Legge Bavaglio. Di cosa si tratta?

bavaglio_4_01Disegno di legge sulle intercettazioni telefoniche. Meglio conosciuto come legge bavaglio. Il testo del disegno di legge voluto da Berlusconi è stato approvato con alcune modifiche dal Senato, e potrebbe essere discusso dalla Camera dei Deputati anche entro la fine del mese di luglio. Ma proviamo a vedere nello specifico di cosa si tratta. Se il testo venisse approvato cosi come lo conosciamo attualmente, apporterebbe sostanziali modifiche allo strumento delle intercettazioni telefoniche ed ambientali da due punti di vista, quello per le indagini, e quello usato dai giornalisti per fare informazione.  La prima restrizione fondamentale riguarda la tipologia di soggetti che possono essere sottoposti ad intercettazione telefonica. Con la normativa vigente, se nel corso di un'indagine, un magistrato sospettasse che un qualsiasi cittadino possa aver commesso un reato, sarebbe sufficiente un'autorizzazione e le conversazioni telefoniche diventano oggetto di indagine e quindi intercettate. Con il nuovo disegno non è più cosi. Sarà possibile usare lo strumento delle intercettazioni solo per persone alle quali sono ascrivibili gravi indizi di colpevolezza e reati molto gravi come mafia, terrorismo, sequestro di persona. Altro taglio fondamentale è la durata delle intercettazioni. Oggi le intercettazioni possono durare per l'intero svolgimento delle indagini preliminari, con il nuovo disegno di legge, queste ultime sono limitate nel tempo. Al massimo per 75 giorni. Laddove sia necessario il pubblico ministero può richiedere una proroga al Gip di tre giorni. E' stato modificato anche l'utilizzo delle intercettazioni ambientali per la durata temporale. Al massimo tre giorni, prorogabili. E ora passiamo alla possibilità di fare informazione. Le prime restrizioni in merito sono anche per i pubblici ministeri. Questi ultimi non possono più parlare dinanzi alle telecamere delle inchieste che stanno portando avanti. Inoltre non potrebbe più essere possibile l'utilizzo delle telecamere durante lo svolgimento dei processi, senza  previa autorizzazione del presidente della corte d'appello. Dure le restrizioni anche per i giornalisti. Il cronista di giudiziaria non potrà più pubblicare testi parziali o totali degli atti delle inchieste fino alla conclusione delle udienze preliminari. Possono essere però pubblicati in forma riassuntiva. Le intercettazioni, invece, non potranno essere pubblicate né integrali né in forma di riassunto fino al processo. In merito le pene sono molto più severe. Con la normativa vigente il giornalista che trasgredisce rischia un mese di reclusione o una multa di circa 300euro. Le norme future prevedono multe di diecimila euro e un mese di reclusione. Una novità introdotta da questo disegno sono le multe per gli editori, sino ad ora esentati da multe o pene da scontare. Invece con il ddl sulle intercettazioni, l'editore che trasgredisse dovrebbe pagare 300 mila euro in caso di pubblicazione di intercettazioni, e 450 mila euro in caso di intercettazioni relative a persone che non sono implicate nei fatti oggetto di indagine.  Stangate anche per le fonti utilizzate dai giornalisti per avere informazioni. Secondo la nuova possibile legge chi dovesse passare intercettazioni alla stampa rischia fino a sei anni di carcere, contro il singolo anno di reclusione prevista dall'attuale normativa.

 

Veronica Mosca


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