto Fondazione Palazzo Strozzi, Centro Pecci, Museo Novecento e MAD Murate Art District; Scapigliato Spa, Revet Spa e Belvedere Spa, e main partner Evolve Maire Tecnimont Foundation.
SECOND LIFE: Tutto torna
Palazzo Vecchio, Firenze
14 gennaio-12 febbraio 2023
P.zza della Signoria, Firenze
Info: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Crumb Gallery inaugura la programmazione espositiva del 2023, venerdì 13 gennaio, con la mostra Albedo o chiardiluna, un progetto inedito, realizzato appositamente per l’occasione dell’artista Daniela De Lorenzo.
Albedo o chiardiluna racconta, come sottolinea Mirco Marini nel testo in catalogo (collana NOLINES, a cura di Rory Cappelli), la delicata relazione tra spazio e tempo attraverso la storia dell’arte, la scultura e il montaggio. Al centro di questa serie fotografica, Daniela De Lorenzo pone l’iconografia di un’opera quattrocentesca quale San Giorgio e la principessa di Paolo Uccello, un’opera dalla rigida struttura prospettica ma permeata di un’atmosfera onirica, dal sapore fiabesco. Le tre figure principali - la principessa, a sinistra, il drago, al centro, e il san Giorgio a cavallo, sulla destra, concatenati dal guinzaglio e dalla lancia, che li legano indissolubilmente - si muovono, come su un palcoscenico, all’interno di quinte teatrali, create dalle diagonali che definiscono la geometria dello spazio e creano la profondità del paesaggio. Una rappresentazione caratterizzata da una dimensione surreale, sospesa, dominata dal riverbero misterioso del cielo, in cui il chiarore della falce di luna si contrappone alla nuvola a spirale che minaccia una tempesta. De Lorenzo si muove all’interno del quadro, taglia, rimonta, sostituisce, fa slittare i piani sottostanti, alterando i personaggi e gli elementi paesaggistici, come in un montaggio cinematografico. Non vuole re-interpretare o quanto meno raccontare, piuttosto si interroga su cosa sta sotto la superficie, cosa ne possa emergere. Così Albedo è la parte più interna dell’agrume, quella bianca e spugnosa che vedi solo se ne togli la buccia ma è anche, in fisica, la luce riflessa da un corpo, rispetto a quella che lo colpisce, come lo è d’altronde, quella che emana la luna. In ognuna delle dodici fotografie, di cui si compone questo progetto, l’artista “evoca un tempo instabile all’interno della narrazione lineare dell’opera di Paolo Uccello”, alza il velo sul visibile e sul rappresentato, ne scompone l’ordine, i campi visivi, ci mette davanti a una lettura diversa, a un’altra percezione, ne illumina le parti nascoste, a dimostrare che il reale, o quello che crediamo tale, non è mai uguale.
La ricerca di Daniela De Lorenzo, sin dai primi lavori, è sempre stata associata alla pratica del fare, all’uso di materiali diversi che plasma nel profondo, dalle prima sculture, della fine degli anni ’80, a quelle realizzate successivamente con il feltro, dai ricami alle ceramiche, dai video alle performance, alla fotografia che, nel suo percorso, si confronta costantemente con la scultura stessa. E anche qui, in Albedoo chiardiluna, San Giorgio e il drago, le immagini disposte sulle pareti, si relazionano e si completano con sonni, un’opera composta da due piccole sculture in gesso con cera e pigmenti, collocate al centro della stanza, quasi fossero il punto di fuga dell’intera visione del progetto, il luogo da cui si genera. Sonni è il ricordo di un lavoro in gommapiuma, a cose fatte, del 1998, e sulle sue superfici si individua ancora la memoria di ciò che è stato, di un tempo che non è più e che l’artista rielabora per infondergli una nuova vita e un nuovo senso. Così le opere della De Lorenzo raccontano la propria instabilità, riflettono sullo spazio, sulla memoria, sulle possibilità interpretative delle immagini e del tempo.
Albedoo chiardiluna rimarrà aperta fino all’11 marzo 2023.
Daniela De Lorenzo vive e lavora a Firenze. Attiva dalla metà degli anni ‘80, inizia la sua ricerca ponendosi ai margini della scultura. Alla luce della consapevolezza della crisi del ‘progetto’ i materiali diventano effimeri e il suo lavoro avanza dentro alla propria provvisorietà.
Dopo la partecipazione alla Biennale di Venezia nel 1988, inizia un percorso, volto ad un’analisi temporale ed identitaria, supportata innanzitutto dalla scultura, ma che a partire dal 1995 instaura un rapporto costante con la fotografia, al punto che i due poli vivono di un continuo gioco di rimandi e corrispondenze segrete. Fotografia prima, video e performance dopo, generano tangenze e sovrapposizioni di linguaggi che le permettono di seguire i passaggi attivando un tempo/movimento sospeso, una specie di durata istantanea che sottrae il tempo alla logica di un cambiamento irreversibile.
E’ presente in numerose mostre collettive e personali in Italia e all’estero ed ha esposto in prestigiosi spazi espositivi su territorio nazionale ed internazionale come il Kunstverein di Kassel, la Neue Galerie di Graz, il Museo Pecci di Prato, Galerie im Martin Gropius Bau di Berlin, Le Papesse di Siena, il Mart di Rovereto, il Mambo di Bologna, la Triennale di Milano, la Galleria Nazionale di Roma e il Maxxi l’Aquila. La Fondazione Olivetti di Roma, La Gallera di Valencia, il Museo 900 e il Museo Marini di Firenze. Le sue opere sono presenti in importanti collezioni private e pubbliche, tra queste: Galleria d'Arte Moderna di Bologna, Museo Luigi Pecci di Prato, PAC di Milano, Neue Galerie di Graz, Masi di Lugano, Centro del Carmen di Valencia, Museo degli Uffizi di Firenze, la Galleria Nazionale e il Maxxi di Roma.
Crumb Gallery è stata fondata nel 2019 da Rory Cappelli, Lea Codognato, Adriana Luperto e Emanuela Mollica. Crumb Gallery#womeninart nasce come spazio esclusivo per artiste donne. Promuove, divulga, sostiene ed espone pittura, sculture, fotografie, installazioni e performance di artiste. Le gallerie che espongono solo donne, nel mondo, si contano sulle dita di una mano e Crumb Gallery #womeninart vuole dare il suo piccolo contributo per ridurre il gap tra uomini e donne nel mondo dell’arte contemporanea.
CRUMB GALLERY
Via San Gallo, 191 rosso | 50129 Firenze
giovedì, venerdì e sabato: dalle 16.00 alle 19.00
gli altri giorni su appuntamento – tel. + 39 347 3681894
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Sabato 14 gennaio, nello splendido Castello Visconteo di Pavia, si terrà una visita guidata alla mostra Mnemosyne. Il teatro della memoria, tenuta dal suo curatore, lo storico dell’arte Paolo Linetti, e da Claudio Giorgione, curatore del dipartimento “Leonardo, Arte e Scienza” del Museo Nazionale Scienza e Tecnologia Leonardo da Vinci di Milano. L’esposizione, in corso sino al 26 marzo 2023, ricostruisce nella Sala del Collezionista dei Musei Civici pavesi, una delle cosiddette Wunderkammer, le “camere delle meraviglie” che si diffusero, soprattutto in Europa, tra il XV e il XVIII secolo. Prima della visita Mario Fabrizio Fracassi, sindaco del Comune di Pavia, Alberto Facchetti, sindaco del Comune di Coccaglio, insieme con Riccardo Canini e Rossella Cavalli, rispettivamente sindaco e vice sindaco del Comune di Dello, parleranno delle collezioni di cui fanno parte numerosi prestiti alla mostra, ovvero gli splendidi vasi ed il preziosissimo acquarietto in avorio con le tartarughe intagliate del Museo d’arte orientale Mazzocchi di Coccaglio, gli animali impagliati e i tanti Naturalia provenienti da Dello.
Mnemosyne era, per i Greci, la personificazione della funzione mnemonica, ed è a questa antica divinità che è dedicato il titolo dell’esposizione. Le wunderkammer, antenate dei moderni musei, poi scomparse con l’avvento dell’Illuminismo, erano le stanze da collezione rinascimentali in cui monarchi, principi, aristocratici, scienziati e persino artisti collezionavano gli oggetti più diversi, cercando di raccogliere in un unico ambiente tutto lo scibile umano. Queste collezioni, create per fini di studio, per diletto personale e per suscitare ammirazione e prestigio, erano composte da esemplari di storia naturale, strumenti, invenzioni meccaniche, carte geografiche, rarità archeologiche, monete, cammei e quanto di più curioso si potesse trovare.
La mostra ripercorre l’intera storia del collezionismo a partire dagli studioli rinascimentali, quegli ambienti nati nei monasteri medievali che divennero d’uso nella Firenze quattrocentesca, grazie soprattutto a Lorenzo il Magnifico. In questi ambienti, destinati ad attività intellettuali, gli sfondi e le pareti erano importantissimi, perché avevano la funzione di ambientare le opere e gli oggetti esposti, mettendoli in dialogo come attori su un palco, da qui il titolo dell’esposizione: Il teatro della memoria.
Ma come sarebbe stata la wunderkammer o lo studiolo di un collezionista del XVII secolo se fosse vissuto fino ai giorni nostri, sempre attento a mostrare l'evoluzione del mondo e dei nuovi confini? Lo spettacolare allestimento della mostra, studiato per suscitare lo stesso stupore che provocavano le “camere delle meraviglie” di qualche secolo fa, vuole proprio rispondere a questa domanda.
Così, durante la visita di sabato - accanto agli “Artificialia”, ovvero le creazioni dell'uomo, come opere d'arte, statue, gioielli, quadri, reperti archeologici, ai “Naturalia”, come conchiglie, coralli, animali esotici, ma anche elementi bizzarri e mostruosità della natura, le “Scientifica”, strumenti e opere dell’ingegno umano, e le “Exotica”, manufatti provenienti dal lontano Oriente oppure dalle terre al di là delle Colonne d'Ercole - si troveranno in mostra anche meraviglie di oggi, come le bellissime creazioni del collettivo R.E.M.I.D.A., che ripropongono in chiave contemporanea lo splendore e la simbologia delle vanitas secentesche, gli stupefacenti mobili e lampadari della designer Valentina Giovando, straordinari esempi di “artificialia” moderni per la maniacale perizia nella cura dei dettagli e per lo stupore d'insieme che suscitano o le opere di Elena Carozzi, carte da parati e tappezzerie di lusso dipinte a mano, che decorano le pareti della wunderkammer del Castello Visconteo e, proprio come accadeva nelle “camere delle meraviglie”, hanno il ruolo fondamentale di ambientare le opere esposte, mettendole in dialogo tra loro come attori su un palco. Visitando l’esposizione, si avrà infatti l’impressione di assistere ad una messa in scena teatrale vera e propria.
Il costo della visita guidata è di 3 euro, a cui va aggiunto il prezzo del biglietto d’ingresso all’esposizione. Per partecipare occorre prenotarsi scrivendo all’indirizzo email Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo..
in occasione del Cinquantesimo anno dalla loro scoperta
I BRONZI DI RIACE
un percorso per immagini
fotografie di Luigi Spina
a cura di Carmelo Malacrino,
direttore del Museo Archeologico Nazionale Reggio Calabria
20 dicembre 2022 – 12 marzo 2023
La Galleria dell’Accademia di Firenze, in collaborazione con il MArRC, Museo Archeologico Nazionale Reggio Calabria, ospita dal 20 dicembre 2022 al 12 marzo 2023, la mostra I BRONZI DI RIACE un percorso per immagini, fotografie di Luigi Spina, a cura di Carmelo Malacrino, direttore del MArRC, realizzata per il Cinquantesimo anno dalla loro scoperta, un evento straordinario che ha segnato la storia del patrimonio artistico del nostro paese.
“Nell’ambito del programma di DAVID 140, che celebra i 140 anni del capolavoro di Michelangelo nella Tribuna del nostro museo - racconta Cecilie Hollberg, direttore della Galleria dell’Accademia di Firenze - abbiamo voluto riunire, anche se solo virtualmente, le sculture degli Eroi più belli e potenti dell’arte: le statue emerse dal mare di Riace, restaurate ed esposte per la prima volta proprio a Firenze, raccontate qui dai bellissimi scatti di Luigi Spina, e il nostro David, per festeggiare, insieme a Carmelo Malacrino e al MArRC, due compleanni importanti. Un’occasione unica per creare una significativa e proficua collaborazione tra due istituzioni del MiC- Ministero della Cultura, come le nostre.”
"Riportare l'immagine dei Bronzi di Riace nella città in cui furono esposti per la prima volta al pubblico sarà una grande emozione” commenta il Direttore Malacrino. “A cinquanta anni dalla loro scoperta questi due "capolavori del Mediterraneo" continuano ad attrarre in Calabria centinaia di migliaia di visitatori da ogni parte del mondo. Ringrazio la direttrice Hollberg per aver voluto riunire due icone dell'arte: i Bronzi di Riace e il David di Michelangelo. Una suggestiva offerta espositiva e un concreto esempio di sinergia fra grandi musei italiani.”
Le due magnifiche statue in bronzo furono scoperte il 16 agosto 1972, durante una battuta di pesca subacquea nei pressi di Riace Marina, a 8 metri di profondità. Dopo un avventuroso recupero, i due guerrieri - due figure maschili nude, convenzionalmente chiamate A e B, oppure il “Giovane” e il “Vecchio”, di dimensioni leggermente superiori al normale - furono trasportati al Museo Nazionale di Reggio Calabria, dove vennero sottoposte a un primo intervento di restauro, affidato successivamente, agli inizi del 1975, al Laboratorio della Soprintendenza Archeologica della Toscana. I Bronzi furono esposti per la prima volta al pubblico nel dicembre del 1980, a Firenze, nel Museo Archeologico, e poi, nel 1981, al palazzo del Quirinale, a Roma. Un evento di grande risonanza mediatica, che richiamò folle di visitatori da ogni dove. Gli studi hanno consentito di stabilire che le due opere sono riconducibili al secolo d'oro dell'arte greca, databili intorno alla metà del V sec. a.C., esempio di una sapiente e fine tecnica bronzistica, forse realizzate da due maestri diversi ma comunque per una destinazione pubblica.
Alla Galleria dell’Accademia di Firenze, nelle sale per le mostre temporanee al piano terra, saranno esposte 16 fotografie di grande formato (90 X 134 cm), un lavoro che nasce da Carmelo Malacrino e Luigi Spina per celebrare proprio i 50 anni dalla scoperta. Un tributo alla potenza e alla bellezza iconografica dei Bronzi di Riace, capolavori indiscussi dell’arte greca del V secolo a.C. La sequenza delle immagini, otto più otto, dedicate rispettivamente alla statua A e alla statua B, crea, come spiega Spina, un lento e incessante racconto. “Sottolinea l’epidermide bronzea, diversa per ciascun soggetto, che prende forma, densità e lucentezza, e il chiaroscurale dei corpi si tinge dello spettro multiforme del bronzo che, al variare della luce, mostra superfici corporee che dialogano con l’occhio dell’osservatore.” L’obiettivo del fotografo è quello di far emergere aspetti che non sono solo quelli oggettivamente visibili, ma riguardano nel profondo la nostra cultura.
La mostra è accompagnata da un prezioso volume in tre lingue (italiano, inglese e francese), edito da 5 Continents Editions, nella collana “Tesori Nascosti”, dove le immagini di Spina sono affiancate da una narrazione storica e artistica sulle due statue, con testi di Carmelo Malacrino e Riccardo Di Cesare, archeologo e docente presso l’Università di Foggia, che permette al lettore di immergersi nella storia suggestiva dei Bronzi, tra verità scientifiche e domande rimaste ancora aperte.
LUIGI SPINA. I suoi principali campi di ricerca sono gli anfiteatri, il senso civico del sacro, i legami tra arte e fede, le antiche identità culturali, il confronto con la scultura classica, l’ossessiva ricerca sul mare, le cassette dell’archeologo sognatore (Giorgio Buchner). Ha pubblicato oltre 22 libri fotografici di ricerca personale e ha realizzato prestigiose campagne fotografiche per Enti e Musei. Fra i volumi pubblicati, in diverse lingue e distribuiti in tutto il mondo, si citano il progetto sul Foro romano, L’Ora Incerta, Electaphoto (2014); The Buchner Boxes (2014), Le Danzatrici della Villa dei Papiri (2015), Diario Mitico, Cronache visive sulla collezione Farnese (2017), Canova. Quattro tempi (2020), I Confratelli (2020), tutti editi da 5 Continents Editions; Volti di Roma alla Centrale Montemartini, Silvana Editoriale (2019), Sing Sing, il corpo di Pompei (2020), e Bronzi di Riace (2022) tutti con 5 Continents Editions.
Nel 2020 Artribune l’ha insignito del titolo di miglior fotografo dell’anno. Nel 2022 è tra i finalisti del 73mo Premio Michetti per l’Arte Contemporanea e vincitore del primo Digital Michetti.
Tra le istituzioni culturali nelle quali ha esposto si segnalano: Museo Archeologico di Napoli; Musei Capitolini di Roma; Museo Campano di Capua; Galleria San Fedele, Milano; Museo MADRE, Napoli; Palazzo dell’EUR, Roma; Reggia di Caserta; MACRO, Roma; Galerie Patrick Mestdagh, Bruxelles; MIAFAIR Milano; Postermostra, Lisbona, Kranj, Slovenia; Gallery of Fine Art Uzbekistan; MART Rovereto; Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria.
Sue opere sono conservate ed esposte, in permanenza, al Museo Nazionale Romano di Palazzo Altemps, Roma; Aeroporto di Capodichino, Napoli; Museo Archeologico Nazionale di Napoli; Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria; Fondazione Michetti, Francavilla al Mare (CH).