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L’Arcivescovo don Mimmo Battaglia nella sua quarta lettera di Quaresima

L’Arcivescovo don Mimmo Battaglia nella sua quarta lettera di Quaresima:

“Amare significa esporsi alle ferite, al dolore, al tradimento.

Amare significa essere vulnerabili. E la vulnerabilità è luce”.

 

Foto mons. Domenico Battaglia 250……Con i poveri ho toccato con mano la mia povertà. Le loro ferite mi hanno fatto com-prendere le mie. La verità è che i poveri scomodano. Il grido profetico che alzano per essere com-presi, per ottenere un po’ di amicizia e perché si dia loro una possibilità, mi ha rivelato la mia durezza, il mio egoismo, la mia resistenza ad ogni cambiamento interiore.

Povero e povertà non sono categorie solo sociologiche. In ognuno di noi è nascosta una zona di povertà dalla quale fuggiamo, ci nascondiamo e ci difendiamo. Nell’illusione che negare quella debolezza ci renda più forti. In realtà nessuno di noi è profondamente se stesso fino a quando non riesce ad abbracciare con libertà, delicatezza e affetto, la sua fragilità. In quell’incontro è nascosto il segreto della nostra autenticità. La parte “piegata” in noi ci ricorda che siamo chiamati ad alzarci per ritrovare primavera e speranza. Sempre. Per noi e per chi ci è accanto.

Cristo ha posto chi ha fame e chi soffre fra le braccia della sua Chiesa, affinché possano guarirci, farci scendere dai nostri piedistalli di potere e di ricchezza e guidarci verso la bellezza delle beatitudini.

Nel Vangelo, Nicodemo, con le sue paure e le sue domande, cerca Gesù e lo fa di notte. Ma Gesù non giudica, non condanna, rispetta anche la paura di Nicodemo, paziente con le sue lentezze, e lo rende il più coraggioso dei discepoli, colui che un giorno si presenterà davanti a Pilato a chiedere il corpo. Un giorno diventerà capace di operare la verità, perché prima ha sentito amata la sua verità di paure e di ombre. La forza di Dio viene richiamata in mezzo agli uomini ogni qualvolta le persone scelgono di amare. Amare significa esporsi alle ferite, al dolore, al tradimento. Amare significa essere vulnerabili. E la vulnerabilità è luce.

La fede, cui Gesù fa esplicito riferimento spesso nelle sue parole, è parente stretta dell’amore, ovvero è un altro modo di dire amore: “Va’, il tuo amore ti ha salvato”. È questo amore fiducioso che libera, è l’amore senza misura che salva. È l’amore che vince ogni paura. È l’amore che lascia accadere la vita dove non ci aspetteremmo. È l’amore quella forza che agli occhi di chi non comprende ed è abituato ai calcoli, al corretto, al giusto, appare come debolezza. È l’amore che mette al primo posto la dignità dell’altro e vi trova riconosciuta anche la propria. È l’amore che ascolta l’altro, è l’amore che si sporca le mani, è l’amore che cura, sana, guarisce. Ed è questo amore che ci salva e fa vivere.

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