'Ragazzi con la Pistola': Falchi, storie di uomini napoletani in 37 anni di cronaca

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Storie di cronaca, di strada, di giovani ragazzi che hanno scelto la strada della legge e della giustizia. Napoli nel 1974, uno scenario forte e diviso tra drammi e speranze, dove si stagliano trentasette anni di cronaca, dalla metà degli anni Settanta ad oggi. I 'Ragazzi con la pistola' - Rogiosi Editore -  scritto da un abile cronista conterraneo, sono gli agenti dell’Antiscippo, i Falchi. Le loro storie di uomini si intrecciano con quelle dei vicoli.
'Ragazzi con la pistola'. Libro di esordio per il giornalista partenopeo Giancarlo Maria Palombi. Perché questo titolo?

Il titolo è nato spontaneamente, guardando una vecchia foto. C’erano una ventina di giovani con le giacche in pelle e l’improbabile tentativo di trasmettere uno sguardo da duri. Si tratta di una foto scattata negli uffici della Questura di Napoli nel 1976. Ragazzi, ecco l’impressione che avevo. Quei poliziotti erano dei ragazzi poco più che ventenni che lo Stato aveva spedito in una realtà difficile come poteva essere Napoli negli anni Settanta. Ognuno di loro sognava un futuro diverso e ambiva a contribuire alla ‘salvezza’ della metropoli partenopea. Erano giovanotti a cui la polizia aveva conferito lo status di ‘tutori dell’ordine’, ragazzi con la pistola appunto.

Quanto le storie di questi uomini di legge si intrecciano con le storie di criminalità?

 Più che uomini di legge, ciò che è venuto fuori, nel corso della narrazione è un materiale umano inaspettato. Confesso di aver iniziato a scrivere per raccontare e scoprire quanto di vero ci fosse nella leggenda creata negli anni intorno ai Falchi. Ho avuto la fortuna di incontrare molti di loro, di parlare e ascoltare i loro ricordi. Passioni, emozioni, paure, rimorsi: nelle loro voci c’era tutto questo. In ‘Ragazzi con la pistola’ si affronta l’altro aspetto della criminalità, non quello riportato nelle cronache dei giornali ma il lato oscuro che inevitabilmente segna le vite di chi cerca di combattere l’illegalità. 

I "Falchi" agenti nell'immaginario collettivo duri e sempre in prima linea. Quanto c'è di vero?

 Molto, se parliamo dell’essere in prima linea. Certo l’immaginario collettivo vuole che il ‘Falco’ sia una sorta di personaggio a metà tra Sylvester Stallone e Tomas Milian. In realtà sono uomini semplici con una grande passione per il lavoro che hanno scelto di fare. Passione che spesso, anzi sempre direi, li porta a sacrificare affetti e vite personali. Se paradossalmente si chiedesse ad uno degli agenti della Sezione “Cosa sei?” risponderebbe: un falco. Come se tutto il loro essere ruoti essenzialmente intorno al loro mestiere. Duri? Dipende dalle circostanze, mai cinici. Sicuramente coraggiosi.

Quanto la tua esperienza di giornalista ha influito in questo libro?

 Mi occupo di cronaca nera, quindi gli appartenenti alle forze dell’ordine sono tra i miei principali interlocutori. Mi ha sicuramente aiutato aver parlato con loro, averli frequentati, aver condiviso piaceri e dolori, soddisfazioni e delusioni. Ma il contributo più importante è stato un altro. Invisibile ma sempre presente, qualcosa che difficilmente riesco a spiegare senza scadere nella retorica. Diciamo che lo si capisce dalla persona a cui ho dedicato il libro: mio padre, un falco.

Prossimi progetti letterari?

 Raccontare. Ed è quello che faccio ogni giorno dalle colonne del giornale per cui lavoro. Quella di ‘Ragazzi con la pistola’ è un’esperienza meravigliosa ma resta, almeno per il momento, tale. Ho sempre voluto fare il cronista ed è questo ciò che mi fa sentire vivo.

 

Veronica Mosca


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