Cgil, Cisl, Uil e Ugl. Lettera al Presidente Napolitano

Napoli, lì 09 dicembre 2011

 

 

Al Presidente della Repubblica Italiana

On. Giorgio Napolitano

Illustrissimo Signor Presidente,

le Organizzazioni Sindacali Confederali CGIL, CISL, UIL e UGL di Napoli e della Campania sottopongono alla Sua attenzione i problemi più urgenti che ritengono debbano essere portati a soluzione. Impegnando anche il nuovo Governo, ad una concreta attenzione per la evidente drammaticità in cui versa la  Campania, che soffre di una pesante situazione debitoria, (circa 15 mld di euro nel suo complesso), una costante mancanza di liquidità delle casse Regionali, è sottoposta al piano di rientro dal debito Sanitario, ha solo di recente superato lo sforamento del Patto di stabilità, ma non le relative sanzioni.

La situazione economica e sociale a Napoli ed in Campania è agonizzante .

Attualmente le vertenze aperte nelle cinque Province sono più di 600, la maggior parte delle quali in aziende in cui è difficile individuare spiragli di ripresa produttiva e con gli ammortizzatori sociali non più rinnovabili. 

Il PIL in Campania, come noto, è fermo a - 0,6% e negli ultimi 5 anni non vi sono stati tangibili segnali di inversione (Bankitalia).

La regione è in recessione:

  • la disoccupazione ha raggiunto il 25,9%;
  • la disoccupazione giovanile si attesta al 41,9%;

limiti inaccettabili per una società civile e democratica, come ha di recente sottolineato l’ultimo Rapporto SVIMEZ.

Il Mezzogiorno d’Italia, nonostante il Suo costante impegno, è stato fortemente penalizzato da una politica economica che ha finito per accentuare il divario tra il mezzogiorno ed il Nord del Paese.

Nei confronti del Sud è avvenuto “lo scippo” dei Fondi FAS,  dirottati al Nord  o spesso utilizzati per fronteggiare altre emerge.

Contemporaneamente il Mezzogiorno è stato anche penalizzato nell’utilizzo dei fondi Europei  condizionati dal mantenimento del patto di stabilità regionale.

Bisogna considerare il cofinanziamento fuori dal Patto di stabilità; solo così sarà possibile far partire in tempi brevi i grandi Progetti approvati dalla Commissione Europea. Le prime dichiarazioni del nuovo Governo sembrano andare in tal senso ma dobbiamo essere certi che si possa spendere in tempi brevi.

I grandi progetti sono stati  condivisi da tutte le forze imprenditoriali e sociali e possono finalmente sia dotare la Campania di infrastrutture fondamentali che essere il volano per far ripartire l’economia e la crescita.

 

Il Mezzogiorno deve ridiventare una risorsa per il tutto il Paese : qui risiedono giovani anche con alta scolarizzazione, qui sono presenti le condizioni per uno sviluppo industriale di qualità, qui ci sono le possibilità di sviluppo per una agricoltura biologica, qui ci sono beni culturali mai veramente sfruttati e valorizzati.

Del Mezzogiorno non si può fare a meno per far ripartire la crescita e lo sviluppo dell’Italia e dell’Europa.

La Campania vanta grandi eccellenze in vari comparti  industriali, in grado di competere nel mercato globale anche, grazie alle competenze dei lavoratori. Non è più sopportabile la mancanza di qualsiasi politica industriale riferita in particolare al settore della cantieristica e della meccanica di eccellenza.

In questo quadro Il mezzogiorno rischia  di essere ulteriormente penalizzato dalle scelte che si stanno determinando su  Finmeccanica e Fincantieri.

Come pure sono a rischio il Polo Ferroviario e la produzione del trasporto su gomma quest’ultimo aggravato dalla chiusura di  IRIBUS.

In particolare, le scriventi OO. SS. Le sottolineano la necessità una tempestiva iniziativa sull’utilizzo dei fondi europei per il Sud.

Le opere infrastrutturali di grandi dimensioni sono e restano fattore di grande competitività per tutto il Paese.

Tuttavia le vere priorità, in questo particolare momento, sono:

  1. 1) le aree decretate di crisi: Area Torrese – Stabiese ; Airola; Acerra ; Caserta.

Da troppi anni manca un’azione incisiva del Governo nazionale che si è limitato, in questo ultimo scorcio di anno, alla sottoscrizione di intese e/o protocolli sui relativi Accordi di Programma.  I reiterati ritardi hanno allontanato le imprese interessate ad investire in Campania (vedi Novamont, che ha preferito investire in Sardegna) compromettendo, di fatto, la realizzazione degli accordi e quindi il rilancio industriale e occupazionale. Urge, pertanto, un impegno immediato.

 

  1. 2) le centinaia di cantieri aperti, opere già avviate nei settori dell’edilizia e dei trasporti e che per la mancanza di liquidità di cui soffre la Regione Campania e gli EE. LL. sono ferme da oltre un anno.

 

Questo ha comportato  nell’edilizia  la perdita di  oltre 18 mila posti di lavoro, nei trasporti  sono a rischio tra i 14.000 ed i 16.000 posti di lavoro in quanto attualmente le aziende coinvolte stanno beneficiando di Ammortizzatori Sociali.

 

La immediata riapertura di questi cantieri consentirebbe non solo la possibilità di riavviare l’occupazione, ma soprattutto consentirebbe la ultimazione di opere di collegamento fondamentali per  la mobilità di persone e di merci, con un notevole impatto positivo sull’ambiente.

 

Alla luce di quanto appena richiamato, appare evidente che la concentrazione di queste risorse non può avere come sola priorità il rafforzamento della rete ferroviaria (A/C NA – BA ) - che deve essere finanziata dalla legge obiettivo  e non dai fondi EU  già programmati per la Regione - ma anche,  misure rivolte  al rafforzamento delle reti elettriche ed idriche.

Come pure,  risulta indispensabile che una simile operazione di efficientamento  sia  accompagnata da   interventi tesi a sostenere l’esercizio delle reti già esistenti.

3) L’utilizzo di una quota consistente del FSE per  fronteggiare le diverse forme di ricorso agli ammortizzatori sociali, senza il vincolo del “ rapporto 1 ad 1 ”.

La crisi  settoriale ed occupazionale che sta attraversando il sistema produttivo campano ci fa ritenere che le risorse di cui dispone attualmente la Regione non saranno sufficienti a fronteggiare l’emorragia di posti di lavoro che andranno persi. Pertanto sottolineiamo l’urgenza di una messa a disposizione di fondi atti a tutelare i lavoratori che attualmente usufruiscono della cassa integrazione in deroga.

 

 

4) Abbiamo bisogno di una politica mirata per i giovani e per le donne. Non ci possiamo permettere livelli di disoccupazione così alti, né possiamo permetterci l’emigrazione dei nostri migliori cervelli, perché non ci sono risorse per la ricerca e per l’istruzione.

Accogliamo con favore qualsiasi incentivo all’assunzione di giovani e di donne, che il governo Monti ha messo in cantiere, ma se non si creano occasioni di lavoro non ci sono incentivi che bastano.

Il nuovo Governo Monti ha al suo interno valenti Tecnici che hanno ben presente che il futuro del nostro paese è affidato ai giovani, e i giovani sono prevalentemente nel Mezzogiorno.

Il governo deve essere in grado di mettere insieme politiche che siano tra loro fortemente collegate ed armonizzate : lotta all’evasione scolastica con nuove metodologie collegata all’apprendistato; formazione professionale ed alta formazione collegate al lavoro; ricerca universitaria molto connessa al tessuto industriale regionale.

Inoltre, l’eccessivo inasprimento della tassazione locale (Irpef 1,72%) legato alle sanzioni previste dal piano di rientro dal debito sanitario, l’innalzamento delle quote per la   compartecipazione alla spesa sanitaria e farmaceutica e l’elevato incremento della tariffazione locale  cui è sottoposta la collettività da oltre un anno, non consentono alle forze sociali  di mediare sul “vincolo formativo” previsto dalla UE.

 

5) Il debito  della Sanità.

Da diversi anni sono “bloccate” risorse ingenti in contributi statali, al lordo delle manovre 2011, che il Governo Nazionale  ha accantonato e che ancora non ha erogato alla Campania.

Alla luce del recente  riconoscimento, da parte del MEF,  dell’abbattimento parziale del deficit sanitario nella nostra Regione  appare ingiustificabile la mancata erogazione di queste risorse, che seppur dovuta ad una mancanza di “liquidità di cassa” del Governo, potrebbero essere “certificate” come credito vantato.

Una simile disponibilità consentirebbe alla Regione, nell’immediato, di fronteggiare, tra l’altro, il pesante debito con la sanità convenzionata che vede circa 40.000 posti di lavoro a rischio su tutto il territorio regionale.

5) Infine Le chiediamo di sollecitare il nuovo Governo affinché verifichi tutti quegli strumenti di sviluppo, a partire dalle Aree di crisi, che sono stati abbandonati e su cui ci sono ancora risorse appostate e che è necessario far ripartire

Certe della sensibilità e dell’ attenzione che Ella ha sempre mostrato nei confronti del Sud e della Campania, CGIL, CISL UIL e UGL di Napoli e della Campania le confermano profonda stima e rinnovato affetto e ribadiscono la propria responsabilità ed impegno per quanto sarà necessario attuare.

 

 

 

CGIL

 

CISL

 

UIL

 

UGL


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