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“Bravo pour le clown” di e con Luca Morelli terzo spettacolo al Festival Nazionale Teatro XS Città di Salerno

luca morelliContinua il cammino del decennale del Festival Nazionale Teatro XS città di Salerno 2018, con uno spettacolo “Bravo Pour Le Clown” di e con Luca Morelli di Potenza. Il monologo ha vinto la III° edizione del Festival MonoDramma, Monologue Dramatique, organizzato dalla Cooperativa Culturale “La Cantina delle Arti” di Sala Consilina, Direttore artistico Enzo D’Arco e partecipa al Festival XS per un accordo preso tra le due Compagnie.

La trama è semplice, ma la bravura dell’autore –attore fa del pezzo, 65 minuti in tutto, un piccolo capolavoro, alla Charlie Chaplin, dove il sogno prende la mano sulla realtà. Il personaggio unico è un custode di un vecchio teatro, destinato a cedere il posto, dopo essere abbattuto, al moderno feticcio del consumismo più esasperato: il supermercato. Il vecchio non vuole arrendersi e s‘illude di poter far rivivere al vetusto e glorioso teatro un altro giorno di gloria, ripercorrendo i suoi sogni infantili e trascinando con sé, in questa carrellata del tempo andato, il pubblico che non vede l’ora di collaborare e tornare fanciullo.

Silenzio, comincia lo spettacolo che il teatro si aspetta, nessuna replica lo farà più rivivere ed ascolta attento, pronto a criticare l’attore se non riesce a rendere bene il pezzo famoso di Cirano di Bergerac di Edmond Rostand: l’elogio del “naso”. L’attore-custode, invece, dà prova di una notevole maestria teatrale, nell’intessere un dialogo immaginario col suo naso da clown, esibendo una serie di epiteti di vario genere, tutti improntati a sfiziose prese in giro ai danni dello stesso, fino a quando non lo appoggia al portabiti che gli fa da contraltare e dove appesa c’è una marsina rossa e una bombetta nera, il tutto in una lingua classicheggiante e forbita, vestito con camicia e pantalone tirato su con le bretelle. Sparisce dietro le quinte ed al rientro in scena, sulle note di una delicata chanson francese di Josephine Baker, indossa una giacca pied poule e berretto eton e dà sfogo alla sua rabbia per come la progressiva disaffezione del pubblico, ha condannato alla chiusura il teatro, accelerata dalla grinta di chi vuole rimpiazzarlo nel tentativo di soddisfare esigenze più urgenti, quali quelle dettate dal consumismo alimentare. La nostalgia della vita di teatro vivo, lo prende e i ricordi confusi con i sogni, quasi lo convincono di poter resistere.

Ora il custode, indossando la marsina rossa e la bombetta nera, si trasforma in clown, il fisico e la folta barba carducciana glielo consentono, sicché iniziano sognanti clownerie dal gioco musicale con le campanelle colorate sul tavolo in fondo a sinistra, allo xilofono rudimentale con i pulsanti, per finire con il gioco del mimo con le palline virtuali. 60 minuti in serenità elegante delicata e mai aggressiva. Gli inediti di antiche pizze cinematografiche, tra le quali “I Clown” di Federico Fellini richiamano alla nostalgia e all’essere romantico della persona buona e gentile che è il nostro sognatore. Il sogno buono, il coraggio della semplicità teatrale, viene immaginato essere visto in sala, dal più grande clown del ‘900: Grock, in arte, ma il suo vero nome fu Charles Adrien Wettach

Nell’aria di mezzo tra la realtà e il ricordo, tra il gioco e la vita, tra il desiderio/speranza e la consapevolezza dolente del tempo andato ed ancora il gioco della sorpresa e la sorpresa del gioco, il coinvolgimento del pubblico alla re-invenzione dello svago con il pubblico, chiamato a rivivere, sia pure per poco, ma con tanta aderenza, l’infantilità dello spasso. Così persino la mastella verde di plastica, destinata, nella mente dei più, all’uso banale di panni da lavare, è nobilitata a poetica fonte di luce. Un canovaccio delicato, quanto leggero, come un batuffolo d’ovatta, un pezzo che ha tenuto abbracciato a sé, per circa un’ora, un pubblico attento e meravigliato per tanta elegante leggerezza. Si accetta a malincuore la fine dello spettacolo, convinti e sicuri che, purtroppo, quel mondo diventa sempre più raro e perciò più prezioso. Si vorrebbe non finisse o che non finisse così presto. Un modo di fare teatro, quello del bravissimo autore-attore Luca Morelli, che è inversamente proporzionale alla violenza della società, un antidoto che somministrato, cum grano salis, ha una valenza e un’efficacia incredibile.

Un susseguirsi ininterrotte di sorprese, per cui il flacone di detergente messo ai piedi del portabiti, diventa un’occasione per qualche schizzo d’acqua spruzzato sul pubblico, con il quale sorprendere e giocarci, mentre il tavolo in fondo diventerà un’altra opportunità per gigioneggiare con alcuni del pubblico, invitati a salire sul palco, per suonare note con le campanelle, mentre lui s’improvvisa direttore d’orchestra. Infine le musiche utilizzate per lo spettacolo, non possono fare altro che cullare dolcemente la nostalgia, i sogni e i giochi di tutti, pifferaio e topolini compresi. Bravo, allora, pour le clown è veramente facile dirlo!

Maria Serritiello