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Le poesie di Giuseppe Lauriello

Foto Lauriello 9 21Giseppe Lauriello è nato ad Ogliastro Cilento in provincia di Salerno. Primario pneumologo, ora in pensione, presso l’Ospedale “G. Da Procida” del capoluogo. Ha coltivato da sempre l’interesse per tematiche storico - mediche, pubblicando numerose disamine su riviste mediche letterarie. La presenza a Salerno, dove vive da tempo, lo ha spinto tra l’altro ad approfondire alcuni aspetti relativi alla storia della celebre Scuola ippocratica con riflessioni e ricerche conseguite in periodici culturali ed esposte in Convegni Scientifici. Relative a questo settore due sue monografie: La patologia respiratoria nel dottrinario della Scuola Medica di Salerno e istruzioni per il medico, un manoscritto salernitano del XII secolo, pubblicato a cura del Centro studi e documentazione della Scuola Medica Salernitana. Giuseppe Lauriello scrive da sempre anche eccellenti poesie che appaiono su autorevoli periodici e antologie letterarie.

“Nei momenti di ordinario avvilimento a volte basta osservare un ciuffo di viole, che spuntano timide ed esitanti, per ritornare con la mente agli anni passati, quelli della gioventù, in ambienti naturali – nello specifico l’alto Calore- dove era bello adagiarsi sui prati e sognare ad occhi aperti.” Dice lui stesso riferendosi agli spunti della sua poesia.

EPIGRAMMA

Nel volgersi un bell’uomo a una fanciulla,

incapricciato da improvviso ardore,

le disse insinuante: “Di te nulla

mi fa impazzir di più che il tuo pudore”

Ma lei, pur arrossendo a tal signore,

ingenua e risoluta…da gran dama,

rispose: “ Se davver tanto è il suo amore,

perché mi vuol sottrar ciò che più ama?”

Succede sempe a me: una signora

mi venne presentata tempo fa,

bruna, vivace, ccu nu pietto a fora

e certi fianchi ppe’ te fa ‘ncantà.

Quando, per lusingarla, le dicette:

“Senza di lei di me che ne sarà?”

Essa ccu’ ‘nu suspiro rispunnette:

“E’ un uomo forte. Sopravviverà”.

 

AVVENTURA  IN  GRECIA

C’incontrammo laggiù in Grecia

in un gruppo d’Alpitour,

se ricordo sull’Acropoli,

provenienti da Corfù.

Era un pezzo di figliola,

bella, bionda, del Kentucky,

occhi azzurri, con lentiggini.

La occhieggiavano non pochi.

Fu così che la portai

una sera nella Plaka

a cenar noi due da ‘Socrate’:

pesce, feta e la mussaka.

Lo ‘Chez Socrate’, mi spiego,

è un locale a separè,

ristorante greco tipico,

pur se un poco demodè.

Fatto vuo’, da quel momento,

non so proprio come fu,

nuie turnamme ancor da Socrate

a gustare il suo menù.

“Mia sciasciona!” “Okey, my baby!”,

musse a musse. Ihh! Che mussaka!

Tutte ‘e sere là da Socrate

col desir che non si placa.

Ci scambiavam le vivande;

lei mi dava la sua feta,

io a  lei pesce, dopo il vrespero

e nell’ora più consueta.

Quell’idillio le piaceva

e tra il “baby” e l’ “I love you”,

le carezze e il vin di Socrate

ce scurdamme d’Alpitour.

Ma il delirio e la passione,

lo si sa, vanno a murì.

Sempre Plaka e feta ‘e Socrate

e l’ammore va a fernì.

Ed infatti me stancaie

di quel cùpido desio

e, allorché: “Let’s go to Socrate?”

le risposi: “Basta. Addio”.

Fui deciso e scostumato,

sempe feta nella Plaka

non si può. Anche un famelico

desiderio alfin si placa.

Fosse ‘a femmena cchiù bella,

vene o juorno ca’ te sfuochi:

“Che vuo’? A feta? A feta ‘e Socrate?

Vatt’ a piglia nel Kentucky”.

Fu così che ci lasciammo,

ma mi chiedo ancor: “Chissà

quella feta, a ‘feta’ ‘e Socrate

quale fame sazierà”.

Quanto a me, certo la feta

penserete ca’ me manca.

Preferisco ‘a feta indigena:

è più sapida e non stanca.

Se comunque andate in Grecia

e volete la mussaka,

beh, gustatela da ‘Socrate’,

via Mysoti, Atene, Plaka.

A UNA FIGLIA D’AFRICA

Soffiava il vento sul  fragor del mare

quella gelida sera,

testimone del tuo calvario senza fine.

Aprivi l’esile sudario

intirizzita

e mostravi il tuo corpo da vetrina

ad uomini affrettati e senza volto,

cupi di desiderio

di un contatto lubrico

e senza amore

con le tue carni in fiore.

Muggiva il mare!

Sul viale buio

i lampi fuggitivi di quei fari

schiaravano la notte

e il paracarro dove tu tremavi,

ma non il buio che tenevi in cuore.

Piangevi le  tue lacrime mute,

sapor della savana,

quella terra lontana,

che non sgorgava più latte dal seno

per i suoi figli neri,

spremuto da un superbo forestiero,

che largiva veleno su ogni cosa.

E tu raminga

cedesti alla lusinga

dell’uomo biondo e dalla pelle rosa.

Lui ti prese per mano,

ti svaporò qual goccia di rugiada

e ti lasciò, beffardo e disumano,

sul ciglio della strada.

 

A  RICETTA  ‘E  PULECENELLA

Si a luongo vuo’ campà sano e felice,

si ‘a vita vuo’ gustà serena e bella,

chesta è ‘a ricetta, magnala. T’ho dice

chi l’ha pruvata e ‘o sa: Pulecenella.

‘A ricetta è chesta cca,

bella e pronta ppe’ magnà.

Quatto felle spicce, spicce

de panella sereticcia,

ddoie alice sotto sale,

si so’ quatto, nun è male,

quacche auliva accunciatella:

sceglie ‘e nere e ‘e verdolelle.

E, si ‘o gusto ‘o vuo’ cchiù ricche,

miette cappere e aglie a spicche.

Po’, ppe’ sfizio de li amici

lleva ‘a lisca ‘a int’ ‘a alici.

Miette ‘nsieme cheste cose,

           unge a falle cchiù gustose.

Attramente frie ‘o pane

‘ncoppa ‘a ‘o fuoco int ‘o tiane.

Quanno è fritto e assaie cucente

n’ce sistiemi l’ingredienti.

Cco’ Gragnano l’accumpagni

e po’ vide che te magni!

Chesta è ‘a ricetta ppe’ te fa campare,

chesta è ‘a ricetta ca tu può gustà.

E’ nata ‘mmiezze a’ vicoli e lampare,

chesta è ‘a ‘a ricetta ca te fa ‘ncantà.

E tu, popolo, po’, ricordatella,

che l’ho firmata io: Pulecenella.

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Le poesie di Francesco Agresti

Francesco Agresti, giornalista e critico letterario esordisce come poeta con la raccolta 'L'Ape Regina' Editore Abete e 'Ritorno a Eboli', pubblicato da Spada, nel 1982, all'indomani del terremoto dell'Irpinia del 1980, che coinvolse anche la sua Eboli. Nel 1988, a casa di Alberto Moravia, al Circeo, fondò il premio Internazionale di letteratura 'La Cultura del Mare” con Dacia Maraini presidente della giuria. Nel 1989, con Spada, pubblica il suo primo romanzo 'Un argentino al Circeo', presentato da MarhaCanfiel alla Ca' Foscari di Venezia. Nel 2003, pubblica con la TielleMedia il poemetto 'Il ritorno di Ulisse', rappresentato in diverse località italiane e straniere, mentre il poemetto 'Itaca, l'isola impossibile' esce nel 2007 con Lietocolle. Nel 2009, con Lepisma, esce il suo secondo romanzo 'Al di là del mare” presentato in prima assoluta nell'Aula consiliare del Comune di Eboli da Dante Maffia e Antonio Manzo. Da diversi anni, dopo la raccolta 'Ritorno a Eboli', ha ripreso a pubblicare poesie dedicate al centro storico di Eboli, andato completamente distrutto dai bombardamenti alleati del 1943. Attualmente, dopo alcune edizioni del Premio Pasolini, cura varie rassegne di poesie, tra cui 'Eboli in poesia'.

 

Nuvole

Le nuvole

passano su di noi

e ci posseggono

con il loro carico

di pianto.

 Ma, appunto,

passano.

 E i fiori

sbocciano ancora

e le stelle brillano

nel cielo amico

e i cuori

impazziscono di gioia.

f.a.

 Eboli, 8 aprile 2016

 

Un urlo muto

La castità del mondo

dentro le stanze chiuse

è un grido immane

che si placa solo nel dolore.

 Parvenze della memoria

non ottundono i sensi,

li scompongono e li espongono

al piacimento del tempo.

 E quando i giorni

si susseguono inermi,

senza storia e senza afflato,

moltitudini immense vagano

in balìa di un capriccio,

di un rivolo di vento,

di un urlo muto

che dalle gote si leva e ci congela.

f. a.

 Roma, 8 febbraio 2016

 

 

Canto d'amore per la mia Eboli

Eri un abbraccio di case

tra nidi di rondini a festa

all'ombra di un castello

e un campanile

a svettare alto nel cielo

più su delle altre chiese,

solerte a scandire le sue ore

per l'ebolitana famiglia,

con i rintocchi a disperdersi lenti

tra il fresco dei giardini e le colline

fino a lambire il mare

silente oltre la Piana.

 Non ti hanno fiaccata

gli oltraggi, le guerre, la peste,

le paludi malsane

e le troppo vedove a lutto,

fattrici di braccia e di carne

per i padroni di turno.

 E anche oggi, come ieri,

resisti agli inganni del tempo,

alle lusinghe ammalianti,

agli abbracci assassini di un mondo

che ha violato ogni cosa.

 E tu non rispondi,

abbozzi soltanto un sorriso di scherno.

 Sei avvilita, tradita, indifesa,

smarrita tra carezze mandaci

che ti hanno tolto persino la luce.

 Ma resti sempre un approdo di pace

per i tuoi figli lontani.

 Sei l'aurora che splende perenne

tra le strade e le case,

tra gli ulivi, sui monti, nei cuori.

 Sei un gorgo di pianto e di gioia.

sei il vento velato delle sera

che, inesorabile, ti porta via con sé.

f. a.

 Eboli, maggio 2013

La vita non è un gioco

La dolcezza lieve

di uno sguardo

fa scoprire

il senso delle cose.

 La luce

riflessa nei tuoi occhi

è un ponte

tra la terra e il cielo,

è l'eternità dell'attimo,

una finestra socchiusa

sull'immortalità

dello spirito

che si riflette

sull'animo umano

e lo eleva.

 La vita non è un gioco.

f. a.

novembre 2013

 

Le vie dell'anima

A volte

è tale la nostra solitudine

che ci basta un colore,

un sorriso,

uno squarcio di cielo,

dopo un temporale,

per sentirci ancora amati.

 E poi si ferma il tempo

e il cuore tace

mentre tutto d'intorno

si compone.

 Le emozioni affiorano

e i giorni tornano

a tessere le ore

fatte di attese e di ritorni.

 E tutto scorre, e tutto torna, e tutto va.

f.a.

 Eboli 26 marzo 2016

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Le poesie di Antonio Verolino

Antonio Verolino è studente della Facoltà di Lettere (curriculum classico) dell’Università degli Studi di Salerno, laureando triennale (con tesi in glottologia).

Diplomatosi presso il liceo scientifico statale “G. Da Procida” (SA) nell’anno scolastico 2012/13.

Coltiva un vivo interesse per lo studio delle lingue moderne e antiche, (parla inglese e francese) e per l’arte figurativa e letteraria.

CHLOE AL MUTO NOTTURNO

Vedo fiori cadere,

Chloe,

vedo noi annegare

in un vortice

d’insperata essenza,

d’amara assenza.

Eppur tu vivi,

recondita,

come lo stelo

di quel fiore

di cui cader

vedo il bocciolo solo,

non il sostegno.

Sii tu a me

sostegno e stelo,

depositandoti, dal cielo,

nel mio cielo

d’interior travaglio,

di chiarore oscuro

che delle mie membra

fan peso e muro.

Posati e risplendi,

leggiadra,

or che intatta

usi me come scudo.

CHLOE AL MERIGGIO

E son io,

Chloe,

che con lievi

aliti di vento

muovo pensieri

lontani e remoti

che viaggiano

nel meriggio,

chiaro,

d’un’intensa giornata.

Riscatta la sofferenza

di ore assenti,

sofferenti nel giorno,

che non conta

le piaghe

che il tempo

c’impone.

Vagheggia mondi

d’infinito

piacere sereno,

d’odore intenso

e d’intenso ardore.

Alle soglie

la Luna sta

a guardare

il meriggio

che sorge nascendo:

come all’infermo

nuova vita è resa,

come alla vita,

nuova linfa inattesa

FIORI NELLA NEBBIA

Disperdiamo l’amore nostro

là, dove la fitta nebbia

nasconde e copre

le incomprese nostre rivalse

che, come blandi edifici,

si sgretolano, ammassandosi

come macerie nel vuoto.

Sentimenti aspersi nella nebbia

dell’immane mio ego

che dirti non sa ciò che

dolente s’addentra.

Lasciami allora riflettere

mentre sbocciano

i fiori della prima stagione

come soffi del cuore

che ancor si spaura.

CECITÀ APPARENTI

Nessuno vede

le vibrazioni possenti

che paralizzano

i movimenti del mio cuore.

Nessuno vede

le scure e taglienti

lame del giorno

che di colpo, dal profondo,

m’immolano come vittima

dello stretto lor corso,

riducendo la speranza

ad invisa compagna

del malessere avaro

che mi colma,

stremato.

17 SETTEMBRE

Forse al pari del vento

Ci disperdiamo

Molteplici volte,

involuti tra noi

che nel cercarci

cadiamo sbriciolandoci

come il monte sotto il tuono.

Passiamo nella stessa strada

senza vederci,

e senza vederti

fuggo sul cemento arido

che ci disorienta

né ci lascia concederci

tra noi,

inconsapevoli amanti.

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Le poesie di Mariano Ciarletta

  1. Mariano Ciarletta nasce il 4 Febbraio del 1992 a Salerno. Fin dalla tenera età di sei anni mostra una propensione per le discipline umanistiche e per il mondo dell’occulto e dell’esoterismo. A otto anni assiste alla visione del film l’esorcista e ne rimane completamente affascinato. Da quel momento inizia un percorso di studi verso il tema della possessione demoniaca senza però trascurare l’impegno verso le discipline umanistiche. A diciannove anni inizia a scrivere per un giornale campano: “Il sud “che gli conferirà una discreta visibilità. Successivamente, a 21 anni pubblica il suo primo romanzo horror, intitolato: Rami nel Buio, l’esorcismo di Amanzio Evenshire ispirato ad un reale caso di esorcismo avvenuto in America con la rivista L’ informatore delle autonomie locali.  Il romanzo conferisce una discreta notorietà a Ciarletta che, l’anno successivo pubblica un secondo romanzo intitolato Ai bordi dell’abisso, storia di un esorcismo con la casa editrice Youcanprint. Con il suo romanzo Ciarletta ottiene un award dall’ università americana Costantinian presso il palaregis Hotel di Roma e vince la categoria romanzo al premio letterario Nazionale Galiani Ricciardelli. Successivamente inizia per il giovane autore anche un percorso inerente alla poesia. Ciarletta pubblica ben 3 raccolte poetiche, una prima a 22 anni, intitolata La foresta delle rose scarlatte, edita dalla casa editrice Plectica e una seconda Sentire edita dalla casa editrice pagine. La terza raccolta con la quale partecipa e vince il premio letterario Taverna dei Briganti di Salerno intitolata Tra miti e silenzi è curata ed edita dalla casa editrice Aracne. Ciarletta vince diversi premi letterari tra i quali il premio letterario Nazionale Carmine Manzi, ottenendo il trofeo argenteo per la poesia: “ dedicata ad un angelo” e il premio internazionale Madonna dell’ Arco in cui riceve un premio e una medaglia di riconoscimento. Iscritto all’ associazione culturale IIASHEP che cura i giovani talenti, Mariano Ciarletta viene nominato barone dal principe Cammarano Zampeschi nel mese di Maggio del 2014 ottenendo così per i meriti letterari un riconoscimento reale.

Premi vinti

Premio letterario Galiani Ricciardelli 2013.

Contest Halloween poetico, secondo classificato, 2013.

Award per il romanzo rami nel buio ricevuto nel mese di Luglio dalla Costantinian University.

Trofeo argenteo per la poesia: dedicata ad un angelo + attestato. Premio Nazionale Carmine Manzi.

Medaglia aurea + attestato : premio internazionale Madonna dell’ Arco, Napoli.

Primo classificato, primo premio, contest poetico taverna dei briganti – Salerno.

Gran Premio della poesia di Sestriere - Diploma da finalista + medaglia.

2 classificato premio Internazionale Angelo la Vecchia - Agrigento (sezione Parnaso)

Premio letterario San Valentino - attestato di merito (Altripalda - Av.)

Cuore di madre

Gioisci, cuore di madre,

per il candido germoglio che porti in grembo.

Patisci cuore di madre,

per il sofferto travaglio che lo schiude alla luce.

Sorridi, cuore di madre

per la crescita del tuo fiore acerbo.

Proteggilo, cuore di madre

Come fosse linfa che scorre nelle tue vene.

Soffri, cuore di madre

nel vedere che il germoglio divenuto fiore

è nel mezzo della tempesta che causa dolore.

Stilli sangue, o cuore di madre,

per le spine che il tuo fiore ora ti porge

e per il veleno che trasuda dal  fragile stelo.

Ma non smettere di amarmi, madre!

Perché senza di te la mia vita è a metà.

MARIANO CIARLETTA

Edita dalla casa editrice Paguro Edizioni 

Appartenente alla silloge poetica IRIDI.

 

La promessa

Avevi promesso

di condurmi per mano

per luoghi sconosciuti

seppur agognati.

Avevi promesso lealtà alla promessa

violata sul nascere

per tua infida apatia.

Avevi promesso

di custodirmi nel cuore

come manna preziosa

scesa dal cielo.

Avevi promesso protezione,

come robusta radice

che avvolge un tenero germoglio.

Avevo sperato in giorni di riso,

fedele a quel patto

e invece riverso dagli occhi

patetici prismi d’ argento.

MARIANO CIARLETTA

Edita dalla casa editrice Paguro Edizioni 

Appartenente alla silloge poetica IRIDI.

 

Sogno

Anestetico della mente,

realizzatore di inganni,

spia del cuore,

fabbricante di immagini,

falso amico,

traditore silente,

concedimi ancora una volta il tuo morso,

stringimi un’ ultima notte,

e rinnova il patto che un tempo stringemmo.

Fa’ che io possa toccare il suo cuore

e potrai far schiava la mia mente

con il tuo sigillo d’ illusioni.

Inebria i miei sensi,

peso alle palpebre,

per i nostri segreti sentieri

conducimi come salda guida

e sul sentiero più oscuro,

fa’ che la sua voce

sia da eco ai miei orecchi,

solo una volta o per sempre.

MARIANO CIARLETTA

Edita dalla casa editrice Paguro Edizioni 

Appartenente alla silloge poetica IRIDI.

 

Meraviglia

Colme le iridi di meraviglia,

volte all’ immenso etere,

affamate di inesplorati sentieri,

curiose di mari mai percorsi,

bramose di luce mai ammirata,

cerchi di pura fiamma scarlatta.

Io sono fuoco che arde di scoperta,

uragano di venti setaccianti la terra,

pioggia che si riversa su deserti incompiuti.

Io sono fragile virgulto,

quercia possente,

mancato equilibrio dell’ anima,

antitesi del mio essere.

MARIANO CIARLETTA

Edita dalla casa editrice Paguro Edizioni 

Appartenente alla silloge poetica IRIDI.

 

L’ aracnide della mente.

Se fosse facile

recider la tela

tessuta dal crudele aracnide

che governa la mente

e i suoi fili ardere

nel fuoco della liberazione

padre di giustizia,

creatore di ordine,

le atrocità dell’ umana esistenza

non sarebbero che vana cenere.

Ma l’ uomo è mosca,

cieca mosca

 viziata dal libertino volo.

Curiosa mosca,

attirata dall’ odor di lusinga

dal dolce sapor dell’ ipocrisia

e dal luccichio delle armi.

Patetica mosca,

preda dell’ aracnide della mente

per i suoi stessi vizi.

MARIANO CIARLETTA

Edita dalla casa editrice Paguro Edizioni 

Appartenente alla silloge poetica IRIDI.

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