La New York Times Company ha annunciato che nel 2011 introdurrà un metodo di pagamento per i propri contenuti. L’annuncio è di quelli che fanno rapidamente il giro del mondo. Se l’intenzione sarà confermata, dal prossimo anno i lettori del New York Times dopo avere avuto accesso gratuito ad un certo numero di articoli, poi dovranno registrarsi e pagare per visualizzarli. Si tratta anche di un clamoroso passo indietro. Correva l’anno 2007, quando il NY Times decise di cancellare il programma TimeSelect, che permetteva - a fronte di un abbonamento di 50 dollari l’anno - di accedere online agli editoriali, all’archivio ed ad alcuni approfondimenti. Poi la responsabile del sito Vivian L. Schiller dichiarò “Non ci aspettavamo di ricevere così tanti visitatori direttamente da motori di ricerca come Google e Yahoo”. Si pensò quindi di puntare sulla gratuità di tutti i contenuti sperando di essere ripagati da inserzioni e pubblicità. Qualcosa non è andato per il verso giusto. La recessione del 2009 ha dimostrato che, nonostante I 20 milioni di lettori unici, la storica testata non poteva permettersi un giornalismo online di qualità e gratuito, a fronte di una fortissima riduzione della spesa pubblicitaria online. La strada dunque è segnata. La qualità dell’informazione richiederà una parte di contenuti a pagamento. “Crediamo che i nostri lettori pagheranno per i nostri contenuti digitali di alta qualità”, ha dichiarato Arthur Sulzberger, Jr., presidente e editore del New York Times.
Alcuni commentatori ritengono che questa politica sia dettata dalle prossime mosse della Apple. La convinzione è che nel corso dell’evento del 27 gennaio la casa di Cupertino presenterà il suo “I-qualcosa”, un tablet (un computer senza tastiera, con cui si interagirà cliccando sullo schermo) che permetterà anche di leggere le versioni digitali di riviste, quotidiani, e libri. La Apple coi suoi 3 miliardi di download dall’App Store ha dimostrato che un mercato per diffondere via internet contenuti ed applicazioni esiste e la gente e disposta a pagare cifre che ritiene oneste.
Il nuovo orizzonte è molto nebbioso. Molto spesso si fa confusione tra dispositivi che permettono di leggere uno schermo come se fosse fatto di carta (tecnlogia eink) e tecnologie come quelle dei cellulari o degli schermi dei computer (schermi led), che in quanto retroilluminate, affaticano la vista. Gli ebook reader sono una cosa, i tablet qualcosa di ben diverso e salvo clamorose svolte tecnologiche l’Ipod dei libri è ancora ben lontano dal venire.
Andrea Di Lecce