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Terzo appuntamento del XV Festival Nazionale XS città di Salerno, secondo in concorso, con “La Signorina Papillon” di Stefano Benni, con Ellemmeti Libera Manifattura Teatrale Napoli

papillonE’ inutile girarci intorno, la scrittura di Stefano Benni è colta, ironica, intellettualistica, satirica; un coacervo di stili, di giochi di parole, di citazioni, tra le tante, “Parigi brucia”, di situazioni reali o irreali, un confine non mai specifico, che usata per una commedia “La Signorina Papillon”, destabilizza un po'. Si ha l’impressione che l’ironia, usata nel raccontare e rappresentare, colpisca direttamente lo spettatore, tanto da confondergli il senso di ciò che sta seguendo. Intanto quello che avviene in scena è sogno o vita reale? E la realtà è pilotata o libera ed il periodo a cui si riferisce è dimensione del XIX secolo o fuori dal tempo? Si rientra così al teatro dell’assurdo, dove tempi e modi non sono definiti. Lo spessore intellettualistico di Benni si fa sentire per intero ed il giardino, ambientazione dell’opera, si comprende metaforico e che in esso si vogliono raccogliere le tante storture sociali.

La signorina Papillon è l’eterea fanciulla vestita di voile bianco, capelli lunghi e biondi che trascorre parte delle sue giornate nello splendido, giardino, ornato da 316 varietà di rose, tutte da lei coltivate amorevolmente. Non è l’unico suo hobby, infatti raccoglie variopinte farfalle e le conserva in vasi di vetro trasparente. Scrive un lungo diario giornaliero, nel quale appunta tutti i suoi pensieri. La vita le scorre tranquilla, felice di questo ritmo abbandonato, lontano dal clamore della città. Il giardino che si coglie metaforico non palesa a che epoca si riferisce, è un non luogo che risente del teatro dell’assurdo. Irrompono, nella quiete bucolica dell’ingenua Rose, in modo maldestro, tre tristi figuri: Maria Luise, l’amica lussuriosa della Parigi che conta, il poeta Millet, uno scribacchino che crede che ricchezza e fame contino più di ogni alta cosa ed Armand, un essere spregevole votato alla violenza e al comando. Tutti e tre hanno un solo scopo convincere Rose a vivere una vita più sciolta, moderna, a trasferirla nella caotica Parigi, per potersi impossessare della sua tenuta, uccidendola.

Inizia così una lunga affabulazione nei riguardi di Rose, con parole, sproloqui di raffinata impostazione, a volte si ha l’impressione che tutto il testo sia un esercizio di stile, per poi gustare la satira grottesca e gli allegri siparietti di ricercata costruzione. Non c’è che dire un Benni in stato di grazia, il tutto a vantaggio di un pezzo raffinato, ma difficile da seguire in ogni sua forma.

Sarà stato vero il complotto o sarà stato tutto un sogno? Meglio credere ad un abbaglio e rifugiarsi in rose colorate e in svolazzanti farfalle che la cruda realtà criminale.

Un plauso convinto va alla Compagnia Ellemmeti Libera Manifattura Teatrale Napoli. per la scelta del testo non facile e la capacità interpretativa di tutti e quattro gli attori. La Compagnia è alla sua prima volta al Festival XS

Stefano Benni, Bologna 12 agosto 1947. E’ uno scrittore, umorista, giornalista, sceneggiatore, poeta e drammaturgo italiano.

Maria Serritiello