Il progetto va sotto il nome di "Smarter Cities", città più intelligenti appunto, e si focalizza su alcune arie tematiche fondamentali sulle quali, intervenendo in modo organizzato e studiando le specificità, si può lavorare in modo più intelligente per rendere più vivibili le nostre città. Le aree principali sono sei: mobilità, sicurezza urbana, turismo, sanità, ambiente, servizi ai cittadini; per ognuna di queste bisogna trovare soluzioni ad una quantità di problemi e, anche se le soluzioni saranno necessariamente diverse per ogni area, c'è una sola fonte primaria da cui attingere per procedere in maniera sistematica, cioè i dati. L'intero progetto è basato sull'idea che nel mondo si producono e si scambiano continuamente una quantità incalcolabile di dati che, però, non vengono sfruttati a dovere perché restano archiviati in strutture diverse e non vengono integrati.
Abbiamo intervistato il responsabile della sede IBM di Napoli, l'ingegnere Giuseppe Capocelli, che ci ha spiegato meglio in cosa consiste il progetto e come l'azienda sta già agendo nel mondo e anche in Italia. "Tutti gli innumerevoli dispositivi digitali disseminati capillarmente sul territorio - ha illustrato Capocelli - di fatto raccolgono e memorizzano dati di ogni natura. Tutti i dati, raccolti e memorizzati da questi dispositivi intelligenti in un determinato territorio (una città, un territorio montano, etc.) possono essere convogliati in un unico 'cervellone' (un grande 'motore di intelligenza') formando così una grande banca di dati disaggregati che ancora una volta, però, non danno la vera intelligenza. Esistono però oggi delle piattaforme software - in pratica 'piccole intelligenze artificiali' - che sono in grado di gestire tali dati disaggregati, mettendoli insieme, analizzandone i collegamenti fino a creare da esse 'potenti informazioni' che mettono in grado gli amministratori di analizzare, prevedere e pianificare ogni tipo di evento. Ad esempio sarà possibile prevedere se una certa zona della città potrà avere problemi di sicurezza, se un'altra zona della città sarà particolarmente colpita da disagi legati al traffico e così via". In altre parole il primo passo verso un miglioramento della vita cittadina risiederebbe nella consapevolezza che la soluzione è già in gran parte in nostro possesso ma non abbiamo ancora imparato ad applicarla.
"Queste informazioni così ottenute - ha continuato Capocelli – serviranno, quindi, per fare degli interventi mirati e, più in generale, per governare la città. L'approccio progettuale è molto flessibile e può essere applicato alle varie realtà territoriali, implementando una soluzione piuttosto che un'altra, a seconda delle esigenze specifiche del territorio stesso; ad esempio in un'area urbana le esigenze più specifiche possono riguardare la mobilità, la sicurezza, l'ambiente, il turismo. Rispetto a queste tematiche, interconnettendo i vari dispositivi intelligenti sul territorio, si possono individuare ed implementare le varie soluzioni. Per esempio, se in una zona cittadina c'è un problema di traffico si può pensare all'attivazione di una semplice ZTL (Zona a Traffico Limitato), oppure, come IBM ha fatto già in alcune specifiche realtà (Stoccolma, Shangai, etc.) si può realizzare un progetto di 'Road Charging'. Si tratta di una soluzione che, elaborando ed aggregando in maniera intelligente attraverso software di videoanalisi, le informazioni rilevate da semafori intelligenti, videocamere e varchi, consente di canalizzare, impedire o 'disincentivare' determinati flussi di traffico, impedire l'accesso alle varie zone della città, diversificandone le tariffe, in base ad eventi, giorni, orari etc., il tutto ovviamente in maniera automatica ed elettronica. Questo ha consentito alla città di Stoccolma di risparmiare, annualmente, il 25% di emissioni di anidride carbonica e di aumentare l'utilizzo dei mezzi pubblici del 40%: quindi tutta una serie di vantaggi concreti partendo dall'intelligenza stessa della città".
A questo punto le considerazioni da fare sono molteplici. Certamente si parla di qualcosa di estremamente concreto, utile e ambizioso ma i punti interrogativi sono tanti. Quali caratteristiche deve avere una città per poter essere considerata idonea a far parte di un progetto come questo? Il progetto è abbastanza flessibile da poter essere applicato su vasta scala? Insomma, si può agire anche su centri più piccoli e comunque problematici o soltanto sulle megalopoli dove però la base tecnologica installata è sensibilmente elevata?
"Sicuramente il progetto può essere applicato anche ai piccoli centri - ha risposto ancora il responsabile IBM – ma c'è bisogno di un minimo di base tecnologica installata, cioè della presenza di quella intelligenza di base rappresentata dai dispositivi digitali come semafori intelligenti, videocamere, sportelli virtuali, smartphone, 'rfid', 'tag' che, interconnessi, danno vita ad un'intelligenza 'compiuta' e quindi utilizzabile concretamente. Quindi come minimo c'è bisogno della presenza di una rete: senza un network di qualche tipo non c'è la condizione minima necessaria per realizzare l'interconnessione fra i vari sensori e fra essi ed il centro adibito alla elaborazione dei dati. Inoltre, la prima cosa da individuare, quando si va a 'studiare' una città con l'obiettivo di 'applicare' questa tipologia di progetti, è la sua 'vocazione', e cioè se siamo di fronte ad una città turistica, o ad una città culturale, piuttosto che al cospetto di una città connotata dalla presenza di una popolazione anziana etc. Una volta individuata tale vocazione si possono ipotizzare le relative soluzioni. Si può dire, quindi, che tali progetti partono da un migliore sfruttamento delle tecnologie già esistenti limitandosi ad introdurre quanto necessario (piattaforme software, dispositivi specifici etc.). In alcuni casi quindi basterà installare sulle infrastrutture hardware già esistenti (server e storage) delle amministrazioni comunali, specifiche piattaforme software – cosiddette di 'business intelligence' e/o di 'business analytics' - per raggiungere risultati di grande efficacia".
Esiste quindi una certa flessibilità, anche se comunque relativa e dipendente dalla situazione di partenza in cui ci si ritrova ad agire. Abbiamo anche chiesto all'ingegnere Capocelli qualcosa in più riguardo alle applicazioni pratiche del progetto: "Tornando a qualche esempio pratico gli smartphone possono giocare un ruolo molto importante all'interno di questo progetto. A Los Angeles, ad esempio, IBM ha collaborato alla creazione di un'applicazione per iPhone che facilita e risolve la ricerca di parcheggio: ancora una volta le informazioni costantemente raccolte e rielaborate aiutano il cittadino. Oppure ancora, partendo dalla osservazione che la popolazione cinese, non fidandosi delle tecniche mediche occidentali, si rifiuta di essere sottoposta a cure mediche presso ospedali occidentali, la IBM ha sviluppato un progetto, in collaborazione con uno dei più grandi ospedali cinesi che, mettendo in correlazione tutte le conoscenze che si hanno della medicina occidentale con quelle della medicina orientale, ha trovato punti di contatto e di affinità che contribuiscono a spingere la popolazione cinese a fidarsi della medicina occidentale e quindi ad utilizzarla. Le applicazioni e le soluzioni relative ad un progetto 'Smarter Cities' possono, quindi, essere molteplici ed i problemi maggiori per la loro realizzazione sono di natura burocratica essendo le normative e le procedure della Pubblica Amministrazione molto complesse e con tempi lunghi".
Ma oltre ad un gran numero di programmi attivati in svariate parti del mondo, ce n'è uno in particolare che ci riguarda molto da vicino, ovvero quello in via di sviluppo a Salerno. "Il progetto in realtà non è ancora stato rilasciato. IBM e il Comune di Salerno hanno firmato un protocollo già a maggio 2009 e il sindaco De Luca ha mostrato, sin dal primo momento, grande interesse per esso. Dopo la creazione di un comitato tecnico scientifico e le varie riunioni effettuate, emerse che Salerno intendeva connotarsi come 'città accessibile' e, quindi, fra le varie soluzioni al vaglio, fu prescelta una soluzione per aiutare gli ipovedenti a muoversi in autonomia ed indipendenza. Nella sua versione pilota la soluzione fornirà ad un certo numero di ipovedenti uno speciale bastone, alla base del quale è installato un RFID (un chip capace di 'leggere', memorizzare e ritrasmettere dati) che consentirà di 'captare' dai 'tag' - piccole borchie di plastica in grado di trattenere informazioni incollate lungo il percorso predefinito - le informazioni necessarie allo spostamento, informazioni che saranno, a loro volta, trasmesse ad un apposito cellulare che provvederà a guidare vocalmente l'utente. In tal modo l'ipovedente potrà percorrere in maniera pressochè autonoma ed indipendente un percorso già tracciato (nel caso specifico dal parcheggio del Teatro Giuseppe Verdi fino al posto assegnato). Grazie a questa soluzione, volta all'abbattimento delle barriere architettoniche, si rende, quindi, più 'accessibile' la città".
In attesa che il progetto a Salerno venga presentato ufficialmente è difficile non notare come l'approccio moderno e di crescita mostrato dalla città campana non venga preso ad esempio anche dal resto del Mezzogiorno d'Italia, come ha puntualizzato lo stesso Capocelli: "Purtroppo, a parte Salerno, al Sud non abbiamo trovato altre realtà seriamente disposte a fare innovazione. Probabilmente ciò è dovuto alla situazione di particolare difficoltà economica in cui versano le Amministrazioni Locali negli ultimi anni. Ciò nonostante stiamo avviando molti altri contatti e sono fiducioso che a breve alcuni di questi si concretizzeranno in soluzioni innovative 'Smarter Cities' al servizio dei cittadini. Nel frattempo stiamo lavorando già in molte altre città del Centro-Nord dell'Italia come Parma, Pisa, Bergamo, Reggio Emilia, Firenze, L'Aquila".
Massimo Formati