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Al Teatro Genovesi ha avuto inizio l’XI edizione del Festival Nazionale “Teatro XS” città di Salerno

belloni vigliettaIl 10 febbraio scorso, al Teatro Genovesi di Salerno, ha avuto inizio l’XI Edizione del Festival Nazionale “Teatro XS” città di Salerno. Prima Compagnia ad esibirsi è stata la “Corte Dei Folli” di Fossano (CN), una vecchia conoscenza del Festival, con “In nome del padre” di Luigi Lunari. Un atto unico di 100 minuti, scritto nel 1997 e che affronta il dramma individuale di due persone che si riveleranno essere i figli di grosse personalità politiche.

Due soli attori in scena Pinuccio Bellone e Cristina Viglietta, avvolti in abiti da viaggio e valigia in mano, da dove vengono non si sa, né perché siano in quel luogo, nel quale fanno bella mostra di sé ruderi, colonne spezzate, quale occasionali depositi di optional casalinghi e appoggio di libri di uno dei due personaggi. Al centro della scena troneggia una sorta di porta-passaggio, un valico che s’intuisce dovrà essere superato. I due non si conoscono e non parlano la stessa lingua, infatti, l’uno, si esprime in italiano, l’altra in inglese, ma si stanno cercando, perché là hanno appuntamento. 

Questo l’inizio di “Nel nome del padre”, i due personaggi altro non sono che Rosemary Kennedy, sorella di Jonny, presidente degli Stati Uniti e Aldo Togliatti, figlio di Palmiro, presidente del partito comunista italiano, ma entrambi non sono attrezzati per la vita e come spesso avviene, essere figli di uomini di potere e di grande personalità, non agevola i rampolli, anzi nel loro caso, le fragilità di cui sono affetti, li hanno esclusi dal gruppo famiglia. Nella finzione teatrale i due s’incontrano per rimuovere i drammatici ricordi della loro esistenza, per liberare la mente ed il cuore da rancori, da ingiustizie e vessazioni subite, una sorta di catarsi, condizione essenziale per andare definitivamente verso la luce. Tra slanci e frenate brusche, tra grida di aiuto e rimproveri a volte biascicati a volte urlati e l’abbandono delle vesti, fino a renderli nudi, vanno incontro ad un destino che li vede sopravvivere ai loro aguzzini ridotti tuttavia nella condizione di non poter in alcun modo infangare il falso splendore che la Storia assegnerà ai loro genitori. Padri insensibili e arroganti, presi da mire altisonanti, hanno brutalizzato le esistenze del loro sangue riducendole ad un “Niente” assoluto fino a farle scomparire in vita, pur per nemesi storica, sopravvivendo ad essi. Nel racconto che a turno fanno di loro, per la verità più aperto il figlio di Togliatti, più recalcitrante la terza figlia del vecchio Kennedy, si apprendono particolari non molto noti al grande pubblico. Quella di Rosemary, per esempio, non è solo la sofferenza dell’animo, per un differente trattamento di famiglia, ma un reale dolore dovuto all’ingiustizia subita, quella di essere segregata, a soli 23 anni in una clinica per ritardati mentali, per paura che il suo modo libero e ribelle di vivere, svergognasse la famiglia.  Anzi fanno di più, senza porre indugio, la lobotomizzano, consegnandole fino alla fine dei suoi giorni una vita di povera larva. Non va meglio all’unico figlio di Palmiro Togliatti che vive per molti anni in una clinica psichiatrica di Modena, dove non viene nemmeno registrato. La sua depressione può farsi risalire a quando il padre abbandona la madre, per unirsi alla giovane Nilde Iotti. Ciò che gli procura grande frustrazione è l’adozione da parte dei due di una bambina, mentre a lui, figlio di un Dio minore, il padre riservava carezze con il distacco che soleva rivolgere al suo mastino napoletano, anche se poi diceva ai compagni che suo figlio era bravo: “ha letto più libri di me”. Schizofrenia con spunti autistici, questa la diagnosi, prognosi che lo inchioda alla solitudine ed all’inaffettività del padre. Intanto per andare oltre devono trovare un accomodamento per se stessi, misericordia per gli altri e una sorta di affettività tra loro. Il destino comune li unisce e sia pure di estrazione sociale diversa, trovano il tratto della tenerezza e della dolcezza. Ecco sono pronti, ora possono lasciare tutto dietro di loro, dinanzi c’è la luce eterna.

Grande prova della coppia Viglietta- Bellone, uniti anche nella vita, la dolcezza, che alla fine assurge tra loro, dopo bisticci e risentimenti, è reale più che scenica, tutto a vantaggio dello spettacolo. Il dramma sentimentale, come lo definisce lo stesso Lunari, è stato bene interpretato e con istintiva naturalezza dai due attori, lei infantilmente imbronciata e aggraziata da mossettine, lui nevrotico e dislessico, difetto che lo fa parlare a scatti, hanno caratterizzato i due personaggi, senza risparmiarsi. Un Aldo Togliatti che non si dimenticherà facilmente, che ha stremato e commosso Pinuccio Bellone, un balbettio così verace che gli resta appiccicato addosso, molto spesso anche a fine spettacolo. Cristina Viglietta un’indimenticabile Rosemary Kennedy, dolcissima nella sua infanzia allungata per tutta la sua vita, che la fa desiderare ancora la ninna nanna, prima di passare la porta che le darà la pace eterna. Abbracciandola, come solo una coppia affiatata, la loro, sa fare, Pinuccio- Aldo non conoscendo altro l’addormenterà con l’inno dell’internazionale. Sipario, silenzio in teatro, poi uno scroscio ripetuto di applausi per due grandi interpreti: Pinuccio Belloni e Cristina Viglietta che con la loro inossidabile bravura hanno reso vita e giustizia a due pressoché sconosciuti personaggi, passatici accanto senza essere visti.

Rosemary (1918-2005 ) Aldo (1925-2011)

Maria Serritiello