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L’atteso Festival Teatro XS città di Salerno XIII° Edizione 2022, indetto dalla Compagnia dell‘Eclissi, presso il Teatro Genovesi, domenica 13 febbraio, ha preso il via.

Su il sipario e la scena di Kraken, con bianchi tendaggi distesi, ci spinge, da subito, verso un paesaggio marino e ad una deriva irreversibile. Due i personaggi, ad impossessarsi del palco fino alla fine, per la durata di quasi novanta minuti, con l’aggiunta, poi, di un terzo e sono: il re Isidoro, avvolto da un mantello che lo avviluppa tutto e la valletta-scudiera Basilia. Isidoro, per imprimere nello spettatore il senso del potere, sbraita su di una scala, che lo solleva abbondantemente dalla serva, in sua perenne adorazione. E’ ferito il re ed molto sofferente, il polpaccio gli sta facendo cancrena, la paura lo assale al pensiero di una certa amputazione, ciò nonostante sgola rabbia, sputa veleno e manifesta la sua superiorità regale verso la povera servitorella, un po’ perpetua e un po’ ammaliatrice.

Intanto sulla spiaggia, inatteso, compare un uomo misterioso, che si conquista la fama, presso gli abitanti-sudditi del re Isidoro, di capace guaritore. Il suo nome è Kraken

krakenVale la pena sapere chi sia stato tra il ‘700 e l’800, nei racconti leggendari dei naviganti: Kraken. La sua figura viene assimilata ad mostro marino, dalle dimensioni abnormi, una piovra tentacolare capace di avvolgere una intera nave. Il nome gli deriva dal dialetto norvegese in cui krake è un albero sradicato a cui il mostro assomiglierebbe galleggiando.

Basilia, pur trattata male, ingiuriata e scacciata, per alleviare le sofferenze del suo re, chiama corte il guaritore venuto dl mare. All’’iniziale rifiuto di abbandonarsi nelle mani di Kraken, segue una totale dipendenza da lui che gli farà commettere anche l’uccisione dell’l’unica persone che lo conosce profondamente, sia nelle sue paure che nelle sue esaltazioni di uomo poco equilibrato.

Chi è realmente Kraken e che potere ha se non di chiedere alle persone di dire il loro malessere e prenderselo su di sé. L’uomo, simbolicamente, viene dal mare, dall’ l’acqua che sta ad intendere il liquido amniotico di cui siamo stati avvolti sicuri e che non vorremmo mai lasciare, per non cedere alle paure. I dolori di Isidoro non sono altro che le inadeguatezze del proprio essere, uomo e re, non a caso Kraken gli ricorda il ripreso pelo della belva, appena si sente al sicuro, per ritornare, poco dopo nel terrore di essere scoperto dai sudditi, per millantato credito, per non aver compiuto nessun atto eroico, come credono.

Intanto Kraken, in un’atmosfera sognante e con manovre avvolgenti che riprendono l’ondulare del mare, afferra su di sé i dolori del popolo che si affida ciecamente e quelli, con una certa riluttanza, del suo re.

Sarà Cristo, la figura di Kraken, ed il suo sacrificio di sangue per salvare l’umanità?

L’uomo, una figura ieratica, con una lunga veste nera ed un zucchetto in testa dello stesso colore, si muove con sicurezza, agguanta il re e sposta il suo corpo con manovre osteopatiche, lo lava, lo purifica, gli cambia la veste, sicché, in quel momento non è altro che l’adorazione mistico religiosa della manovra osteopatica, allargata anche al trattamento dei disturbi psichici che infestano la nostra esistenza. Isidoro ha gli occhi chiusi, sembra guarito perché consapevole di ciò che è realmente. In lui albergano forze antinomiche, il segreto sta nel non far prevalere una sull’altra, da qui l’uccisione della fedele Basilia che lo spingeva verso una sola direzione, non avendo compreso che il bene ed il male, la vita e la morte sono intimamente connessi.

I Dioscuri di Campagna hanno interpretato con assoluta bravura il pezzo di Patrick Quintal, scrittore canadese, tradotto e adattato dall’ecclettica Eva Franchi. Sono vincitori del 74 esimo Festival di Pesaro e per la loro interpretazione intensa, hanno ben figurato al Festival Teatro XS 2022 città di Salerno.

Gran voce, buona raffigurazione del dolore e dell’essere sfrontato, perché detentore di potere: Emiliano Piemonte

Brava nel dialogare in velocità e sovrapponendosi, a volte, con disinvoltura al re: Azzurra Liliano

Recitazione essenziale, scarna, sommessa, con movimenti ondulanti e capacità evocativa: Antonio Caponigro. A lui è affidata anche la regia

Un trio perfetto per tecnica recitativa e sincronia gestuale, tanto dar valore essenziale ad un testo non certo accattivante per l’intrinseca tematica.

Infine le scene, la musica e le luci, un corpo unico atte a creare atmosfere surreali ed oniriche.

Maria Serritiello