La stampa estera, in questi giorni, è particolarmente critica nei confronti del governo italiano: un po' tutti i giornali stranieri hanno parlato, con toni non proprio entusiastici, della vicenda Brancher; altri si sono concentrati sull' “Immoralità pubblica” che pervade le istituzioni nostrane, facendo particolare riferimento alla condanna in appello a 7 anni di galera per concorso esterno in associazione mafiosa per Marcello Dell'Utri, che non ha comportato – come sarebbe d'obbligo negli altri Paesi – la cacciata di quest'ultimo dal Senato; altri quotidiani hanno messo l'accento sulla difficile situazione politica in cui si trova Berlusconi, stretto, da un lato, da un Fini sempre più ingombrante – e che si è perfino concesso il lusso di affermare che “la stampa in un paese civile non è mai sufficiente” – e, dall'altro, da un Bossi che con la sua Lega Nord acquista ogni giorno sempre più potere. Ma oggi c'è lo sciopero dei giornali – almeno di quelli a cui il bavaglio darebbe fastidio – e quindi il tema caldo non può che essere questo: Miguel Mora, corrispondente dello spagnolo El Pais e grande conoscitore degli affari italiani, ha parlato del bavaglio in un articolo intitolato “Il senato approva la legge bavaglio contro le intercettazioni”: “La norma, giustificata da Berlusconi come una difesa della privacy dei cittadini, porrà profonde limitazioni alla giustizia, alla lotta contro la mafia e alla libertà di stampa. […] I giudici e le forze dell’ordine hanno avvertito che la lotta contro i reati finanziari e la criminalità organizzata farà un 'enorme passo indietro'”.
D'altra parte, questo aspetto è stato sottolineato qualche settimana fa dall'Ocse (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) attraverso le parole di Dunja Mijatovic, responsabile dell'Ocse per la libertà dei media, che ha affermato: “Sono preoccupata per il fatto che che il Senato abbia approvato una legge che potrebbe seriamente ostacolare il giornalismo investigativo in Italia, nonostante i diversi avvertimenti da parte del mio ufficio. Ciò evidenzia una tendenza a criminalizzare il lavoro giornalistico. I giornalisti – ha aggiunto la Mijatovic – devono essere liberi di parlare di tutti i casi di pubblico interesse e devono essere liberi di scegliere come condurre un’indagine responsabile. Il disegno di legge nella sua formulazione attuale contraddice le raccomandazioni dell’Ocse, specialmente nella misura in cui proibisce l’uso di alcune fonti confidenziali e alcuni materiali che possono essere necessari per indagini giornalistiche significative al servizio della democrazia”.
“L’approvazione in Italia di una legge che impedisce ai mezzi di informazione di pubblicare le indagini giudiziarie e che riduce la facoltà dei giudici di indagare su casi di corruzione, segna una ferita profonda alla libertà e un blocco del funzionamento della Giustizia come potere repubblicano”. Queste sono le parole con cui il giornale argentino Clarin parla della legge “bavaglio”: “In questo modo il governo di Berlusconi – si può leggere ancora nell'articolo intitolato “Una legge contro la stampa in Italia” – cerca di nascondersi con un velo di indennità dinnanzi alla società e all’opinione pubblica: sotto questo velo le denunce di corruzione possono essere considerate reato, mentre la corruzione stessa sfugge alla Giustizia. La ragione ufficiale è la tutela del diritto alla privacy e la necessità di evitare abusi giudiziari. Tuttavia – aggiunge l'autore – la conseguenza di una legislazione di questa natura è l’impatto sui principii fondamentali del sistema repubblicano e democratico. Il primo è il diritto dei cittadini ad essere informati sulle questioni pubbliche. Il secondo, l’esistenza di giudici indipendenti che possono indagare, portare alla luce e sanzionare gli atti di corruzione”.
Gerhard Murmelter, giornalista austriaco, ha parlato di un “giorno nero” per la libertà di stampa in Italia: “I caporedattori di tutti i principali media hanno messo in guardia, insolitamente unanimi, sul pericolo di una “pericolosa minaccia alla libertà di stampa” con la nuova legge. Anche Vittorio Feltri del quotidiano di casa Berlusconi “Il Giornale” si è unito all’appello come pure il redattore del giornale vaticano “Osservatore Romano”, tradizionalmente conservatore. 275.000 cittadini hanno sottoscritto l’appello di attivisti per i diritti costituzionali e migliaia gli appelli a non firmare il testo sono stati inviati per email al Presidente Giorgio Napolitano. Molti lettori hanno recapitato al quotidiano La Repubblica foto in cui erano visibili volti imbavagliati. Da due settimane a questa parte i quotidiani italiani riservano articoli sulla questione giustizia con il commento: “dopo la legge bavaglio potreste non leggere più questo contributo”. In più, “il sindacato [dei giornalisti] e l’emittente televisiva Sky vogliono portare la legge di fronte alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo. Molti giuristi sostengono che il divieto di pubblicazione è contrario al diritto all’informazione garantito dalla Costituzione”.
Arnaldo M.Iodice
Fonte: www.italiadallestero.info