Quattro poesie di Gabriella Rienzi

Gabriella Rienzi, la poetessa che, nella rubrica Pendrive, già conosciamo, ci ha inviato, ad inizio di anno, quattro belle poesie, per poterle condividere.

 

                  Un po’ di Febbraio

Stretto il mio corpo nel gelido inverno.

Pensieri con forza spinti dal vento,

come gocce di ghiaccio, persi nel nulla,

nei flutti arrabbiati, gettati con forza.

Svuotata è la testa, già immersa

nel limbo del freddo pungente.

Nelle orecchie, il suono vicino, ancor sconosciuto,

di visi più scuri che guardano incerti.

Straniera tra loro in terra straniera?

Per me un secondo che vale una vita.

Per loro la vita davvero straniera.

Ma quando, il mondo di ognuno che a nessuno

appartiene sarà finalmente il mondo di tutti?

                                ***

Eppure…eppure vola.

Un tuono un po’più forte e l’acqua viene giù.

Sta ferma, immobile, le ali un poco aperte

a riparar il piccolo, che implume ancor non vola.

Il mondo suo piccino è tutto in quel calore

di un abbraccio forte e di un respiro caldo.

Ma poi crescendo vola. Il mondo suo è lì,

in mezzo alle intemperie, al freddo ed alla fame,

eppure…eppure vola.

Il vento della vita ancor ti porta qui,

ma è solo un istante e ancor…ancor vai via.

                                   *****

Vita Randagia

Un albero già grande sta perdendo le sue fronde.

Sul  suo tronco ben in vista, due cuori stretti forte

che ricordan al mondo intero che la vita vuole amore.

Ai suoi piedi una panchina un po’ consunta,

qualche asse ormai piegato, come l’uomo lì raccolto,

con la fronte assai rugosa, appoggiata alla giumella

di due mani dure e scure che  hanno  attraversato

senza fare una carezza,una vita ormai bestiale,

che randagia se ne va.

                                ******

      Al  Mare

Stesa supina sul materassino,

la pelle che tira al sole d’estate;

le mani  lasciate a muoversi sole,

 lente accarezzan l’acqua, felici.

Mi lascio così dolcemente andare,

spostandomi insieme al respiro del mare,

sentendo le voci di bimbi lontani

che urlan leggeri i loro giochi.

 


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