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XIV giornata del Contemporaneo celebrato il 13 ottobre dall’Associazione Spazio Up Arte di Salerno

  • Published in Lapilli Salerno

La XIV giornata del Contemporaneo, il grande evento che, dal 2005, AMACI (sigla che sta ad indicare Associazione Musei d’Arte Contemporanea Italiana) promuove e finalizza la diffusione dell'arte contemporanea. L’evento, nel tempo, ha permesso di disegnare una mappa dell’arte di oggi che ha coinvolto sempre più fruitori, non soltanto nelle grandi città, ma anche nei centri più piccoli.

up arteL’Associazione Spazio Up Arte di Salerno, Presidente Vito Egidio Ungaro, ha inteso, sabato 13 ottobre, partecipare alla XIV giornata del Contemporaneo, con la proiezione di un docu-film su Maurizio Cattelan e successivo approfondimento del personaggio e della sua arte.

Per dare conoscenza dell’associazione “Up Arte” di Salerno,bisogna dare un minimo d’informazione per capire chi sono e in che cosa s’impegnano. L’Associazione è una collettiva di artisti, senza fini di lucro, con l’unico scopo di promuovere cultura e creatività. Le aree di interesse spaziano negli ambiti che riguardano la letteratura, la musica, il teatro, il cinema ed in particolar modo in tutto ciò che attiene alle arti figurative (fotografia, pittura, scultura, ceramica, installazioni, performances, design e quant’altro). Inoltre si propone di organizzare eventi, convegni, seminari, incontri per lo studio e l’approfondimento tematico; corsi e moduli formativi; concorsi, rassegne e mostre; tour nei luoghi di interesse storico, artistico e culturale; di realizzare pubblicazioni cartacee, multimediali e audio.

Maurizio Cattelan

 «Non so disegnare. Non so dipingere. Per me l’arte è vuota. Sono gli spettatori a fare il lavoro degli artisti». Queste sono le parole con le quali si descrive l’artista più corteggiato dai critici. Nato a Padova il 21 settembre del 1960 è figlio di un camionista e di una donna delle pulizie. Avrebbe desiderato farsi suora e ciò la dice lunga sulla personalità complessa dell’ artista. Debutta, nel 1991, a di Bologna con Stadium 1991, un lungo tavolo da calcetto per 22 giocatori. Due anni più tardi alla Galleria d’Arte Moderna New York fonda la vetrina minimale Wrong Gallery. Nel ‘99 attacca al muro il suo gallerista con lo scotch e si inventa la Sesta Biennale dei Caraibi, ma gli ospiti accorsi scoprono che non c’è alcun evento. Un geniaccio nello sfidare con opere che, come la “Nona Ora”, raffigura il Papa schiacciato da un meteorite e venduto da Christies per un milione di euro. Un provocatore con un filo conduttore nelle sue opere ben preciso, che se le si analizzano sono fin troppo evidenti. Cattelan è alla continua ricerca di una via di fuga da se stesso, dai fallimenti, dai sogni infranti, dal suo passato e da tutte le regole che gli sono state imposte.

Lui stesso dice a Paolo Vagheggi, cronista e critico d’arte «Ho fatto di tutto. Sono scappato di casa a 18 anni e per mantenermi ho fatto l’infermiere, il becchino, l’antennista, l’elettrotecnico e l’operaio. All’arte sono arrivato per esclusione: ogni lavoro era una tortura, all’improvviso mi è sembrata una possibilità interessante, un’occupazione senza cartellino. Poi ho capito che se non ci sono orari, lavori sempre». E’ fuori misura, ha disegnato di tutto con una sana irridenza, come lo scheletro del cane con il giornale del padrone in bocca, lo scheletro del gatto ingrandito a dimensione di dinosauro, il cavallo con le gambe allungate che penzola dal soffitto, lo scoiattolo suicida in un misero tinello. Fece molto clamore l’istallazione   alla Borsa di Milano, una mano di marmo alta 11 metri, tesa in un saluto nazista, con tutte le dita mozzate, tranne il medio. Eccentrico nella sua naturalezza, capelli fitti, corti e grigi, occhi accesi, naso grosso e tono di voce, senza nessun accento, al gran pubblico s’impose con un’opera orrenda, l’impiccagione di tre bimbi in vetroresina ad una quercia di Milano, il suo intento era di far riflettere sull’uccisione del futuro.  È dalla fine degli anni Ottanta, che lancia beffe al sistema dell’arte che lo ripaga, dall’America all’Europa, con venerazione e quotazioni miliardarie. Si fa rappresentare da controfigure per non partecipare a manifestazioni che non lo interessano ed alle quali viene invitato a ritmo vertiginoso. Chiama le sue opere: “Cose”. Chiama l’arte: “La mia ultima spiaggia”. Dice, inoltre “Se sapessi a cosa serve l’arte, farei il collezionista.

Maria Serritiello