Mimmo Liguoro noto al pubblico di tutta Italia per aver lavorato lungamente al servizio della RAI, il 21 maggio ha presentato il suo ultimo libro al Circolo Nautico di Torre del Greco - sua città natale - in una conferenza organizzata dal prof. Raffaele Di Maio. “Dove sta Zazà” questo il titolo dell'ultima fatica del giornalista partenopeo, il quale veicolando in questo volume edito da Pironti tutto l'amore per la sua terra, ha trasformato un libro in una melodia dedicata alla Napoli martoriata del dopoguerra. Non è un caso che il titolo evochi una frase della celeberrima canzone scritta da Cutolo e cantata prima da Nino Taranto e reinterpretata poi in chiave più tormentata da Gabriella Ferri. Sono proprio le due interpretazioni di questo brano a fare da sfondo a tutto il lavoro di Liguoro, che mescola sapientemente l'amarezza della miseria con la voglia di rinascita, simboleggiata dal rinnovato interesse per le canzonette. In una città “sbriciolata dalle bombe”provata dalla guerra e “dalla sospensione di ogni senso comune”, Liguoro ci racconta l'arrivo di Zazà, donna enigmatica poi misteriosamente scomparsa, che diventa il vessillo della comune voglia di una vita diversa, più serena, a tratti capace di ironizzare sui guai. E l'ironia, presente anche nell'interpretazione di Nino Taranto del famoso motivetto, è la chiave di tutto, perché “se torna l'ironia, vuol dire che si intravede un filo di speranza”. Ma tale speranza tradita dallo sfacelo della ricostruzione post-bellica, dominata dal malaffare e dalla nuova camorra, si trasforma in una delusione che rende Zazà simbolo di un popolo che, angosciato e sofferente, non trova più la propria speranza. In questo quadro rientra l'interpretazione di Gabriella Ferri: Zazà è completamente scomparsa, lasciando nei cuori di tutti una terribile amarezza.
Giovanna Russo