Le poesie di Giovanni D'Amiano

Giovanni D’Amiano è nato a Volla di San Sebastiano al Vesuvio (NA), nel 1936, da famiglia di contadini. Ha iniziato regolari studi all’età di 10 anni, avendo dovuto vincere la resistenza dei genitori che reclamavano bracce per la campagna.

Laureatosi in Medicina, e spacializzatosi in Pediatria, ha svolto attività ospedaliera, pervenendo al  ruolo di Primario di Neonatalogia.

Si è interessato di Pittura, esponendo in mostre collettive e personali; e vincendo il premio nazionale di medico pittore, nel 1956.Ha cominciato a scrivere versi, precocemente, pubblicando, in lingua: “Più del pane alla bocca”, nel 1981; “Occhi arrossati”, nel 1997; “Un’ombra lunga”, nel 2005; in vernacolo napoletano: “’N’anticchia ‘e Napule” (antologia con altri 4  poeti), nel 1997. Ha partecipato a numerosi premi, vincendone alcuni.E' in pubblicazione il poemetto "Cocomerata", con tema il cocomero, frutto "mitico" dell'infanzia contadina. Ha in preparazione un'ampia raccolta di versi in vernacolo su tradizioni, costumi e cultura contadina, in omaggio alla sua gente, e in recupero dei loro valori e della loro cultura, ritenendo che, per gli anziani, in quanto memoria e "vangelo", ciò costituisca un obbligo morale, prima che culturale.   

E’ socio di diverse Associazioni Culturali. E’ tra i fondatori dell’Associazione “torregreco”, impegnata a promuovere il Premio Nazionale di Narrativa per un libro di esordio,  intitolato: “Nati2volte” ( alla sua 4°  edizione). Il premio ha la finalità di avvicinare i ragazzi alla lettura e al libro: infatti  coinvolge gli studenti dei licei di molti Comuni del territorio vesuviano.

Organizza  letture di versi nelle scuole e in altri luoghi pubblici: ospedali, associazioni, circoli, ecc.

coinvolgendo poeti in vernacolo o in lingua, dilettanti o storicizzati, e invitando gli studenti a cimentarsi nella poesia…

La vita è un gioco.

 

La vita è un gioco

e il tempo ne impone le leggi.

E se fosse la morte onnipresente

a scandire l'orologio?

Però per noi cosa cambierebbe?

Nel gioco ci siamo, comunque,

e ci tocca assoggettarci alle regole.

Da chiunque imposte.

Chiunque conduca le danze.

Forse è una giostra, forse un circo.

Certo, non è più la settimana

alla quale, ragazzi,

giocavamo, spensierati, nel cortile.

 

27/09/08

 

g. d'amiano

 

In punta di piedi

 

La mia vita cammina

in punta di piedi

come uno straniero a un crocevia;

sosta,

raccolta nella sua ombra,

contro il muro del giorno

che disfa e cancella la consistenza

della mia esistenza.

Cammina con timidezza,

quasi con diffidenza

in questa luce senza riferimento

e senza meta,

che non sia un lento declino,

inesorabile e definitivo.

 

 

11/04/94

 

g. d'amiano

 

Il mio cuore ha già iniziato

 

 

Notte.

Silenzio.

Solo un ansimare lieve

sotto la coperta luna.

Un rintocco greve

precipita dal campanile,

e sparge ceneri

attraverso le porte.

Il mio cuore ha gia iniziato

a flertare

con la propria morte.

 

03/06/91

 

g. d'amiano

Il cuore impone

 

Il cuore mi impone di non correre.

Docile, la saggezza accoglie la tregua.

Con nuovo passo -forse un poco sghembo-

la mia vita danza: non conta la distanza,

ormai, ma il tempo.

Il tempo inesorabile che avanza.

 

19/07/91

 

g. d'amiano

Il cuore impone

 

Il cuore mi impone di non correre.

Docile, la saggezza accoglie la tregua.

Con nuovo passo -forse un poco sghembo-

la mia vita danza: non conta la distanza,

ormai, ma il tempo.

Il tempo inesorabile che avanza.

 

19/07/91

 

g. d'amiano

Grandinate diverse

 

 

Una quasi sassaiola di grandine, ricordo,

che ci costrinse alla fuga, dentro pagliai,

sotto le tettoie, gli ultimi, sotto pergolati.

 

M’ha rinviato a quell’evento inglorioso

la fitta grandinata di poc’anzi.

Con la differenza che, ora, sono al coperto

dentro casa, davanti alla legna che sprigiona

un tremulo stellicidio, incenso e tepore.

Tuttavia, ora il freddo è dell'anima,

poiché non è più così caldo l'amore.

 

 

 

 

07/09/08

 

g. d’amiano

 

 

Anche la grandine ricordo più grossa,

la ricordo come sassi del fiume,

come uova di  quaglie o di piccioni.

Sbattevano contro le tettoie di eternit

sino a scheggiarle, sino a perforarle.

Sorpreso per i campi, a testa nuda,

mi è restata ancora una piaga ricorrente

all'apice del cuoio capelluto,

dove non sono mai più cresciuti

i capelli, come una medaglia dell'infanzia,

un'ostia della mia innocenza.

 

Adesso piovono grani di miglio

che accarezzano le vetrate, e affondano

nel verde tappeto delle chiome e dei prati.

Durano il tempo di un bacio

che ci scambiamo, eccitati, da dietro le vetrate.

 

09/12/08

 

g. d'a

Con passi leggeri

 

Con passi leggeri

corrono i pensieri,

nello specchio della mente.

 

Nell'acqua chiara del lago,

le nuvole sospese.

 

Piaccia o non piaccia,

non lasciano traccia.

 

30/10/03

 

g. d'a.


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