Torre del Greco. L'autunno caldo del depuratore

depuratoreTorre del Greco. Tra pochi giorni gli ultimi vacanzieri di agosto torneranno in città. La politica riprenderà il suo tradizionale corso e i problemi lasciati in sospeso a luglio si presenteranno ancora più urgenti. L’estate trascorsa ha dimostrato che nella città del corallo c’è voglia di cambiamento. Tentativi, magari ancora timidi, ma qualcosa di diverso si è intravisto: la speranza di far rinascere un turismo che produca benessere per tutta la comunità. Per questo e con maggiore urgenza ci si deve porre il problema dell’impianto che la Wisco s.p.a. si appresta a realizzare in località Santa Maria La Bruna.

Sorprende che pochi in città sappiano di cosa si stia parlando. Sorprende, ancora di più, apprendere che i pochi informati non sanno che un impianto del genere già esiste in città. Per questo è il caso di partire dal principio.

La Wisco è una società partecipata da Enel Hydro per il 51% (il cui capitale sociale è detenuto per intero da ENEL S.p.A.) e da Trenitalia per il 49%, che gestisce una rete di impianti di depurazione di reflui industriali.  In merito alle attività svolte dalla Wisco è interessante il verbale dell’adunanza  del 12 febbraio 2004 dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato da cui si apprende che “Al fine di garantire continuità nell’attività di trattamento dei rifiuti liquidi e delle acque reflue industriali, e tenuto conto del posizionamento degli impianti trasferiti a WISCO all’interno di aree ferroviarie, TRENITALIA e WISCO hanno sottoscritto un contratto in base al quale:  a) WISCO continuerà a svolgere, per i prossimi 15 anni, l’attività di depurazione a favore di TRENITALIA.  b) TRENITALIA concederà in affitto i terreni e le infrastrutture di sua proprietà funzionali all’attività di trattamento delle acque reflue industriali;  […]Sulla base di quanto indicato dal suddetto contratto, WISCO potrà estendere la propria attività di fornitura di servizi di trattamento dei rifiuti liquidi anche a soggetti terzi: a tale riguardo, ENEL HYDRO ha comunicato che WISCO, successivamente all’approvazione della presente operazione, si adopererà per dotare gli impianti delle necessarie autorizzazioni di legge e realizzare, in almeno 4 dei 23 siti, nuove piattaforme destinate al trattamento di rifiuti provenienti dall’esterno con autocisterne o ferro cisterne”.

Dalla relazione si apprendono dati importanti. Wisco lavorerà con gli impianti già esistenti presso i siti delle Ferrovie dello Stato (Bolzano, Verona, Vicenza, Treviso,  Mestre,  Bologna San Donato, Bologna, Rimini,  Napoli Centrale,  Benevento,  Salerno,  Santa Maria la Bruna,  Foggia, Bari Lamasinata,  Lecce Surbo,  Paola,  Reggio Calabria, Saline Ioniche, Catania OGR, Catania OMR, Messina, Palermo, Siracusa).

Questo primo dato comincia a delineare il problema.

Le Ferrovie dello Stato possiedono già, presso le proprie strutture,  impianti di depurazione di  rifiuti provenienti dalle operazioni di risulta e lavaggio dei locomotori e delle carrozze  dell’area ferroviaria. Anche presso le Officine Grandi Riparazioni ( OGR) di Torre del Greco, in località  Santa Maria La Bruna, esiste un impianto idoneo allo smaltimento dei rifiuti derivanti dalla manutenzione dei treni. Ma l’accordo riportato in corsivo rende evidente che la “WISCO potrà estendere la propria attività di fornitura di servizi di trattamento dei rifiuti liquidi anche a soggetti terzi”. In tale modo aumenterà la mole di rifiuti da trattare presso le strutture e per questo  che WISCO realizzerà “in almeno 4 dei 23 siti, nuove piattaforme destinate al trattamento di rifiuti provenienti dall’esterno con autocisterne o ferro cisterne”. Si tratta, insomma, di potenziare la strutture esistenti mediante nuovi impianti. Da qui l’avvio delle procedure che renderanno caldo l’autunno corallino.

Occorre, però, non affrettare i tempi.

Il 27 luglio 2005, la Wisco richiese la convocazione della Conferenza dei Servizi per un depuratore di rifiuti industriali nella zona di S. Maria La Bruna, a Torre del Greco. Il  4 agosto 2005 presso il settore provinciale Ecologia, Tutela dell'Ambiente e Disinquinamento di Napoli, si realizzò l'istruttoria e se ne deliberò l'approvazione.  Importante ricordare chi era presente, e  a far da memoria in questo caso è  un’interrogazione parlamentare di Arturo Scotto (seduta di annuncio n 274 del 04/02/2008). Parteciparono alla conferenza, per Torre del Greco l'ex Sindaco Valerio Ciavolino coadiuvato dall’allora dirigente Ambiente e territorio del Comune, un rappresentante per la Provincia, uno per la Wisco Spa, uno per la Regione Campania - Gaetano Colella - uno per l'ASL NA/5 - Vincenzo Sportello. Si legge nell’interrogazione di Scotto che “il progetto è stato avallato oltre che dallo stesso Ciavolino, ex Sindaco, firmando l'autorizzazione paesaggistica (n. 76 del 15 dicembre 2004): dall'Assessore Regionale all'Ambiente Luigi Nocera firmando il verbale che decreta parere favorevole all'operato della Commissione V.I.A; dall'ingegner Gaetano Oliva, dirigente del 6o Settore del Comune di Torre del Greco firmando una seconda autorizzazione paesaggistica (n. 35 dell'8 giugno 2005); dalla Sovrintendenza, concedendo, pur con prescrizioni, l'autorizzazione paesaggistica di propria competenza, la n. 35 del 7 settembre 2005; dalla Commissione Straordinaria del Comune Di Torre del Greco e per essa dal Commissario delegato proponente dottor Carlo Alfiero firmando la delibera n. 74 il giorno 3 giugno 2006, per l'approvazione definitiva del progetto”. Scotto faceva osservare che “tutte le autorizzazioni sono state rilasciate senza informare né il Consiglio Comunale né i cittadini di Torre del Greco”.  Col cambio della guardia a Palazzo baronale, arriva Ciro Borriello, la politica si assume la responsabilità di quello che sta per accadere. Il nuovo consiglio comunale approva la delibera con la quale il Comune richiede alla Regione il ritiro dei provvedimenti autorizzativi. La Regione però rispondeva “di non doversi rideterminare in autotutela sui provvedimenti adottati” ritenendo in sostanza che occorresse preventivamente una autonoma ordinanza sindacale di sospensione dei lavori da parte del Sindaco.

Il sindaco Borriello decide, allora, di fare richiesta di riconvocazione della Conferenza dei Servizi, prima con nota del 28 ottobre 2007, all'Assessore regionale all'Ambiente e successivamente, a dicembre, al Presidente della Regione Campania, all'Assessore regionale all'Ambiente, al Dirigente Settore Ecologia Ambiente della Giunta regionale, informando la Presidenza della Provincia, la Presidenza della Commissione Regionale Territorio e Ambiente della Campania la Presidenza della Commissione Regionale Urbanistica della Campania, l'ASL NA/5 Distretto 85.

Scotto, cittadino torrese, è preoccupato perché “Il depuratore industriale è un impianto per smaltire liquami altamente tossici prodotti da industrie chimiche di tutta Italia e si estenderà su una superficie di 8.000 mq. Il depuratore produce esalazioni nocive, cattivi odori, anche per 6 km di distanza, danni per l'ecosistema marino (così come certificato anche dallo studio affidato dall'Amministrazione  comunale al Dipartimento di Scienze Mediche Preventive dell'Università Federico II di Napoli, per valutare gli impatti ambientali determinati dalla realizzazione del citato impianto, a firma della professoressa Maria Triassi) compromettendo così definitivamente lo sviluppo turistico della città che al contrario potrebbe ricevere un nuovo impulso dal completamento del disinquinamento del Golfo di Napoli. Sempre sul piano del merito appare all'interrogante completamente errata la decisione di realizzare un simile impianto in una zona da un lato fortemente antropizzata, determinando un notevole peggioramento della qualità della vita dei cittadini, e dall'altro particolarmente tutelata sia per i pregi paesaggistici che per il rischio Vesuvio”.

L’intervento non suscita il clamore locale e nazionale che avrebbe dovuto. L’opinione pubblica non ha ancora compreso i rischi derivanti dalla struttura in termini di futuro per la città. Futuro di salubrità e di rilancio economico. Nel contempo il decreto autorizzatorio rilasciato alla Wisco dalla Regione Campania, titolare della potestà amministrativa in materia, resta in vigore.

Il 3 febbraio  del 2009 c’è una nuova  Conferenza dei Servizi. In tale sede, il Settore Tecnico Amm.vo Provinciale Ecologia di Napoli, della Regione Campania, ha invitato, si legge in una nota del Comune corallino,  “il Comune di Torre del Greco a presentare una relazione tecnica (cosiddetto SIA) che evidenziasse le circostanze di diritto e di fatto, anche sopravvenute, che depongono per il ritiro del decreto n. 513 del 2005, avendo preso atto che (come già ammesso dalla Commissione VIA nella nota del 14/11/2005) “è possibile che dall’espressione del giudizio di compatibilità ambientale, il quadro ambientale può essere mutato e che poter esprimere un parare di merito è necessario che venga prodotto, da parte dei soggetti che ritengono che tali trasformazioni si siano verificate, un aggiornamento dello studio di impatto ambientale. Ciò testimonia l’apertura della regione Campania alla richiesta di riesame/ritiro dell’atto. Il Comune di Torre del Greco raccogliendo l’invito ha comunicato che il SIA potrà essere prodotto entro 12 mesi dall’acquisizione di tutta la documentazione tecnica presentata dalla Wisco”. Documentazione che a quanto pare stenta a trovare la strada del Palazzo Baronale. Infatti, alla  Conferenza di Servizi tenuta il 29 luglio 2010 presso il Ministero dell’Ambiente, durante la quale la Wisco  ha presentato il ‘piano di caratterizzazione del suolo, nonché dell’attuazione del piano di bonifica in presenza di eventuali contaminazioni del sito’, il Ministero ha disposto un rinvio dei lavori, intimando alla Wisco la trasmissione al Comune di Torre del Greco di tutti gli atti. In questa sede Ciro Borriello ha ribadito “quanto più volte rappresentato alle massime autorità dello Stato: che Torre del Greco non può assolutamente accogliere un impianto di così alto e grave impatto ambientale. Una posizione condivisa dall’intero Consiglio comunale. Ho evidenziato che la nostra città è a vocazione turistica e si affaccia su un litorale marittimo già fortemente inquinato, ed ancora che essa rientra nella zona rossa ad alto rischio sismico e vulcanologico, ragion per cui è scellerata la scelta di realizzare un impianto discarica destinato a ricevere materiali altamente tossici, nocivi e pericolosi provenienti da ogni parte di Italia”.

UN PO’ DI CONCLUSIONI.

La vicenda è complessa. Eppure un quadro emerge chiaro dalle stesse parole del sindaco di Ciro Borriello scritte in una lettera alle più alte cariche dello Stato, “il parere favorevole emesso dalla Commissione VIA (decreto n. 256 del 22.4.2005) è stato reso sulla base di un progetto erroneamente qualificato come delocalizzazione dell’ impianto di depurazione già esistente ed in esercizio presso l’officina Trenitalia (in località Santa Maria La Bruna), laddove in realtà si tratta della creazione di un’opera nuova per dimensioni e per destinazione d’uso. Come si evince dalla documentazione tecnica prodotta dalla Wisco ed allegata alla conferenza dei servizi del 4.8.2005, infatti, l’impianto che la Wisco intende realizzare è destinato a trattare rifiuti industriali estremamente pericolosi e provenienti da cicli di produzione diversi da quelli originati da Trenitalia; quest’ultimi peraltro impegnerebbero solo 1/30 dell’attività complessiva del nuovo impianto”.

Insomma, pare che a suo tempo la giunta Ciavolino avesse  avuto una documentazione poco chiara. Si parlava di “delocalizzazione dell’ impianto di depurazione già esistente a Sanata Maria La Bruna”, mentre sul terreno delle Officine di Grandi Riparazioni di Trenitalia sta per nascere un impianto nuovo e molto più grande di quello già esistente. Il problema c’è.

Se oggi si guarda il Vesuvio si possono vedere i gabbiani girargli intorno. La presenza delle  discariche di rifiuti nel Parco Nazionale sta appestando molte città della fascia vesuviana alta e sta modificando l’ecosistema costiero in modo drammatico. Un impianto come quello che si vuole realizzare a Torre del Greco si inserirà in questo quadro di sconvolgimenti ecologici e, senza volere accondiscendere a derive apocalittiche, non ne può derivare nulla di buono per il futuro di Torre del Greco e delle città vicine.

 

Andrea Di Lecce


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