La Compagnia dell’Eclisse è di scena al Teatro Genovesi

“La ragione degli altri” di Luigi Pirandello è in scena fino al 5 febbraio  al teatro Genovesi di Salerno, il sabato alle 21,15 e la domenica alle 19. A proporre la commedia è la Compagnia dell’Eclisse che si cimenta  per la terza volta in un’opera teatrale dell’illustre drammaturgo, premio Nobel per la letteratura nel 1934. Una delle più antiche e la meno rappresentata “La ragione degli altri” è una commedia in tre atti, composta alla fine del 1895 e che originariamente aveva per titolo “Il Nido”, poi cambiato in “Il “Nibbio” e ancora in “Se non così”. Con quest'ultimo titolo la commedia fu rappresentata per la prima volta dalla Compagnia Stabile milanese di Marco Praga, al Teatro Manzoni di Milano, nel 1915, con protagonista Irma Grammatica.

Ridotta ad un solo atto, dei tre originari, nella versione dell’Eclisse, la commedia ha avuto una messa in scena raffinata, sia per i costumi, delineati eleganti sui personaggi, che per l’accurato scenario, allestito con  pochi elementi, ma esteticamente ben distribuiti. I particolari non sfuggono alla regia di Marcello Andria e così perfino la tabacchiera che Leonardo, il marito in difficoltà, trae dal taschino, è oggetto d’epoca.

La trama è finanche lineare: lui, lei, l’amante e la circostanza che rende difficile il triangolo amoroso, giunto al capolinea. La circostanza si rivelerà,  successivamente, essere la figlia, che Leonardo ha avuto da Elena, l’amante, anziché da Livia, sua moglie, per giunta sterile. Quando i personaggi si troveranno a confronto, nel finale, uno di loro dovrà sottostare alla “ragione degli altri”. Sia Livia che Leonardo, si somigliano nello spregevole egoismo e per soddisfare, lui, il desiderio bigotto di famiglia e lei la necessità di riconquistare il marito, non esitano, pur violando le norme morali, a strappare la figlia alla legittima madre. Ad  Elena non resterà che ”la ragione degli altri”.

Un tema forte, conseguenza del tempo in cui è stato concepito e se si vuole anche datato, nessuna donna, attualmente, rinuncerebbe con facilità alla propria creatura, per far ricomporre, in uno standard perfetto, la famiglia dell’uomo che prima l’ha resa madre e poi l’ha scaricata brutalmente.

A caratterizzare i personaggi, tutti bravi i componenti dell’Eclisse, da Guglielmo Groa (Felice Avella), perfetto nella parte del padre amoroso e suocero  benestante, una recitazione d’impeto che ha ben marcato il personaggio, ad Enzo Tota, Cesare D’Albis, il corrotto giornalista, infingardo, compiacente e in cerca di favori dal potere. Con  la sua recitazione pacata  e con le espressioni ironiche che fanno supporre prima di parlare  e le domande calibrate, atte ad esasperare i personaggi che si muovono intorno a lui, ha delineato un altro personaggio pirandelliano degno di lode. Del resto, per Enzo Tota, le nomination e i premi non si contano e i suoi personaggi restano piacevolmente  impressi nella memoria di chi lo segue. Anche Viola Di Caprio, la povera Elena Orgera, personifica bene la donna che dovrà soccombere, intensa è la sua parte, soprattutto nel finale, con lei che riesce a far ribellare finanche  il pubblico per l’ingiustizia subita. Quando appare in scena, Livia (Flavia Palmbo), quasi subito si capisce che è l’antitesi di Elena: raffinata, bionda, ricca di suo, vincente e lo sa, per aver accettato in silenzio l’ambiguo triangolo. Eppure un neo ce l’ha, questa donna  e lo dice lei stessa, amaramente: “La casa è dove sono i figli” e lei figli non ne ha mai avuti. Una straordinaria Flavia Palumbo ha dato al personaggio le pause giuste, le lacrime vere, i movimenti lenti, lo struggimento sentito e tutto, della sua drammatica recitazione, è realizzato per inculcare nello spettatore la “ sua ragione”, che è, poi,  quella di riavere il marito e vedere salvo il suo matrimonio. A Leonardo ( Roberto Lombardi), invece, preme più tornare alla vita agiata che la moglie gli può offrire, se pur tra conflitti di coscienza, che altro. Il travaglio del personaggio che  l’attore esprime con maestria, porta a far credere che si dibatte tra i bisogni delle sue due donne, anzi tre, se si aggiunge la bambina. E così da un’iniziale simpatia, grazie alla sua interpretazione, Leonardo scade in un sentimento opposto, sino a raggiungere la disistima.

La vera ragione degli altri  è la considerazione cristallizzata della famiglia e Pirandello, come sempre, tratteggia l’umanità in preda ai suoi egoismi e al perbenismo manicheo, anche qui, come in altre commedie, ha una conflittualità con la figura femminile, quasi a tendere ad essere sua vittima consenziente e nel contempo a serbare per sé  i diritti dell’epoca, attribuiti alla condizione di essere maschio. Ai  soldi, poi, che  rientrano  in tutti i discorsi dei protagonisti, è affidato l’ingrato compito di permettere l’acquisto di un figlio, dividendo la società in opposte categorie e cioè di chi li spende impropriamente e chi li subisce.

Sapiente la regia di Marcello Andria, eleganti i costumi e l’allestimento, (Angela Guerra e Don Qi) ed  appropriata la musica (Geppino Gentile), insomma uno spettacolo godibile dall’inizio alla fine, che meriterebbe, sicuramente, il palcoscenico del massimo cittadino. 

La compagnia dell’Eclisse

La Compagnia dell'Eclissi è stata fondata nel novembre 2006 e raccoglie operatori teatrali con pluriennale esperienza all’attivo soprattutto nel teatro di prosa. Molti di essi hanno conseguito importanti riconoscimenti individuali per interpretazioni o regie in manifestazioni nazionali (Pesaro, Gorizia, Macerata, Mantova, Imperia, Monza, Pesaro, Pescia, Rovereto, San Miniato, Schio, Trento, Vicenza.

Maria Serritiello

 

 


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