Facebook e la privacy: Openbook rivela tutti gli stati

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La questione Facebook-privacy non è mai stata così calda. Quando si tocca l’argomento “privacy” in realtà si parla sempre di qualcosa di particolarmente delicato, ma se a questo ci aggiungi l’immensa mole di informazioni che ogni giorno i server di Facebook immagazzinano allora l’interesse si accende ancora di più.

Una delle principali accuse rivolte ai gestori del più cliccato social network è stata quella di essere molto poco chiari nel rendere noto agli utenti quali informazioni del proprio profilo sono rese pubbliche e quali no. Proprio su questo punto un articolo del New York Times ha rivelato che la privacy policy del sito blu consta di ben 5.830 parole, battendo persino la Costituzione degli Stati Uniti d’America che invece è scritta in 4.543 parole. Insomma un vero e proprio labirinto in cui è effettivamente troppo complicato barcamenarsi per riuscire a proteggere i propri dati.

Ma non è sempre stato così. Nel lontano 2005 nessun dato inserito su Facebook dagli utenti poteva essere recuperato sul web, nel 2006 gli album fotografici diventavano visibili ai soli membri del network di riferimento, nel 2007 gli utenti potevano anche conoscere la data di nascita degli altri iscritti, nel 2009 tutto inizia a diventare di dominio dell’intera comunità di internet con nome, sesso, foto del profilo, network, amici e “mi piace” disponibili anche tramite una normale ricerca sul web. Adesso anche informazioni come la situazione sentimentale, l’orientamento politico e gli album fotografici sono recuperabili in rete da parte di chiunque.

Proprio a causa di questa preoccupante escalation tre ingegneri di San Francisco hanno aperto un sito chiamato Openbook tramite cui dimostrano semplicemente come tutti gli aggiornamenti di stato di Facebook possono essere letti anche se non siamo iscritti al social network blu e quindi non conosciamo le persone autrici dei suddetti post. Openbook mira proprio a sottolineare il fatto che Facebook “non fa un buon lavoro nel chiarire quanto pubbliche diverranno le informazioni che condividiamo sul sito. Inoltre le regole cambiano fin troppo spesso...”. Stare dietro ai continui cambiamenti della privacy policy è già di per sé estenuante, ma ciò che è peggio è che per riuscire a proteggere gran parte dei propri dati bisogna scegliere fra circa 170 opzioni e cliccare oltre 50 pulsanti.

Nonostante tutto pare che gli utenti non abbiano alcuna intenzione di lasciare la community che si arricchisce costantemente di nuovi utenti molti dei quali diventano assidui frequentatori. In ogni caso nemmeno Facebook potrà restare indifferente agli inviti su una maggiore trasparenza già inviati sia dal Senato americano che dai garanti europei della privacy.

 

Massimo Formati


Comments  

 
0 #1 2010-07-04 23:19
bravissimo massimo...come sempre...
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