Oggi le testate web scioperano contro il DDL sulle intercettazioni telefoniche. Noi della redazione di Lapilli abbiamo ritenuto che, proprio oggi, il modo migliore per protestare contro questa riforma sia parlarne.
Opinione personalissima di chi scrive è che la c.d. legge bavaglio sia la risposta sbagliata ad una domanda giusta. Il problema, infatti, non è che si facciano intercettazioni. Basta scorrere le cronache giudiziarie degli ultimi sei mesi per comprendere come molte inchieste giudiziarie siano partite dall’ascolto di telefonate. Lo strumento è necessario e funziona. Il problema dunque non è lo strumento, ma l’uso che si fa dell’esito delle intercettazioni.
In uno Stato di diritto non ci si può non porre il problema della diffusione a mezzo stampa di atti di indagine magari disposti da Procure territorialmente incompetenti ovvero senza che ne ricorrano i presupposti di legge. Si pensi ad i casi nei quali si diffondono intercettazioni ancora soggette al segreto delle indagini. Il problema non è dello strumento, ma di chi ne abusa. Di chi permette che al di fuori del quadro di garanzia dettato dalla normativa nazionale tali intercettazioni vengano diffuse. Parliamoci chiaro e ribadiamolo. Il problema non è che si facciano le intercettazioni, ma che vengano pubblicate quando, a norma di legge, non potrebbero essere pubblicate.
Molti rispondono che esistono già specifiche norme e specifici divieti. Probabilmente costituiscono una rete con maglie larghissime se, nonostante la loro esistenza, il sistema non è equilibrato e pienamente garantista.
L’anticipazione a mezzo stampa, di “condanne” di cittadini sottoposti a intercettazioni, prima ancora che il pubblico ministero formuli la richiesta di rinvio a giudizio è una prassi tristemente nota.
Questo stato di cose è sintomo di un sistema che non funziona alla perfezione e che deve essere migliorato attraverso una riforma. Ma se un arto è malato lo si cura, non lo si taglia. Le intercettazioni come strumento d’indagine funzionano e quindi non se ne può mettere in discussione l’utilità, ne si possono adottare norme che ne limitino l’efficacia o l’uso. Ecco perché il DDL sulle intercettazioni è la risposta sbagliata ad una interrogativo ben formulato.
Il fatto è, però, che un problema reale è stato affrontato con una proposta di riforma che intacca l’efficacia dell’azione penale e del diritto di cronaca, senza dare la possibilità di risolvere i problemi segnalati. Quand’anche non fosse stata pensata come una norma di convenienza da chi l’ha proposta, non può non generare questo sospetto in chi la legge. Se c’è un problema si cerca una soluzione, non un pretesto per immobilizzare processi e giornali. Oppure si rischia di fare la fine di quello che anziché guardare la luna guarda il dito che la indica.
Andrea Di Lecce