Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza e offrire servizi in linea con le tue preferenze. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all’uso dei cookie. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie vai alla sezione Cookie Policy.

Nella Rassegna di “Che Comico 2018-2019” del Teatro Ridotto di Salerno La storia d’ Ita(g)lia con la regia di Marco Simeoli

italiaIl 9 marzo scorso è stato rappresentato al Teatro delle Arti, per ragioni di capienza, il penultimo spettacolo della stagione, dal titolo “La storia d’Ita(g)lia, un divertente pezzo, sui vizi e sulle virtù de nostro Paese

Vengono convocati, nel teatro della scuola, dalla professoressa dei loro figli: Janis, Tancredi ed Oronzo, i tre ignari genitori, ovvero, Giovanni Persichetti, un musicista di infima categoria, in arte Rocco Jeckerson, Andrea Mangano, con velleità di scrittore, ma le sole cose che scrive sono i bugiardini nella ditta farmaceutica del suocero e Michele Tarantino un ristoratore con poca cultura. Ciò che si aspettano, naturalmente, saranno atti d’indisciplina o al massimo lo scarso rendimento dei ragazzi ed invece per loro comincia l’inferno. I tre rampolli, sono alunni di una scuola superiore ed autori di un eccellente lavoro di gruppo sulla storia d’Italia tanto che la severissima Prof, Incoronata D’Onofri detta “La Merkel”, donna autoritaria, dotata di frustino decide di trasformare il compito dei ragazzi in un copione da mettere in scena, coinvolgendo i tre papà a recitare. 

In due tempi, ne succedono di belle tra lo scoraggiamento dei padri, non avvezzi al teatro e l’insistenza maniacale della Prof, questo spettacolo “sa da fare”. Durante gli intervalli recitativi i genitori cominciano a parlare tra loro dei propri figli e di quanto sia difficile il dialogo. Pian piano si comunicano le frustrazioni, i sogni svaniti, il mesto quotidiano, l’andare avanti senza l’entusiasmo che li ha caratterizzati in gioventù, perfino la Prof getta la maschera austera e confida ai tre il suo cattivo rapporto con il padre e la voglia che ha sempre avuto di fare teatro. Uno spettacolo che a tratti ha anche dei passaggi intimisti, oltre ad essere fresco, spigliato, procace, salace, grottesco, patriottico, coinvolgente, ilare. Una miscellanea di amore sacro e profano, intenso e goliardico, provocante e provocatorio nella sua comicità schietta, provinciale, dove si ride e si sorride, giusto mix di appeal e ritmo, di organizzazione.

Spettacolo piacevole per le musiche, le luci e la scenografia. Fluido il testo di Alessandro Tirocchi, Maurizio Paniconi, e Claudio Pallottini. La regia sapiente, precisa e professionale è di Marco Simeoli. Gli attori vivaci, spigliati con un ritmo veloce e bravura recitativa: Daniele Derogatis, Maurizio Paniconi, Alessandro Tirocchi e Valeria Monetti, la protagonista femminile che ha vissuto, prima di spiccare il volo, in quel di Cava de’ Tirreni.

Infine, non meno importante, il coinvolgimento del pubblico a fine spettacolo, invitati ad alzarsi dagli attori ed a cantare con loro l’inno nazionale, in piedi e mano sul petto, un’unica squadra commossa che ha ripetuto “Fratelli d’Italia, l’Italia s’è desta” e così il Teatro delle Arti ha vissuto una commossa unione, che in questi tempi si è quasi persa.

Maria Serritiello