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I fratelli” Gallo” al Teatro delle Arti di Salerno con lo spettacolo “I sette vizi napoletani”

  • Published in Lapilli Salerno

fratelli gallo

“I sette vizi napoletani” dei fratelli Gallo: Gianfranco e Massimiliano, sono stati presentato la sera del 25 novembre al Teatro delle Arti di Salerno, spettacolo che rientra nella programmazione annuale di “Che comico 2017-2918”, direttore artistico Gianluca Tortora. La rappresentazione, molto apprezzata dal pubblico, per la genuinità e la capacità semplice dei due fratelli, figli eredi di quel mostro sacro della canzone napoletana che risponde al nome di Nunzio Gallo, ha proposto brani musicali cantati con bravura (buon sangue non mente) e considerazioni ironiche/satiriche su precise “invenzioni mentali” e linguistico/comportamentali, proprie del popolo napoletano. Ma non è tutto lo spettacolo si è arricchito di amenità socio-culturali, di riflessioni personali e interpersonali sulla società contemporanea, di un toccante “coming out” (Marco Palmieri) ed altresì di veri e propri assoli musicali, come quello d’apertura, affidato alle mani “elettriche” del maestro Antonio Maiello. Gianfranco e Massimiliano Gallo, bella presenza, giacca e gilet a disegnare le siluette misurate eppure informali, hanno acceso il Teatro delle Arti , dando vita allo spettacolo, scritto e diretto da Gianfranco, che altro non è che una revisione umoristica di certi tratti ed atteggiamenti individuali e collettivi riconoscibili copiosamente nella psicologia socio-culturale del popolo napoletano. Uno spettacolo, quello dei vizi napoletani, difficile a dargli una’ etichetta precisa, tuttavia, a voler individuare un fil rouge, lo si deve ricercare nel tentativo dell’autore di scrollarsi di dosso la presenza ingombrante di essere figlio d’arte, etichetta che è facile vedersi consegnare. Un tentativo, il suo, con l’aiuto del fratello, più popolare per le apparizioni in tv, di ritagliarsi una propria autonomia nell’arte teatrale in genere e in quella napoletana in particolare. E pensare che la genetica “vocale” era stata generosa con lui, per cui poteva ambire a seguire le orme paterne ma ha deciso e preteso da sé, una via originale e individuale che senza essere mai banale ha regalato scampoli di buona performance, tra cui la gag a tre sulla presunta religiosità dei napoletani e l’eccezionale interpretazione di “Torna maggio”, un omaggio canoro a Vincenzo Russo, poeta e cantore napoletano, che, senza tema di sbagliare, è una delle più belle versione ascoltate. Il contenuto dello spettacolo nell’intenzione dell’autore, è teso a voler smitizzare la napoletanità vecchio stampo e farsi portavoce di una sensibilità moderna, aperta e attenta alle tematiche dei giorni nostri. Con una scenografia semplice, quasi spartana, ridotta ad un telone ad emiciclo, che ridimensionando il palco, lo ridisegna tutto sugli attori e loro su due sgabelli a turno si esibiscono. Emozionante è stata la dedica al loro padre di una delle canzoni meno celebre del cantante, “Credere”, vincitore di tante gare canore: Festival di Sanremo, Canzonissima, Festival di Napoli e compositore di canzoni successi, una per tutte “Sedici anni”. Il parlato ed il cantato, ben dosato, hanno dato come risultato, uno spettacolo molto gradevole ed il loro alternarsi in scena, per dare il meglio di sé, ogni volta, ha vivacizzato il tutto. Bravi tutti e due, la somiglianza è complice, ma mostra Massimiliano, assurto a fama nazionale per importanti passaggi in tv, come un fratello minore generoso ed affettivo perché nulla fa per rubare la scena al fratello maggiore. Uno spettacolo i “Sette Vizi Napoletani” signorile e dignitoso che ha fatto sorridere e pensare il pubblico, accompagnati da belle canzoni cantate da voci limpide con la modernità giusta e senza dimenticare la tradizione.

Maria Serritiello