Intervista a Ciro Borriello, candidato del PDL alle prossime regionali

Ha preso il via il 12 febbraio la campagna elettorale - alle Regionali con il PdL -  del sindaco di Torre del Greco Ciro Borriello. La candidatura è partita dall’idea di portare all’interno del Consiglio regionale l’esperienza politica maturata in Parlamento col PDL e poi con la grande sfida della conduzione di uno dei più grandi Comuni della Campania.

Quali sono per lei le priorità da mettere in campo una volta eletto in Regione?

A mio avviso per avere una Campania alla ribalta del mondo 4 sono le priorità: risanamento del golfo di Napoli, riqualificazione della Sanità, rischio Vesuvio, turismo e cultura”.

 

Come dovrebbe essere affrontato il risanamento del Golfo di Napoli?

 

“Il risanamento del golfo di Napoli, comprende le questioni Sarno, Costa Vesuviana, Lidi e arenili e le Attività portuali. Il risanamento dell’ambiente è strettamente collegato al problema dell’inquinamento del Sarno, vero e proprio cancro della costa vesuviana e più in generale del golfo di Napoli. Bonificare il Sarno significa attirare nuovi investimenti, creare nuove imprese e rilanciare quelle esistenti. Bonificare il Sarno è l’obiettivo primario per garantire la balneabilità delle acque e degli arenili, per la nascita di servizi ricettivi che possano avere un bacino nazionale, ma soprattutto internazionale, così come accadeva fino a 40 anni fa. Questo risultato può essere raggiunto anche attraverso la sinergia tra pubblico e privato, finalizzata a valorizzare il patrimonio paesaggistico e culturale attraverso la creazione di percorsi archeologici che mettano in risalto le preziosità di tutte le ville e le storiche dimore dall’immenso valore artistico che caratterizzano la costiera vesuviana del “Miglio d’Oro” e non solo. Un traguardo che deve  essere accompagnato da infrastrutture e rigenerazione urbana, in particolare da un concreto rilancio dei porti campani che devono trasformarsi in veri e propri scali turistici con collegamenti via mare e via terra”.

 

Senz’altro il tema della Sanità coinvolge il suo impegno politico, ma anche professionale.

 

“La riqualificazione della sanità riguarda vari aspetti. Il risanamento bilancio, le  strutture e la tecnologia, l’aggiornamento e la formazione internazionale, l’ampliamento personale medico e paramedico, la creazione dei Poli d’Eccellenza. In Campania, come nel resto d’Italia, oltre il 50% del bilancio è destinato alla Sanità. Eppure le nostre strutture non sono competitive e i pazienti preferiscono rivolgersi, nella stragrande maggioranza dei casi, a ospedali di altre regioni. Insomma, i soldi ci sono ma vengono spesi male. In Campania è stato così. Intanto, è necessario valorizzare il personale medico e paramedico, nonché i Poli d’Eccellenza. Al contempo, un occhio di riguardo va riservato alle strutture attualmente esistenti che non sono idonee a mettere in risalto i tanti medici di alto livello che operano in condizioni inadeguate. A questo discorso si collega strettamente la necessità di sviluppare le varie specialità esistenti nelle strutture ospedaliere campane a seconda del rapporto fra la domanda e l’offerta. Pertanto, riordinare la rete ospedaliera, valorizzare la funzione della Medicina di base. La gestione della Sanità, insieme a quella dei rifiuti, sono stati i punti più critici, anzi i peggiori dell’amministrazione di sinistra. Una catastrofe. Una vergogna senza precedenti vista dal mondo intero e cancellata solo grazie al personale intervento del Presidente Silvio Berlusconi”.

Risanamento, rilancio. Temi che cozzano col grande rischio di questi nostri territori: il Vesuvio.

 

“Il rischio Vesuvio  non va affrontato incentivando i cittadini ad andar via dal loro territorio, ma adattando le strutture e le infrastrutture esistenti alla possibilità di un’eruzione del nostro vulcano. Per quanto concerne in generale la sicurezza e la tutela del territorio il prossimo consiglio regionale deve assumere strategie concrete. In particolare per quanto concerne la prevenzione. Senza infrastrutture non si va da nessuna parte. Alle istituzioni locali si dovrebbero consentire l’attuazione di interventi straordinari volti ad allargare ed adeguare ponti, strade e abbattere le strutture degradate. Problematiche che, purtroppo, risultano complesse e difficili da affrontare perché sono criticità bloccate da assurde normative, divieti ed ostacoli urbanistici insormontabili nel panorama generale dell’area dei 18 Comuni interessati dell’area rossa. Maggiore sicurezza significa aumentare le vie di fuga e rendere le vie esistenti accessibili al maggior numero di persone attraverso un allargamento delle stesse. Tra le strategie utili per ridurre gli effetti nefasti di un’eruzione, naturalmente, va evidenziata la volontà di abbattere le decine e decine di strutture fatiscenti (palazzi e stabili sparsi in tutta la Campania, ma in particolare nella zona vesuviana) e la ricostruzione degli stessi ove necessario. La Campania, infatti, già di per sé presenta numerose zone pericolose dal punto di vista geologico e quindi, i numerosi edifici diroccati che non hanno alcuna valenza artistica ed architettonica vanno censiti e abbattuti, anche in un’ottica di rilancio paesaggistico. Altro punto fondamentale è l’incentivazione delle associazioni di Volontariato e di quelle di Protezione Civile, da sempre punto di riferimento primario dei cittadini, così come accaduto nel terremoto che ha colpito l’Abruzzo”.

 

Campania felix un tempo. Oggi nonostante le enormi risorse ambientali, archeologiche, gastronomiche il turismo procede a singhiozzi.

 

“La parola d’ordine è valorizzazione delle tradizioni popolari. Creare attrattori religiosi e civili. Valorizzazione il settore enogastronomico e l’artigianato locale. Organizzare grandi eventi che mettano in risalto le eccezionali tradizioni popolari artistiche e enogastronomiche campane, collegandole attraverso itinerari da inserire in circuiti turistici internazionali. Intensificare i rapporti con le autorità religiose per la nascita di un polo turistico che veda non solo Pompei come motore trainante, ma anche le altre città. È importante dar vita ad una programmazione di feste religiose che vadano ad intrecciarsi con quelle a carattere civile basate su itinerari in cui si dia risalto alle grandi produzioni locali, quali la mozzarella, i pomodorini vesuviani, gli insaccati, i pinoli, il limoncello, la pasticceria, le produzioni orafe, del corallo, del ferro battuto, della ceramica, della floricoltura, dell’arte presepiale, dei cantieri navali e quant’altro. Uno straordinario bagaglio di immenso valore collegato alla realizzazione di eventi teatrali, cinematografici e musicali”.

La Campania è una Regione dove storicamente esistono grosse sacche di disoccupazione, spesso gonfiate dal lavoro nero. Quali soluzioni?

“Per rilanciare il territorio sotto il profilo occupazionale abbiamo bisogno di una economia reale che deve sollecitare gli imprenditori locali ad investire sul territorio. In Campania  ci sono tanti imprenditori bravi e coraggiosi che sarebbero felici di intervenire in tal senso. Togliere le catene all’economia locale è l’unico modo per creare occupazione e sviluppo. Attualmente sono tante le norme ostative urbanistiche che non permettono un reale rilancio sia per gli aspetti infrastrutturali che sociali. Come accennato, troppe sono le leggi ambientali e paesaggistiche che vietano ogni progetto e obbligano le amministrazioni locali a subire e restare in un accettabile degrado architettonico che sovente si traduce anche in pericolo pubblico, visto la profonda vetustà delle molteplici costruzioni prima del 1945, prive di interesse storico-artistico e culturale. È noto che nell’area vesuviana ci sono numerosi fabbricati fortemente fatiscenti e risalenti agli inizi del secolo scorso. Sono costruzioni prive di qualsiasi interesse architettonico, storico, artistico e culturale, che da anni oltre ad abbrutire le città sono testimonianze di assoluto degrado e disinteresse delle istituzioni competenti. Con questo scenario, altro che rischio Vesuvio, basterebbe un forte nubifragio per creare danni incalcolabili, anche se il vero rischio deriva dall’attuale quadro normativo, caratterizzato da vincoli prescrittivi e di tutela passiva, che costringe l’intera costa vesuviana, ma sostanzialmente tutta la Provincia di Napoli a restare in un vergognoso degrado e non poter reagire con un efficace rilancio urbanistico. Le esigenze e i doveri di un buon amministratore sono volte unicamente al rilancio, alla tutela del territorio e soprattutto alla prevenzione edilizia e salvaguardia della pubblica collettività. In  questo difficile momento con una crisi che attanaglia, che mette seriamente a rischio posti di lavoro di operai e artigiani o chiusura di diverse piccole e medie imprese campane, solo con una seria economia, radicata al territorio e condivisa dagli attori locali si potrebbero affrontare e rimuovere le attuali condizioni di crisi e di abbattimento del lavoro privo di qualsiasi tutela. In concreto una efficace e moderna istituzione, come quella futura della regione Campania, dovrebbe preoccuparsi di priorità come: 1) Piano casa:  abbattimento e ricostruzione fuori sito; 2) Autorizzazione dei parcheggi in superficie, facili da realizzare e a favore della mobilità sostenibile; 3) Per le aree in crisi, concedere la facoltà ai Comuni di poter spendere fuori dal patto di stabilità, ovviamente avendone la propria disponibilità economica. Tutto questo, tradotto in economia, vuol dire lavoro, occupazione e rilancio sociale”.

 Andrea Di Lecce

 

 


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