Torre del Greco. Nell’ambito di una settimana dedicata interamente alla cultura europea promossa dall’Associazione Culturale Prometeo, mercoledì sera la Sala Ursi del Santuario del Buon Consiglio a Torre del Greco ha ospitato una conferenza dal titolo “Nicola (Niccolò) Antonio Zingarelli: musicista partenopeo nel cuore dell’Europa”.
E’ stata una di quelle serate che per godersele basta sedersi comodi e lasciarsi cullare dalla storia dolcemente intervallata da ispirate sinfonie che non si ha spesso l’occasione di ascoltare.
Francesco Manca, presidente dell’Associazione Prometeo, ha introdotto la conferenza attraverso un breve excursus sul senso della Festa dell’Europa spiegando che: “Il concetto stesso di Europa è spesso visto come qualcosa di negativo anche se non è certo questo ciò che pensavano i grandi padri dell’Europa, come Alcide De Gasperi o Arturo Spinelli, tanto per citarne qualcuno. Anche se l’Europa non è ancora realmente ben definita come struttura geopolitica, la necessità dell’unione fra gli Stati del vecchio continente è resa tale dal semplice fatto che le diverse nazioni europee non possono farcela da sole, soprattutto per quanto riguarda l’aspetto economico. Nonostante l’eterogeneità e le grandi differenze tra i Paesi europei, bisogna sempre ricordarsi che solo l’unione fa la forza, ed è per questo che il percorso che l’Europa ha intrapreso deve continuare, per far sì che si rafforzi la coscienza di un cittadino europeo che è libero di muoversi sul continente. In questo contesto ho pensato che fosse doveroso rendere omaggio ad una importantissima figura del panorama musicale partenopeo che ha viaggiato tanto per l’Europa a cavallo tra il 1700 e il 1800”.
La parola è poi subito passata al relatore dell’incontro, il musicologo Leopoldo Fontanarosa, il quale prima di cominciare ad illustrare le varie fasi della vita e delle opere di Niccolò Zingarelli ha tristemente ammesso che: “Il livello della cultura a Torre del Greco, a Napoli e in Italia ormai è ai minimi storici. Fare cultura a Torre del Greco è diventato difficilissimo. Mi permetto di dire che Torre del Greco è morta, non solo perché la cultura è finita ma anche perché la tradizione è finita”.
Un veloce botta e risposta con i presenti in sala e si è finalmente giunti al clou dell’incontro.
Zingarelli nacque a Napoli il 4 aprile 1752 e morì a Torre del Greco il 5 maggio del 1837, ed è proprio dalla sua morte che Leopoldo Fontanarosa decide di cominciare: “Chissà quanti si saranno chiesti, leggendo l’iscrizione sulla lapide posta sulle mura esterne delle casa dove Zingarelli morì, chi fosse mai quest’uomo. Rimase a Torre del Greco per due anni ed essendo un compositore più che prolifico immaginate quanto possa aver scritto in due anni a Torre. Ma chi è Zingarelli? E’ un musicista del ‘700 napoletano che ha fatto parte di una grande scuola napoletana che ha portato tanti importanti musicisti in giro per l’Europa. Zingarelli fu il maestro di Bellini e di Mercadante, e basta questo per dare un assaggio della sua grandezza. Nonostante le misera condizione sociale da cui proveniva e la spietata concorrenza, Zingarelli riuscì a farsi strada in breve tempo. Già nel 1781 riuscì a mettere in scena al San Carlo di Napoli la sua prima opera, Montezuma, diffondendo così la sua fama in tutta Europa”.
I primi passi del compositore furono quindi difficili ma lo portarono ad un successo tale che fu scelto anche per l’ambitissimo posto di maestro di cappella del Duomo di Milano. Subito dopo aver raccontato di come Zingarelli lasciò Milano per giungere al Santuario della Santa Casa di Loreto, Fontanarosa aggiunge: “Il compositore napoletano del ‘700 si può definire sfortunato. Pergolesi e Bellini morirono giovanissimi, e Zingarelli che non voleva andarsene da Milano sperando che potesse essere il suo trampolino di lancio per l’Europa, fu costretto ad andarsene. Alla Santa Casa di Loreto rimase dieci anni scrivendo ben 564 composizioni. Dopodiché si trasferì a Roma e divenne maestro di cappella di Sua Santità Pio VII. Ma quando nel 1810 Napoleone occupò Roma e nel 1811 nacque il figlio di Bonaparte Zingarelli venne scelto per scrivere un Te Deum in onore del pargolo appena nato. Zingarelli patriotticamente si rifiutò di seguire gli ordini e venne arrestato. Ma quando arrivò dinanzi all’imperatore a Parigi non venne giustiziato, bensì gli venne commissionata una messa per la quale ottenne ulteriore fama e una più che cospicua somma di denaro”.
Ma tra la varie notizie biografiche del musicista napoletano una di quelle che ha reso ancora più interessante l’incontro è stato sapere che, proprio nell’anno europeo della povertà, Zingarelli potrebbe essere assunto come simbolo della carità visto che la gran parte dei suoi guadagni li devolveva ai meno fortunati. La sensibilità del musicista andava quindi ben oltre il lato puramente artistico, mostrando una grandezza d’animo encomiabile.
“Tra le opere che compose proprio a Torre del Greco poco prima di morire - continua il musicologo - ricordiamo una cantata per grande orchestra che ricevette gli elogi dei più prodi professori del tempo. E quando morì gli resero omaggio tantissime figure importanti del panorama aristocratico europeo tra cui anche il re di Sassonia. Un anno dopo la morte ne viene data notizia anche su un giornale inglese che lo definì ‘principe dei musicisti’, appellativo che troviamo inciso nella lapide di Torre del Greco”.
L’incontro si è poi concluso nel migliore dei modi trasportati dal suono di alcune tra le più belle sinfonie che Zingarelli abbia composto, impreziosendo una serata all’insegna della cultura musicale non solo partenopea ma europea.
Massimo Formati