
A ridimensionare la portata dell'evento ci pensa invece un'altra parte del comitato, non completamente soddisfatta dall'esito dell'incontro: in molti si sono detti delusi dalla mancanza di un accordo scritto, considerato essenziale ai fini della lotta. “Noi saliremo da Zuccatelli – avevano avvertito i sette membri della delegazione ricevuta – e non ce ne andremo fino a quando non metteranno nero su bianco la data del prossimo incontro e la promessa di modifiche al piano”. Ma Zuccatelli non è un politico, e non poteva firmare alcun foglio. Quel che poteva fare – e lo ha fatto – era promettere di contattare il presidente della Regione Caldoro per fissare un appuntamento con il comitato. Il tutto entro le successive 48 ore.
Nel comitato, però, non manca chi considera la manifestazione un “giro a vuoto”, inutile e stancante: inutile perchè, a parte i soliti “vedremo”, “ci incontreremo”, “verificheremo”, a casa non si è portato che (forse vane) promesse; stancante perchè non è bastato prendere il pullman per Napoli, camminare dal molo Beverello (dove i pullman hanno terminato la loro corsa) a palazzo Santa Lucia, urlare e gridare canzoni e slogan e, raggiunta la meta, sostare lì per ore. S'è fatto di più. Dopo la richiesta di audizione, rifiutata da Caldoro ma accettata, intorno a mezzogiorno, da Zuccatelli, il comitato ha deciso di rilanciare la posta: una parte è rimasta davanti l'entrata del palazzo a chiedere un incontro con Caldoro (e solo con lui), un'altra – più sostanziosa – è scesa in strada ed ha bloccato, per un circa un'ora e mezza, il traffico cittadino: da palazzo Santa Lucia, si è diretta verso il lungomare. Appena arrivata in piazza Giorgio Rosolino, si è scissa in due tronconi: uno si è posizionato all'altezza di via Marino Turchi, l'altro all'inizio di via Cuma. Dopo parecchie decine di minuti e consistenti danni alla viabilità, si è deciso di tornare sotto il palazzo. Ma non per la stessa strada. Così i protestanti hanno percorso lentamente un anello di strade che dal lungomare li ha portati verso via Santa Lucia, e da lì di nuovo sotto gli uffici regionali. Nel tragitto sono stati persi molti pezzi, specialmente anziani, che hanno ripreso il pullman e sono tornati a casa.
Una volta ricomposta la protesta, in Regione hanno ribadito: “Caldoro non c'è, potete parlare solo con Zuccatelli”. “E Zuccatelli sia – ha risposto il comitato –. Ciò che conta è la concretezza”. Ma di concretezza, nell'incontro, se ne è vista poca. Per questo l'altra – l'ultima – parte del comitato, ha stabilito che le parole del sub commissario non servono: “Zuccatelli è dimissionario – fa notare qualcuno – può promettere quello che vuole, tanto fra poco va via”. “Di parole ne abbiamo sentite tante – protesta invece qualcun altro –, ora siamo stanchi. Metteremo a ferro e fuoco Torre del Greco”. Ed in effetti è questa l'espressione che ha unito un po' tutte le varie anime del comitato. Sia chi si è accontentato delle parole di Zuccatelli, sia chi non lo ha fatto, ha annunciato giorni di lotta estrema nel caso in cui le promesse non dovessero essere mantenute.
Come interpretarla, allora, tra tante versioni discordanti, questa giornata? Lo si stabilirà alle 11 di questa mattina, quando al IV piano dell'ospedale di via Montedoro verrà convocata una conferenza stampa, in cui verranno tirate le somme della situazione.
Arnaldo M. Iodice