Torre del Greco: proposte e idee della nuova “rete civica” anti-depuratore

depuratoreChi formerà la nuova “rete civica anti-depuratore industriale”, il movimento nato a Torre del Greco appena due giorni fa in un'assemblea pubblica e volto a sensibilizzare “la cittadinanza sulle problematiche derivanti dalla realizzazione di questo mega impianto”? Per cominciare, ci sono già i vari “cittadini, associazioni, partiti politici, fondazioni culturali, movimenti e comitati di quartiere”, che venerdì sera hanno partecipato all'incontro organizzato dai Giovani Democratici di Torre del Greco nella loro sede. Ma le adesioni sono destinate ad aumentare, considerando solo che il gruppo Facebook del movimento (“No al depuratore industriale a Torre del Greco”) conta già quasi 500 membri. Ma il movimento può già contare sull'appoggio di alcune forze politiche (come Italia dei Valori e Partito Democratico, presenti al dibattito di venerdì scorso), che hanno gradito la proposta: per Anita Sala, consigliere regionale di Idv, la proposta di costruire un movimento civico rappresenta “un ottimo punto di partenza, attraverso cui smobilitare le coscienze e, perchè no, costituire un ente giuridico per poterci muovere meglio. Sono d'accordo – continua il consigliere Sala – ad agire prima di tutto in tribunale (Idv chiamerà in aiuto alcuni avvocati) e, se questo non dovesse bastare, ad indire un referendum. In più, dobbiamo parlare anche con gli altri sindaci dell'area vesuviana, perchè non possiamo restare a guardare mentre la Campania diventa la pattumiera d'Italia”. Sulla stessa lunghezza d'onda il compagno di partito, il ragioniere Ristoratore, il quale parla del depuratore come di un “ulteriore tentativo di imbarbarire il territorio”, con un progetto che “darà vantaggi a tutta Italia meno che a Torre del Greco”, e che creerà solo “problemi legati allo stoccaggio, al trasporto ed alla gestione del depuratore: chi controllerà, mi chiedo io, i processi di costruzione e depurazione? Chi ci assicura che tutto funzionerà al meglio? Secondo me – conclude Ristoratore – si deve agire su diversi piani contemporaneamente, senza tralasciare niente. In particolare, bisogna creare un forte movimento popolare”. Che questa sia la strada da seguire ne è convinto anche Luca Chiusari della Cgil, anche se, in realtà, la sua esperienza decennale nel campo del sindacato lo ha reso molto pessimista: “Alcuni anni fa cominciammo a protestare contro la costruzione di questo depuratore (che allora era ancora solo un'ipotesi), mettendo a Leopardi due gazebo e venendo anche attaccati dalla polizia. Volete sapere in quanti eravamo? Una quindicina. In questo caso, come anche in quello relativo alla chiusura dell'ospedale Maresca, le colpe sono sicuramente dei politici, di destra e di sinistra: ma la popolazione dov'è? Bisogna che i cittadini partecipino alle proteste, alle decisioni. Senza non si va da nessuna parte”. Per il consigliere comunale dell'Udeur Massimo Meo (che per la questione depuratore arrivò anche a lasciare la maggioranza), la strada da seguire non è quella del referendum, “visto che a Torre del Greco non c'è un regolamento in materia referendaria”, ma quella di “farsi aiutare da qualche professore universitario di grande fama che possa darci consulenze importanti nell'ambito ambientale e in quello del diritto amministrativo”. Ed è proprio in quest'ultimo ambito che, secondo Carlo Ceglia dell'associazione “per il rilancio di Torre del Greco”, bisogna maggiormente darsi da fare, perchè “nella relazione presentata dalla Wisco si parla della zona di Leopardi come di una porzione di città in cui non ci sono né centri abitati né traffico. Cose che, ovviamente, non corrispondono al vero. In più se consideriamo che a Bologna, Vicenza e Venezia la costruzione di simili impianti è stata bloccata, due conti possiamo anche farceli da soli”.

 

Arnaldo M.Iodice

 

 


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