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“A Vigevano si spacca” terzo spettacolo dell’undicesima edizione del Festival Nazionale Teatro XS Città di Salerno.

ricoverA volte basta un incontro, con chi è appassionato quanto te, per mettere su uno spettacolo straordinario. E’ il caso dei “Ricover”, un vero gruppo musicale di Fasano (Br), con Mimmo Capozzi, regista e autore teatrale e si ha la nascita “A Vigevano si spacca” presentato al Teatro Genovesi dalla Compagnia teatrale “Colpo di Maschera”

Prima di entrare all’interno dello spettacolo e descriverlo, voglio esprimere la mia gratitudine al gruppo di ragazzi: Stefano Bux, Vito Cofano, Demy Ditano, Raffaele Trisciuzzi, unitamente al Regista Mimmo Capozzi, per aver fatto rotolare all’indietro la pellicola della mia vita. Un sentimento di gioventù insperata, le lotte perché le cose cambiassero, le ingiustizie dissolte, il nero uguale al bianco, la pace e mai più guerra. Tutti miti ideali, ormai dispersi, mentre Rino Gaetano denunciava il potere con le sue canzoni, dai testi nonsense. Una certa gioventù, a Rino l’ha sentito fratello nella visione di voler capovolgere il mondo. In prima fila, per vivere il teatro a tu per tu e diventare io stesso personaggio, ho cantato con i giovani Ricover e ho sentito forte il desiderio di salire sul palco, facile c’era anche lo scalino, e di unirmi a loro, mi sono sentita viva, con quarant’anni di meno, l’età dello stesso, all'anagrafe Salvatore Antonio Gaetano. Che bella emozione, ragazzi, grazie.

Ed allora, “A Vigevano ...si spacca”, ovvero una rilettura critico-filosofica dei testi delle canzoni di Rino Gaetano, da parte di un gruppo di estimatori del cantante calabrese, i Ricover, che in un garage, adibito a sala prova musicale, tentano di mettere su una scaletta dei brani più significativi, che dovrebbero presentare, appunto in un concerto live a Vigevano, quale gruppo di apertura e preparatorio all’esibizione di grandi e più importanti cantautori contemporanei, tra cui Capossela, Cristicchi. Stilare la scaletta, non viene facile per tutti e quattro, per chi vuole risuscitare se non il corpo l’anima, il pensiero che ha tanto intimorito il potere. Il canovaccio, così, ha una sua fisionomia che legge le dinamiche psicologico-comportamentali abbastanza precise, limitanti in quanto antidemocratiche e contrarie allo spirito libertario del Nostro. Tra spunti ironici e gag comiche di una discreta attrazione, divertenti i numeri di magia, che cercano di sciogliere le asperità del gruppo e il dialetto usati da alcuni, al posto di una dizione perfetta, si appalesano sul palco personalità tra loro molto diverse e particolari, pur tuttavia riescono a fondersi, allorquando suonano con estrema bravura e conoscenza musicale, i pezzi del loro idolo, con forza dissacrante, di rottura e liberatoria dei testi,

90 minuti di spettacolo, senza intervallo, che si arrotola sulle prove e sulla esaltazione dei giovani, che piccolo gruppo, avrebbero suonato le canzoni del loro idolo, con i testi più rappresentativi per l’affermazione dei diritti civili a Vgevano: Mio fratello è figlio unico (1976), Aida (1977), Nuntereggae (1978), E io ci sto (1980), Sfiorivano le viole, Escluso il cane, Spandi spendi effendi, Compleanno di zia Rosina, Il cielo è sempre più blu (1975) “Chi vive in baracca/ chi suda il salario/ chi ama l'amore chi sogni di gloria/ chi ruba pensioni/ chi ha scarsa memoria".  Berta filava, Ti ti ti e La ballata di Lorenzo, una triste previsione della sua morte, scritta 10 anni prima della sua fine e la somiglianza di come è morto il 2 giugno del 1981 in un incidente stradale che sa di profezia "La strada era buia, s'andò al S. Camillo e lì non l'accettarono forse per l'orario, si pregò tutti i santi ma s'andò al S. Giovanni e lì non lo vollero per lo sciopero". Renzo è morto investito da un auto mentre i suoi amici erano al bar”. I tre ospedali menzionati nel brano, sono anche quelli che la notte dell’incidente non ebbero posto per soccorrere Rino Gaetano.

Bravissimo tutto il gruppo Recover, dal percussionista, ai due chitarristi ed alla voce aspra e forte del vocalist che ha ricreato appieno la timbrica e lo stile di Rino Gaetano. Tra battute amene intervallati da brani frizzanti, energici, rocchettari anti-litteram, ritmati e scoppiettanti, su di un canovaccio leggero ed elementare, i Ricover hanno intrattenuto il pubblico suscitando in diverse occasioni applausi meritati. Un spettacolo che definire teatrale è troppo poco, considerarlo, invece, un evento musicale è la giusta misura. Un bravo, se non di più, se lo merita il regista – scrittore Mimmo Capozzi che ha saputo darci un profilo ineccepibile del più graffiante cantautore italiano.

“C’è qualcuno che mi vuole mettere il bavaglio, io non li temo, non ci riusciranno. Sento che le mie canzoni saranno ascoltate dalle future generazioni che, grazie alla comunicazione di massa, capiranno quello che voglio dire questa sera. Capiranno e apriranno gli occhi, anziché averli pieni di sale”

Potrebbe essere stata questa frase, lanciata dal palco, ad avere a che fare con la sua morte a solo 31 anni?

Maria Serritiello