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Bellizzi, quarto appuntamento delle Rassegne Fotografiche Cerzosimo

laboratorio 250Il 14 giugno alle ore 20,30 presso il nuovo Studio fotografico e Laboratorio di Stampa fotografica professionale Armando Cerzosimo, in Bellizzi, si è tenuto il quarto appuntamento delle Rassegne Fotografiche Cerzosimo. A parlare della sua fotografia è stato Salvatore Lembo, presentato in modo inappuntabile e con la precisione della conoscenza, dalla docente e critico d’arte Prof.ssa Cristina Tafuri. Cilentano doc, Salvatore Lembo è nato nel 1965 ad Agnone Cilento ed ha frequentato il Liceo Artistico Sabatini, mentre scenografia presso l’Accademia di Belle Arti di Napoli. Ha viaggiato molto ma è sempre restato attaccato alla suo terra, che ritorna ogni volta nelle sue fotografie. Usa di prevalenza il bianco e nero ripetendosi ciò che Robert Frank, fotografo e regista svizzero, ha affermato “Il bianco e il nero sono i colori della fotografia. Per me rappresentano l’alternanza di speranza disperazione cui l'umanità è sempre soggetta”. Cogliere le meraviglie della vita quotidiana attraverso uno scatto in bianco e nero o a colori è quello che Salvatore Lembo fa attraverso la sua fotografia. A Napoli segue il corso di fotografia del maestro Mimmo Jodice e inizia a fotografare con logica professionale. Partecipa a un workshop con Marc Riboud e Elliot Erwitt. Da alcuni anni lavora su tematiche di approfondimento sociale nelle zone rurali del Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano. Dal 2005 inizia ad interessarsi e quindi a ricercare fotograficamente il paesaggio contemporaneo, utilizzando il formato panoramico. Ha pubblicato sue immagini su Fotologie, Fotografare, Fotoit, Tutti Fotografi e Il Fotografo. Lembo, che lavora prevalentemente in b/n con sporadiche incursioni nel colore, opera anche nel campo della promozione della cultura fotografica, attraverso l’organizzazione di eventi, mostre e dibattiti. Ha partecipato a progetti fotografici ed è vincitore di concorsi regionali e nazionali. Ha esposto in mostre personali e collettive. Questo il suo sostanzioso curriculum prima che nella sua vita professionale, ad un tratto non si presenta il Cilento, ovvero un piano di lavoro, in grado di creare una raccolta d’immagine per questa terra così discosta, ma forte della sua unicità paesaggistica: mare infinito, aspra campagna e monti ed in tutto questo, scorci di vita quotidiana, spaccati di feste religiose, volti, arnesi di lavoro, un museo rurale, ricordato negli scatti definiti di Lembo, di grande pregio, perché esaltano la terra cilentana che svia percorsi turistici. Il piano elaborato ha uno scopo preciso, che è quello di raccogliere materiale iconografico, che fosse in grado di soddisfare le diverse richieste di materiale fotografico sul territorio e, al contempo, promovesse il comprensorio, nelle sue numerose articolazioni, sicché, nell’arco di quindici anni, il Progetto è stato il motore di una serie di iniziative in cui il bene antropologico-culturale è diventato “strumento” per la valorizzazione del suo patrimonio artistico e ambientale.

Il mare, le spiagge, le scogliere, le grotte, gli ulivi, le strette valli, la macchia. E ancora i paesi arroccati, i vicoli stretti, le ampie piazze gli anziani, gli animali da compagnia, i bambini in posa, il gioco, la processione, i lavori antichi. Il sorriso, la ritrosia, l’orgoglio. Sono questi gli spunti su cui Salvatore Lembo poggia il suo obiettivo per riprendere la terra del Cilento, mitica e silenziosa.  La profonda conoscenza del territorio porta il fotografo ad essere sempre parte integrante della sua stessa narrazione e non solo ma si apre allo sguardo e all’empatia di chi questa terra non conosce.

Ecco, Lembo ci porta per mano nella sua terra, attraverso volti scavati dalla fatica, dai sorrisi sdentati sulla bocca, dagli asini mansueti, da gente che sosta in attesa di chi sa che cosa, quasi un fermo immagine che lascia il segno, ma poi Lembo fa di più, viaggia e con i suoi scatti ci fa conoscere zone dell’Armenia e della Georgia, ancora sfregiate dalla guerra. In queste foto il colore aiuta di più lo scatto, non la storia del Cilento, secolare ed imperturbabile, ma un paesaggio contaminato dal passaggio fugace della civiltà. La desolazione qui in Armenia e in Georgia è più desolata, la storia non aiuta e quello che rivelano le foto sono macchine sovietiche, Salvatore ne ha ritratte 124, edifici bombardati, panni stesi lungo strade sterrate attaccati a qualche camion a fare casa. La devastazione si avverte nei pressi di stazioni abbandonate, nel cimitero delle mille croci, nelle strutture fatiscenti, negli uomini sfatti e nei bambini quasi adulti nel gioco.

Un’interessante conversazione quella avuta con l’artista della fotografia Salvatore Lembo, un uomo schietto, semplice e duttile nella conversazione, interpretato dalle precise parole della docente Cristina Tafuri e dall’ introduzione sentita del padrone di casa Armando Cerzosimo, che fa del suo Studio Laboratorio di Bellizzi un punto di riferimento della migliore fotografia.

Maria Serritiello