Venticinque anni sono molti, ma tanti ne compie la celebre rassegna estiva del Teatro dei Barbuti di Salerno, che al contrario non sembra risentirne, è vivace, soprattutto vitale, per aver presentato, in tempi di tagli, un cartellone di tutto rispetto ed è anche giustamente nostalgica, quando ha riservato insieme agli “Astrali,” una serata dedicata all’indimenticato musicista salernitano: Marco Lenza, scomparso di recente e che del complesso, più amato della città, ne ha fatto parte. La rassegna che si è avviata all’inizio del mese continuerà fino al 29 agosto, quando, a concludere le serate, salirà sul palco Peppe Barra con “Armunia”, l’artista di casa ai Barbuti, come lo era sua madre Concetta, presente fin dalla prima edizione, anno 1983, un appuntamento, con lui, a cui i salernitani non sono mai mancati. Da qualche anno la rassegna si è arricchita e oltre al suggestivo luogo storico spazia, con spettacoli di vario genere, a Largo Montone, nella chiesa dell’Addolorata e nella piazza antistante il tempio di Pomona. Tutta la direzione organizzativa è affidata a Giuseppe Natella, collaborato per l’ideazione, la progettazione e la realizzazione e di tutto quanto accade ai Barbuti, dalla Bottega San Lazzaro.
Un po’ di storia dei Barbuti
Largo S. Maria dei Barbuti, dove si svolgono i principali spettacoli in cartellone, deve il suo nome ai Longobardi, che nel VII secolo occuparono Salerno, contribuendo allo sviluppo della città. I guerrieri longobardi, dalla lunga barba e perciò barbuti si stanziarono in quella vasta zona della città racchiusa ad est dall’attuale via delle Botteghelle e ad ovest da via Canali. Nel rione che prende il nome dal popolo nordico, fu edificata, per il culto religioso degli abitanti, la piccola chiesa di S.Maria dei Barbuti, ormai sconsacrata, di recente ristrutturata, come tutto il largo e che, abbandonato l’uso delle preghiere, ora serve come camerino per gli attori. Nessuno avrebbe scommesso 25 anni fa il successo di questa rassegna, nata in un posto di assoluto degrado, in un centro storico che aveva perso le sue radici e che non sapeva credere nello splendore futuro. La prima edizione, nell’anno 1983, si svolse in un centro storico devastato dal terremoto ma Peppe Natella, il professore lungimirante ed i suoi collaboratori ebbero l’intuizione di montare un palcoscenico sotto le stelle per fare teatro e musica fra i vicoli più angusti della città. Il primo spettacolo “Festa, farina e forca”di Corradino Pellecchia, con le musiche di Gaetano Macinante, la regia di Andrea Carraro e le scene di Massimo Bignardi appartiene alla storia del teatro salernitano e a portarlo in scena fu la “compagnia delle corde” con attori che provenivano da diverse compagnie salernitane. Dalla prima edizione ne sono trascorse 24, tutte di grande pregio culturale ed artistico, da questo palcoscenico sono passati: Enzo Cannavale, Carlo Buccirrosso, Peppe Lanzetta, Lello Giulivo, Mariano Rigillo, Anna Teresa Rossini, Corinne Clery, Patrizio Trampetti, Gino Rivieccio, Benedetto Casillo, Vittorio Marsiglia, Marina Confalone, per citarne solo alcuni. Ma il teatro dei Barbuti ha fatto di più è riuscito a ricongiungere, una prima volta nel 2008, con una serata “amarcord”ed una seconda volta, precisamente il 14 agosto di quest’anno, “Gli Astrali” il complesso musicale più amato della città, che dal 1960 ha fatto ballare ed innamorare i giovani salernitani. Ed il 14 agosto scorso, come per un richiamo del pifferaio magico, gli ex ragazzi e ragazze sono accorsi in tanti, molti capelli bianchi, qualche ruga in più, volti, però, che hanno rappresentato la gioventù spensierata di quegli anni, come Paolo Tabacco, stimato professionista ai nostri giorni ma che nel 1970 fu scelto come comparsa nel film “Le castagne sono buone”, girato da Pietro Germi a Cetara, la splendida località costiera. In un teatro gremitissimo e con l’aria addolcita dal refolo marino, le note del sassofono del maestro Guido Cataldo, lanciato in una esecuzione incredibile di “Nessun dorma”, la calda voce di Gianfranco Lo schiavo, la perizia strumentale con il basso di Germano Cosenza e la mirabile estensione vocale di Diana Cortelessa, unica voce femminile del complesso, hanno regalato al pubblico indescrivibili emozioni.
Ogni sera, prima di ogni spettacolo, una musica dolcissima d’inizio, con effetti sonori marinari e la voce più bella del teatro salernitano: Davide Curzio, introducono ciò che si andrà a rappresentare. Ecco la magia dei Barbuti è perfetta ed ognuno dei presenti si augura che lo spettacolo possa sempre continuare, in fondo Largo S.Maria dei Barbuti è nato per questa rassegna e la rassegna è nata per il largo S.Maria dei Barbuti.
Maria Serritiello