Torre del Greco: Il depuratore industriale non è a norma?
Mercoledì 20 Ottobre 2010 22:41
Scritto da Arnaldo M.Iodice
La frase pronunciata due giorni fa nella seduta congiunta delle commissioni regionali Ambiente e Attività produttive dall'ingegnere della Wisco Ilario Tassone, secondo cui l'impianto di depurazione industriale che dovrebbe nascere a Torre del Greco, in località Santa Maria la Bruna, “viene solo raddoppiato”, oltre a far nascere involontariamente un pizzico di ironia che non dispiace mai, non ha suscitato particolari osservazioni da parte dei presenti. Eppure l'affermazione è di quelle pesanti: un ingegnere della Wisco ha praticamente ammesso – senza correggersi e senza essere smentito dal collega Salvatore Caputo, anche lui presente all'audizione – che il progetto portato avanti sarebbe fuori norma. Per capire il perchè dobbiamo fare un passo indietro: il 7 settembre del 2005 la Soprintendenza per i Beni Architettonici ed il Paesaggio e per il Patrimonio Storico Artistico e Etnoantropologico di Napoli e Provincia, comunica al Comune di Torre del Greco di ritenere che “non sussistano gli estremi per procedere all'annullamento dell'autorizzazione in oggetto”, salvo raccomandare di predisporre “una sistemazione a verde della aree libere” e che la cubatura del nuovo impianto non deve superare il 40% “di quella oggetto di dismissione (delocalizzazione)”. Questa raccomandazione del Ministero è coerente con quanto previsto dal Piano Territoriale Paesistico dell'area del Vesuvio: all'articolo 14 – riguardante le aree industriali dei Comuni di San Sebastiano al Vesuvio, Portici-Ercolano, Torre del Greco, Torre Annunziata e Pompei – si può leggere che “la cubatura complessiva consentita dal suddetto strumento attuativo di pianificazione, ai fini del recupero paesistico ed ambientale delle aree, non potrà superare il 40% delle cubature oggetto di dismissione ed esistenti alla data di entrata in vigore del presente piano”. Questo piano è stato firmato il 14 dicembre del 1994, cioè undici anni prima della stesura della lettera della Soprintendenza. Il 21 settembre il Settore Provinciale – Ecologia, Tutela dell'Ambiente, Disinquinamento e Protezione Civile – della Giunta Regionale della Campania chiede al Comune di Torre del Greco se, “con il rilascio dell'autorizzazione in argomento, codesto Ente ha preventivamente tenuto conto delle raccomandazioni espresse dalla Sopraintendenza”. Il giorno successivo il dirigente comunale del sesto settore – ambiente e territorio –, Vincenzo Abilitato, scrive alla Giunta Regionale che “la cubatura utile dell'impianto tecnologico a realizzarsi, giusto come precisato nella relazione allegata al progetto, è pari a circa 1.542 mc. (esclusi i volumi tecnici costituiti dalle vasche), e, pertanto, non supera il 40% di quella oggetto di dismissione, stimata invece in circa 5.600 metri cubi”. Ed eccoci arrivare alla questione: il primo a sollevarla è Luigi Gallo, membro della rete civica, che fa notare come la Wisco sia “fuori regola sulle dimensioni che in una delocalizzazione non può superare il 40%”. “Questo è vero – sostiene invece Giuseppe Stasio – ma non è chiaro se l'ingegnere della Wisco facesse riferimento alla cubatura o alla portata dell'impianto”. Carlo Ceglia, invece, è sicuro che non si parlasse della portata: “A me pare più che evidente che l'ingegnere parlasse della cubatura. Il che, tra l'altro, non mi stupisce, visto che pochi secondi prima i due tecnici della società avevano sostenuto che i rifiuti che tratterà il nuovo impianto sono gli stessi che già tratta quello esistente. Cosa che, come tutti sanno, non è assolutamente vera, visto che fino ad ora l'impianto depura i liquidi derivanti dal lavaggio delle carrozze, mentre il nuovo tratterà rifiuti industriali. Sono convinto – conclude Ceglia – che la loro difesa sia stata molto debole. Ho l'impressione che non ci tengano più tanto a questo progetto”. Sulla stessa lunghezza d'onda anche il consigliere Vittorio Guarino, presente all'incontro insieme al sindaco Borriello e ai colleghi Vittorio Cuciniello e Valerio Ciavolino: “Mi è sembrata una difesa molto blanda, la loro, anche perchè sono convinto che la Wisco, oltre ad aver capito che la nostra difesa è molto solida, sa di non aver fatto tutto secondo legge e di essere in malafede. Voci di corridoio – confida Guarino – sostengono che la Wisco sia sempre meno interessata al progetto, e che adesso continuino con questa battaglia di facciata solo per cercare di ottenere qualcosa a livello economico dal Comune”.
Arnaldo M.Iodice