“Ciao Paola, posso chiederti una cosa? Ma gli stivali che hai nella foto li vendi?”. Ve la ricordate Paola? Ecco. Ultimamente aveva un po' trascurato il suo profilo Facebook. Ma ora dopo qualche giorno è tornata ed ha trovato questo messaggio. Lo legge e risponde al ragazzo che gliel'ha mandato: “Beh, no: erano vecchi e li ho buttati. Perchè?”. “Perchè mi avrebbe fatto piacere acquistarli”. Un feticista? Un collezionista? Paola glielo chiede. Lui risponde di essere “un po' entrambi”, e di provare piacere “pensando alla persona che li ha indossati, sentendone l'odore e indossandoli”. Le chiede se ha altre scarpe di cui si vuole liberare, o se ne ha qualche amica disposta a farlo. Paola risponde che gli farà sapere. Nei giorni successivi il tipo torna. Chiede a Paola se conosce “qualche amica che è padrona”. Lei risponde: “Sono io la tua padrona”. “Finalmente ne ho trovata una”, risponde il ragazzo.
TRA FETICISTI E GIGOLO'
C'è di tutto nel variegato mondo dei social networks, siti che oramai costituiscono una vera e propria vetrina per chi, a causa di un comune sentire che a volte può essere troppo restrittivo, non ha diritto di cittadinanza nella vita reale. Il mondo notturno, nascosto, occulto della vita quotidiana, si riversa in massa lì dove non è difficile incontrare gente dai gusti simili. Basta digitare una parola. Lo fanno migliaia di ragazzi. Feticisti, omosessuali, transessuali. Ci sono contatti, gruppi, pagine, foto, video, annunci. Di tutto. Anche questi perfettamente visibili e condivisibili da tutti. Ragazze e ragazzi mezzi nudi coperti solo da stretti fasci di pelle. Foto di piedi, frustini, manette. Visi, anche maschili, dipinti con trucco pesante. Pagine in cui si vendono calzature nuove e usate. Amanti del bondage che si incontrano in gruppi creati appositamente. Club privè per scambisti, ma anche gigolò e trans che si offrono al miglior offerente, o coppie che cercano ragazze bisessuali per incontri a tre. Schiavi cercano Mistress. Uomini cercano uomini, donne cercano donne. Alcune pagine sono dedicate ai “feticisti dell'ombelico”, ai sadomasochisti, a servi e padrone. Eva, padrona toscana, chiama i suoi schiavi “nullità”. Loro rispondono definendosi “vermi striscianti”, che considerano “un onore stare sotto i suoi piedi”, e che desiderano “diventare cani al suo guinzaglio” per “poterla adorare e servire” come lei meglio crede. Su questa pagina si affollano centinaia di ragazzi e ragazze che l'adorano, si umiliano, vogliono essere trattati male. Tutti pendono dalle labbra della padrona. Lei li tratta con sufficienza, quasi con cattiveria. E a loro questo piace, e sperano di poter trasformare quella esperienza da virtuale in reale. Lo sperano anche gli scambisti, che su Facebook hanno aperto numerosi profili e pagine. Sono singole persone che cercano compagni dai gusti simili, ma anche gruppi in cui ritrovarsi.
RAGAZZE OMOSESSUALI
Paola entra nel giro quasi per caso. Una ragazza che si dichiara bisessuale la contatta, le fa i complimenti per la sua bellezza. Parlano un po'. Qualche giorno dopo Paola cerca tra i contatti della nuova amica. Troverà decine di ragazze con gli stessi gusti. Ne aggiunge qualcuna. Queste accettano la sua richiesta e la contattano. Amiche di queste ragazze notano Paola e le chiedono l'amicizia. È una spirale in cui basta fare il primo passo per ritrovarsi, in poco tempo e senza neanche accorgersene, in un giro di ragazze omo e bisessuali. Queste la contattano ad ogni ora del giorno. Le chiedono quanti anni ha, cosa fa nella vita. Poi, con una velocità estrema, passano al discorso sesso. Esperienze, voglie, perversioni, in questo le ragazze non si dimostrano molto diverse dagli uomini che Paola ha incontrato fino ad ora. Per quasi tutto il giorno, ad ogni ora, ci si può dilungare in conversazioni piccanti che mirano a progettare un consumo che può essere solo immaginato (e dunque possibile e futuro), ma anche istantaneo, vissuto in quel preciso momento. Si chiamano “amore”, “tesoro”, si mandano baci, foto erotiche. Fanno amicizia per sapere cosa farebbero se stessero insieme, per guardarsi in webcam, per scambiarsi foto, consigli e pareri. Ma una cosa che salta subito agli occhi di Paola è che quasi nessuna delle sue nuove conoscenze ha più di un centinaio di amici. Sembrano quasi tutti contatti nuovi, appena creati. Paola cerca di darsi una spiegazione. Da un lato, nota, c'è senza dubbio la difficoltà di trovare centinaia e centinaia di ragazze “diverse” (che, poi, è il motivo per cui sono nati questi contatti), dall'altro c'è una spiegazione più nascosta, e di cui si renderà conto nei giorni successivi.
Tra le sue nuove amicizie, i contatti di alcune ragazze cominciano piano piano a scomparire: non solo non risultano più sue amiche, ma non possono essere trovate neanche dal motore di ricerca di Facebook. Certo, queste ragazze potrebbero averla bloccata, ma Paola le cerca accedendo da un altro account. Niente, scomparse anche da lì. Sparite. Anzi, bannate. Cadono come mele mature: praticamente tutte queste ragazze sono perfettamente consapevoli di poter essere cancellate da un momento all'altro. Tant'è vero che sono stati creati alcuni gruppi che hanno come unico scopo quello di permettere a persone bannate di rincontrarsi.
Il motivo della possibile cancellazione definitiva è abbastanza prevedibile. Nonostante i limiti imposti dai gestori del sito, i proprietari degli account di Facebook sono lasciati nella più totale libertà. Possono fare tutto: pubblicare i video, le foto e i discorsi che vogliono, a meno che qualche comportamento non risulti vietato. Come abbiamo già visto in quest'articolo, azioni che violano le condizioni vanno segnalati allo staff del network, che prenderà in considerazione la richieste e deciderà sul da farsi. Molti dei contatti scomparsi avevano al loro interno foto molto spinte: ragazze nude (da sole o impegnate in rapporti sessuali), video pornografici, conversazioni illeggibili. Roba vietata. Vietata così come lo sono i contatti falsi. Anche questi possono essere cancellati dal sito. Ed ovviamente gran parte dei contatti appartenenti a ragazze che si dichiarano omosessuali sono finti: poche foto (in cui di solito non viene ripreso il viso), pochissime informazioni disponibili, nomi inventati e, molto spesso, abbastanza espliciti (ad esempio “lesbica”, “vogliosa” o “birichina”). Parte di questi contatti sono senz'altro gestiti da ragazze che vogliono semplicemente trasgredire mantenendo l'anonimato, ma numerosi sono anche i casi di ragazzi che, sotto le mentite spoglie di dolci e belle fanciulle dai gusti particolari, cercano di entrare in confidenza con le nuove amiche per arrivare a parlare (difficile non prevederlo) di sesso.
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