Il Poeta Luigi Benincasa nel salotto letterario "Calliope"

Il 15 gennaio u.s. Luigi Benincasa, poeta sensibilissimo e schivo, è stato ospite del salotto letterario “Calliope” che a cadenza mensile ha luogo a Capezzano (SA); in tale occasione il poeta, impiegato presso il Municipio di Cetara, ha letto alcune delle sue liriche contenute nella raccolta “Il respiro del mare” dopo averne descritto la genesi e i motivi ispiratori.

Poesia intimistica, quella di Benincasa, dove i versi ne raccontano la vita ripercorrendo le emozioni che l’hanno segnata, ma sono anche crogiolo di innumerevoli sfumature verbali che evidenziano la grande capacità descrittiva del poeta, il quale sembra oscillare fra un voler solo suggerire le immagini con grande pudore lessicale e l’intenzione di inciderle, più che dipingerle, con piglio risoluto, col gesto sicuro del grande artista.

 Si è potuto godere, così, di poesie come “Difesi da un cielo stellato” e “Memorie Cetaresi”, veri e propri quadri verbali in cui i presenti, man mano che scorrevano i versi, hanno potuto compiacersi nel vedere sovrapporsi alla parola dapprima il bozzetto, poi la pennellata di colore che ne accendeva il senso, infine l’intaglio deciso che quel senso ha reso indelebile.

“…il respiro del mare è il mio intenso vivere…”, ha detto, fra l’altro,  il poeta, ed è stata una dichiarazione d’amore, la confessione di quanto fascino il paesaggio marino, in particolare quello della sua Cetara, abbia esercitato su di lui e che, verosimilmente, può essere considerato la scena – ma anche la colonna sonora – su cui la sua vita si è andata imbastendo e dipanando.

Luigi Benincasa è consapevole delle lacrimae rerum e della crudeltà del tempo che fugge e sfugge, ma di cui costantemente e tenacemente recupera la bellezza per conservarla nel sogno e nella memoria, veri fili conduttori del suo messaggio poetico che si dibatte fra nostalgia e rimpianto. La temperatura dei suoi versi non è parsa mai elevata, mai connotata da indignatio, piuttosto da pietas, come in una carezza tiepida e protettiva.

“Il respiro del mare” consta di due sezioni: nella prima (“Dove il mare è uno scrigno”) Benincasa canta per lo più l’amore come aspetto totalizzante dell’esistenza; il tutto si esprime in una poliedricità di manifestazioni che non sempre si sostanziano nella realtà, piuttosto appaiono come il riflesso di un desiderio solo in parte realizzato. Nella seconda sezione (“Le stagioni del cuore”), invece, ci si imbatte in poesie d’occasione: là dove la razionalità naufraga dinanzi all’esperienza della perdita o, al contrario, della felicità appagante, emerge il cuore, e il cuore, si sa, esige un canto spontaneo, molto affine al lessico infantile dettato dall’istintualità e molto poco mediato dalla ragione. Benincasa sembra aver scritto le ultime poesie di questa raccolta con l’intento di superare la distanza da chi non è più (la Moglie scomparsa e tanto amata) ma continua a vivere attraverso la sua memoria: l’amore, anche se immenso, è effimero come ogni cosa terrena,  e dinanzi all’esperienza della  perdita siamo tutti inermi e  fragili. Si può scrivere -e nel caso specifico sembra che sia così- anche per esorcizzare la morte o per poter nutrire la speranza di trovare la forza di proseguire con serenità il proprio cammino terreno.

Anna Ciufo

 


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