Rubo lo spazio che normalmente spetterebbe al direttore e penna in pugno cercherò di spiegarvi cosa vi trovate davanti agli occhi. La rivista Lapilli nasce insieme all’Associazione culturale Prometeo di Torre del Greco. Inizialmente è poco più di un bollettino associativo. Poi grazie alla passione di Tommaso Gaglione e Francesco Manca si decise di coinvolgere un gruppo di ragazzi nell’organizzazione di una rivista culturale cartacea. Così nel 2000 avviene la registrazione della testata giornalistica Lapilli. Inizialmente si pubblicò un mensile distribuito in edicola che approfondiva argomenti culturali relativi alla cultura locale e nazionale. Fino al 2006 si sono alternate penne note e meno note, ma tutte abili, del giornalismo locale. Ricordo alcuni: Alessandra Manca, Ninfa Radicella, Claudio Romano, Lucia Fontanarosa, Sabina Pelosio, Salvatore Argenziano, Tommaso Gaglione e qualche guest star come Flavio Russo, Tiziana Mercurio, Silvestro Giannantonio, Mario Carillo.
Furono anni di grande fermento. Il lavoro poi si trasferì sul web, nel periodo in cui le strade di molti collaboratori si stavano separando per motivi professionali. Molti hanno lasciato la città.
Un gruppetto si staccò fondando il quotidiano on line Capitoloprimo, seguendo la via di un giornalismo a tutto campo aggiornato in tempo reale. Attorno a quest’ultimo progetto sono maturate molte penne. Ma anche una grande consapevolezza. Ognuno di noi stava maturando la passione per un giornalismo di confronto, di discussione. Uno spazio più maturo di riflessione dove gettare sassi nello stagno. Fare provocazioni. Cercando di proporre un dibattito ancorato ad un’idea onnicomprensiva di cultura. Da qui la fusione dei due progetti: Lapilli e Capitoloprimo. Due redazioni che si incontrano e si mischiano per celebrare quel magma che ognuno di noi ha nel dna e che ci porta al perenne movimento.
Se con Capitoloprimo abbiamo ridefinito i confini del giornalismo quotidiano, l’ambizione di Lapilli sarà quella di rompere la noia del giornalismo culturale locale. Rompere con le belle lettere, con quell’uso della lingua spesso aereo, retorico e artatamente ricercato. Allontanarsi, insomma, da una concezione estetica della notizia, da quell’inestirpabile calligrafismo che allontana i lettori più giovani da temi “alti”.
Vogliamo un giornalismo che sia in grado di interpretare l’attualità in cultura. Ci proveremo sperando di avere per ora la vostra fiducia e da domani il vostro apprezzamento.
Andrea Di Lecce