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La Cultura non si ferma: Palazzo Reale di Genova per #iorestoacasa sul canale youtube MiBACT

genova 250La mostra - MOGANO EBANO ORO! Interni d’Arte a Genova nell’800 - dedicata alla produzione di arredi e arti decorative a Genova nell’Ottocento, allestita nel Teatro del Falcone di Palazzo Reale di Genova, non si ferma ed è visibile nel video promozionale realizzato per l’esposizione, reso disponibile sul canale YouTube del Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo all’indirizzo https://youtu.be/IB2FmKATtpc. 

Pubblicato con l’hashtag #iorestoacasa il video ripercorre, in un minuto, le scelte culturali e il gusto della nuova alta borghesia delle imprese e dei commerci, attiva a Genova all’inizio del XIX secolo. Oltre duecento oggetti tra mobili, dipinti, sculture, disegni e bozzetti, gessi, ceramiche, stoffe, vetri e fotografie, molti dei quali realizzati dal raffinato mobiliere inglese Henry Thomas Peters, testimoniano storicamente il passaggio da un’elegante pratica artigianale, in particolare, del settore dell’ebanisteria alla produzione industriale sull'intero territorio ligure. 

In questo periodo in cui musei, parchi archeologici, biblioteche, archivi, teatri, cinema sono chiusi a casa dell’emergenza coronavirus, il Mibact, attraverso un impegno corale di tutti i propri istituti, mostra così non solo ciò che è abitualmente accessibile al pubblico, ma anche il dietro le quinte dei beni culturali con le numerose professionalità che si occupano di conservazione, didattica, tutela, valorizzazione. Attraverso il sito e i propri profili social facebook, instagram e twitter il Ministero rilancia le numerose iniziative in atto. Sulla pagina La cultura non si ferma del sito https://www.beniculturali.it/laculturanonsiferma, in continuo aggiornamento, sono già presenti diversi contributi dei luoghi della cultura statali della Liguria.

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"Il mito di una Maschera". Se ne discute al De Chirico, e Salvatore Nuzzo sarà in mostra fino al 21 marzo

salvatore nuzzoNota critica per Salvatore Nuzzo

Intelligenza artificiale. L’incubo di un robot messo paurosamente a punto, come si dice di una macchina, nell’ambito della creatività. Se ne è discusso molto nelle sedi deputate (a Milano e altrove) relativamente al senso economico: non del valore venale ma di quello percettibile con i sensi aperti schematizzato o meno dalla storia dell’arte. Al tempo di Walter Benjamin lui era al riparo da questo incubo. Si poneva però il problema della ‘riproducibilità dell’opera d’arte’. Ho pensato questo sempre più convincendomene nelle occasioni in cui ho avuto davanti agli occhi le opere di Salvatore Nuzzo. Sappiamo come Benjamin affrontò il tema, stava nel contempo scrivendo il saggio sul Dramma Barocco Tedesco. Siccome il pensiero evolve indipendentemente dai compartimenti stagni (ne esistono ancora) tra arte ed arte possiamo, riferendoci a quei testi, che qualcosa circola come un leit-motive, la cui frequenza e li congiunge sotterraneamente: l’arte intorno a cui Benjamin discettava a proposito della sua riproducibilità (e quindi circolazione) è in quei testi quella esposta alla visione. Dipinti, disegni, guaches...Quindi abbandoniamo la riproducibilità e passiamo ad un procedimento che sarebbe a monte del processo. Quello creativo. Tu carichi, dai la carica come ad un orologio al robot e quello sforna le sorelle minori delle Demoiselles d’Avignon. Può l’artista ‘suggestionarsi’ ma non creare dal nulla. L’accensione dell’idea è motivata dal fattore tempo (quello cronologico); di quell’assemblare Nuzzo, diciamo, elementi disparati – persino tattili – non collocabili in un tempo storico; per dirla semplicemente arte creata o dissepolta ma che indipendentemente dalla cronologia produce, genera una ‘emozione’ non prospettica relativamente al tempo: lontananze oppure l’attualità...Scrivevo quanto l’esposizione dell’opera di Salvatore Nuzzo si rispecchi nel senso alto del celebre verso del poeta Alfonso Gatto, il piacere fisico di ritrovarla puntualmente all’altezza dei gridi. Come non essere così riconoscenti e grati a questo artista perseverante nel cogliere l’essenza degli esseri e delle cose, del naturale e dell’immaginario prescindendo dalla dimensione passato/presente e accampandosi invece nel perenne.
Fauno, cavallo, donna, pulcinella, angelo...Tutto scorre disperdendo nella corrente i sedimenti indispensabili, per chi ha il pregiudizio di giudicare l’evento creativo in un ambito contrassegnato dalle lancette di un orologio, dai foglietti a perdere del calendario. E’ per Salvatore Nuzzo la festa di inventare dal ‘nulla del reale’ dipingendolo, disegnando, scolpendo, modellando ceramiche e plastiche: la perennità della categoria delle estetiche cinetiche per quanto immobile sia nella clessidra la polvere segnatempo.

Vanni Ronsisvalle

SABATO 22 Febbraio 2020 ore 10:30

Liceo dell'Arte e della Comunicazione "Giorgio de Chirico” - Aula magna- Auditorium

DIBATTITO e CONFRONTO
"Il mito di una Maschera"

Intervengono: Vincenzo ASCIONE – Sindaco del Comune di Torre Annunziata; Roberta C. RAMONDO – Assessore alla Cultura del Comune di Torre Annunziata; Felicio IZZO–Preside Liceo dell'Arte e della Comunicazione “Giorgio de Chirico”; Crescenzio D'AMBROSIO – Referente Spazio 011 - Artista

e con la partecipazione straordinaria dell'attore della maschera Ignazio PANARIELLO , Attore – Commediografo - Regista

SPAZIO ZERO11
Laboratorio delle mostre

Salvatore Nuzzo

"SCULTURE & DISEGNI"
Pulcinella Archeologico

Mostra di opere grafiche, plastiche, pittoriche e di decorazione ceramica
a cura di Vanni Ronsisvalle
Dal 22 Febbraio al 21 Marzo 2020 - Orario Mostra - da lunedì a venerdì: 9:00 - 19:00
sabato 9:00- 14:00

Per informazioni: Liceo dell’Arte e della Comunicazione “ G. de Chirico “
Via Vittorio Veneto n° 514 – 80058 Torre Annunziata (NA) Tel. 081 5362838
E – mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
www.salvatorenuzzo.com Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 

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"STREET HAART"

Mostra d'arte gratuita ispirata alla prevenzione HIV

Artisti - Detenuti - Studenti

streethaartpsd 1 250Si svolgerà presso il Liceo Artistico Giorgio De Chirico dal 3/2/2020 al 20/02/2020 "Streethaart" una mostra che indaga sull' HIV, la prevenzione e la gestione dell’infezione.

Le opere sono state realizzate da detenuti del carcere di Poggioreale, da artisti sierocoinvolti e da studenti del Liceo artistico, a conclusione di un percorso formativo con l’artista Carlo Oneto.

Streethaart (h.a.a.r.t. acronimo di antiretrovirale) è un progetto che ha lo scopo di prevenire le infezioni da HIV e vincere lo stigma verso chi vive con HIV attraverso mezzi di tipo artistico, soprattutto alla luce delle ultime terapie che consentono a chi è già infetto, ma in terapia, di non essere più trasmissibile.

Il progetto è stato realizzato da Arcigay Napoli con il contributo della community award Gilead e assegna 5 premi in denaro agli studenti che meglio hanno rappresentato il tema e la possibilità di esporre i propri lavori alla conferenza internazionale su aids e ricerca antiretrovirali (ICAR 2020).

                                           LUNEDI’  3  FEBBRAIO 2020 

Liceo dell'Arte e della Comunicazione

"Giorgio de Chirico”

SPAZIO ZERO11 

Laboratorio delle mostre

"STREET  HAART"

Mostra d'arte gratuita ispirata alla prevenzione HIV

Artisti - Detenuti - Studenti

VERNISSAGE  E  PREMIAZIONE  ALUNNI  
ORE  11:00

Intervengono:

Felicio Izzo - Preside Liceo "Giorgio de Chirico"

Daniela Lourdes Falanga - Presidente Antinoo Arcigay Napoli

Carlo Oneto - Artista coordinatore progetto Streethaart

Antonello Sannino - Presidente ANPI T.A. -  Pride Vesuvio Rainbow -coordinatore progetto Streethaart

Dal 3 al 20 Febbraio 2020 - Orario Mostra - da lunedì a venerdì: 9:00 - 19:00 

 sabato 9:00- 14:00

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Quinta dimensione - L’eternità dell’effimero. Collettiva d'arte alla Galleria WESPACE

quinta dimensione locandinaQuinta dimensione - L’eternità dell’effimero
La logica oppositiva binaria – bianco/nero; destra/sinistra; bene/male… – fondamento del pensiero occidentale, unisce alla congrua opportunità anche la semplicità di interpretazione. In particolare, tra le molteplici coppie duali proposte da Jacques Derrida , quella Natura/Arte è la più funzionale all’interpretazione della Vita come fugace simulazione dell’eterno.
Una coppia che trova nella scontata dimensione della contrapposizione la sua giustificazione d’essere. Come se la Natura fosse il noumeno, l’essenza, la cosa primitiva e primigenia, e l’Arte una sua manipolazione non solo in funzione di mutamento, ma anche in termini di corruzione. Una sorta di deliberata volontà di defraudarne la purezza. In tal senso, appunto, si utilizza il termine artefatto, nell’accezione di adulterato, contraffatto, falsificato.
Viceversa l’Arte non può che essere scarto, effimero residuo dell’umana operosità. Non silloge di eteree intuizioni, inerzia di associazioni orientate dall’istinto. Ma scoria di pensieri che si adeguano alla materia; una sofferta spoliazione del tempo anche a venire. E in quanto attività superflua, senza alcuna connessione con le funzioni vitali e indispensabili alla sopravvivenza, non può diventare altro. In quanto è già altro.
La sua speranza di futuro non può che durare il tempo della realizzazione, vivere la sicurezza e la redenzione del gesto compiuto, celebrarne la morte col banchetto delle spoglie. Non può che essere in quel momento, e per sempre, fonte di piacere per se stessa. Hic et semper. Persino dove “sunt leones” ad evocare luoghi che potrebbero identificarsi con gli universi paralleli della quinta dimensione.
Perché lo spazio – quello del mondo sensibile, immediatamente percepibile – non è una stanza con delle pareti e un tetto, né il tempo (la quarta dimensione postduchampiana) la luce che la illumina. Ma, insieme, costituiscono, un’unica sostanza, fluida e trasparente, fatta di onde e attrazioni, e granuli, ad osservarli al microscopio, in perenne vibrazione, sostanza nella quale siamo immersi. Noi, fatti della stessa materia. La scienza parla di cronotopo, continuum spazio-temporale; la poesia di “sogno”, indefinito grumo sospeso tra il cielo e la terra
Ecco, allora, che la quinta dimensione, evocata nel titolo, non ne costituisce il superamento, ma sancisce la supremazia, nell’atto creativo assoluto, del big bounce – il grande rimbalzo – sul big bang. Nella sua ricorsività l’Universo sembra confermare l’antico principio della conservazione della massa, quello della trasformazione come postulato dell’eternità. E l’Arte, quella che occasionalmente, nella grammatica quantistica dell’indeterminismo, si identifica con i nostri otto artisti, ne è l’araldo.
“La salvezza è l’eternità!” sembrano dirci le loro opere. Indipendentemente dalla tematica, dalla tecnica, dai materiali utilizzati. Se la pittura nasce come volontà di raffigurare un’assenza e la scultura come illusione di farne un simulacro, tutte le volte che il gesto si rinnova, si ridetermina l’occasione passata, si pronostica quella prossima.
Il tempo si fa istantaneo.
Niente più accumuli o affastellamenti. Né riusi o ricicli o recuperi. E nemmeno inutili richiami alla durabilità degli oggetti di consumo. E men che meno geremiadi sul consumismo che tutti coltiviamo nell’anima come una pulsione di morte alla quale, con una voluttà che alterna senno e prudenza, follia e commiserazione, non riusciamo a sottrarci.
L’Arte non ha bisogno di scarti per glorificarne, nella ricreazione, nell’assemblata ibridazione, l’anima espressiva, perennemente espressiva.
Perché l’Arte è la scoria più nobile dell’Uomo. Con l’orgoglio della sua impura e blasfema orma di divinità. Da sempre effimero punto dell’eternità; veranda di luce sul vuoto del tempo simultaneo.
La si può ordinare, nel computo, come quinta dimensione? Non ha importanza!
L’interrogativo resta: “Ma come si fa a non capire l’unica, esclusiva, vera lezione dell’Arte?”
Se si mettessero insieme tutte le tele del mondo e della storia del mondo, e i marmi e i libri, e gli spartiti, si formerebbe un gigantesco ziqqurat capace di innalzarci sino al cielo. Lì dove pure si arriva tutte le volte che pensiamo, anche solo come oscura ma esaltante premonizione, a qualcosa di effimero che abbia una forma, un colore, un suono, un segno, come pegno dell’eterno.
Lì, dove, nella fluida trasparenza del tempo non più tempo, le miserie degli uomini, nella natura che non smette di ospitarli, appaiono come un unico punto, di atomi in perenne movimento. Ma antico e sereno. Finalmente ordinato. In un senso di pace che rassicura.
Nel momento dello sguardo. E del sentire profondo del cuore.

Galleria WESPACE

Vico del Vasto a Chiaia, 52 – Napoli

Collettiva d’arte

“Quinta dimensione”

L’eternità dell’effimero

Vernissage – Venerdì 7 Febbraio ore 18:30

 

Espongono:

BIGAL

Unberto CAROTENUTO

Crescenzio D’AMBROSIO

Antonio LONGOBARDI

Francesco MATRONE

NEOTTO

Mario SAMMARCO

THc

Presentazione Felicio IZZO

 

Dal 7 al 14 Febbraio

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“Album di famiglia” di Lorenza Mazzetti

“Album di famiglia” di Lorenza Mazzetti

Il 29 gennaio la presentazione della mostra che racconta un episodio della Shoa

Invito mostra Mazzetti 250Sarà presentata a Nocera Inferiore, presso la Curia vescovile, in via Vescovado 4, la prima retrospettiva con le opere di Lorenza Mazzetti, artista scomparsa a Roma lo scorso 4 gennaio. L’appuntamento è per mercoledì 29 gennaio, alle ore 11.00.

Ad ospitare l’esposizione in programma dal 31 gennaio al 15 febbraio sarà il Battistero Paleocristiano di Nocera Superiore. “Album di famiglia, diario di una bambina sotto il Fascismo” è la mostra dedicata alle opere e alla vita della regista, scrittrice e pittrice italiana, scomparsa all’età di 92 anni.

L’iniziativa, promossa dalla Diocesi di Nocera Inferiore-Sarno attraverso il Museo diocesano “San Prisco”, si arricchisce della mostra fotografica “Diario di famiglia” della nipote Eva Krampen Kosloski.

Nella suggestiva, quanto unica, cornice del Battistero Paleocristiano di Nocera Superiore saranno esposti 25 dipinti di vario formato che raccontano la vita di Lorenza Mazzetti fino al terribile giorno in cui la sua famiglia fu sterminata dalla furia nazista. Lorenza e la sorella gemella Paola, infatti, rimaste orfane della mamma, morta poco dopo il parto, vissero con gli zii Cesarina Mazzetti e il marito Robert Einstein, cugino di Albert Einstein, fino al 3 agosto del 1944 quando la famiglia fu trucidata dai tedeschi in quella che è ricordata come la strage del Focardo a Rignano sull’Arno.

Nella sua carriera di scrittrice, tra le sue opere più note c’è il romanzo Il cielo cade, tradotto in ben 12 lingue e Premio Viareggio Opera Prima. Dal libro, nel 2000, fu tratto un film con Isabella Rossellini come protagonista, lungometraggio premiato come miglior film al Giffoni film festival.

«L’evento – ha spiegato il direttore del Museo, Salvatore Alfano – mira al raggiungimento di un duplice obiettivo. Da un lato la presentazione di una pluralità di linguaggi, tutte espressioni della capacità umana di raccontare la vita con segni e modi diversi, ma tutti ugualmente efficaci. D’altro canto, però, auspichiamo che la cifra stilistica delle opere presentate sia non tanto un fine quanto un veicolo per aprire una discussione, mai completata, sulla memoria e sulla necessità sempre urgente ed attuale di comunicazione tra le diverse religioni e filosofie di vita. Una mostra per fare memoria del passato, per stare insieme nel presente e per pensare, sempre insieme, un futuro migliore».

L’evento promosso dal Museo San Prisco, in collaborazione con l’Ufficio Beni Culturali Ecclesiastici, l’Ufficio diocesano Comunicazioni sociali e il Mensile Insieme, gode del patrocinio del ministero della Pubblica istruzione attraverso l’Ufficio scolastico regionale della Campania, del Comune di Nocera Superiore e del Comune di Nocera Inferiore.