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Salerno

  • Scritto da alla redazione
  • Categoria: Lapilli Salerno
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Dal 24 luglio 2021 prende il via la quarta edizione del Festival itinerante della Teologia

Programma Incontri 2021 GENERALE 250A partire dal prossimo 24 luglio prende il via la quarta edizione del Festival della Teologia Incontri sul tema della Giustizia. A ricevere il Premio Incontri 2021 il direttore del carcere di Nisida Gianluca Guida che nella prima serata in programma a Vallo della Lucania sarà premiato da S. E. Mons. Ciro Miniero. Ad arricchire la prima serata lo spazio teatro con Franco Formisano che declamerà la poesia "De Pretore Vincenzo" di Eduardo De Filippo. Dopo l'anteprima del premio, il Festival riprende il 3, il 4 e 5 agosto la formula itinerante che toccherà le tre Diocesi presenti nel territorio del Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni.

Il 3 agosto serata a Caggiano con Don Gaetano De Simone che affronterà il tema "Giustizia umana e Giustizia divina", il 4 agosto a Teggiano Don Tonino Palmese affronterà il tema della "Giustizia riparativa" mentre il 5 agosto ad Agropoli S. E. Mons. Pasquale Cascio affronterà il Salmo 85 con una lectio dal titolo "Giustizia e pace si baceranno".

Ospiti in ciascuna serata donne protagoniste nel campo dell'amministrazione della giustizia che si confronteranno con il magistero degli ultimi pontefici: il 3 agosto sarà la volta del giudice onorario Consuelo Ascolese, il 4 agosto del magistrato Katia Cardillo e il 5 agosto dell'avvocato Maria Felicita Rocco.

Ad arricchire il programma ogni sera una performance artistica, il 3 agosto la danza con i ballerini Christian Vece e Mariachiara Voria, il 4 agosto il sax di Carmen Tancredi e il 5 agosto la musica di Dino Zero. A corredo delle serate anche la mostra itinerante Ecce Homo che, dopo aver fatto tappa ad Agropoli, toccherà Caggiano dal 3 al 15 agosto e Teggiano dal 16 al 31 agosto, con due eventi che coinvolgeranno i rispettivi vescovi: l'8 agosto a Caggiano presenzierà S. E. Mons. Andrea Bellandi e il 28 agosto a Teggiano S. E. Mons. Antonio De Luca.

L'iniziativa è promossa in collaborazione con l'Azione Cattolica, l'Istituto superiore di scienze religiose "San Matteo" di Salerno, l'Ufficio Cultura e Arte dell'Arcidiocesi di Salerno e con il patrocinio della Pontificia Facoltà Teologica dell'Italia Meridionale, Sezione S.Tommaso e della Scuola di Arte e Teologia della Sezione San Luigi, nonché dell'UCSI Campania, della Regione Campania e dell'Ente Parco.

Come illustra il direttore del Festival Vito Rizzo "lo sforzo organizzativo di quest'anno è stato affrontato grazie alla sinergia interdiocesana tra le realtà dell'Azione Cattolica presenti sul territorio e alla collaborazione dei tanti enti coinvolti. Un'esperienza che cresce e si arricchisce sempre più per portare nelle piazze la bellezza della riflessione teologica e della riscoperta di un'autentica e consapevole. 

  • Scritto da Maria Serritiello
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Prosegue al Teatro dei Barbuti il 12 esimo Festival Nazionale Teatro XS Città di Salerno indetto dalla Compagnia Dell’Eclissi

taliaVenerdì 9 luglio 2021, ai Barbuti di Salerno è stata la volta della Compagnia PolisPapin di Roma, con lo spettacolo di un’ora e più dal titolo “Tàlia si è addormentata” tratto da" Lo cunto de li cunti" di Giambattista Basile e scritto da Francesco Petti con Cinzia Antifona, Valentina Greco, Francesca Pica musiche di Melisma, scene e costumi di Domenico Latronico aiuto scenografo Dario Vegliante regia di Francesco Petti

Tàlia si è addormentata non è altro che la Bella addormentata nel bosco, la favola conosciutissima da tutti i piccoli, raccontata e letta dalle mamma e dalle nonne, la sera prima di addormentarsi. La fiaba ha origini antichissime ed è arrivata fino a noi ad opera delle versioni edulcorate di Charles Perrault, dei Fratelli Grimm e dal film di Walt Disney. Un po’ diverso è il contenuto scritto da Giambattista Basile nel suo Pentamerone. Nel racconto di Basile, infatti, non è un principe a svegliare la fanciulla, addormentatasi per una puntura di una lisca di lino, mentre filava, ma da un re di passaggio già sposato, che giace con lei dormiente e se ne va. Il romantico bacio del bel principe, immaginato da schiere di bambine, in Basile, viene ad essere uno stupro che dopo nove mesi dà i suoi frutti: Sole e Luna. I piccoli nati succhiando il dito della madre, anziché il seno, sciolgono l’incantesimo e la principessa si sveglia. Ci avviciniamo lentamente al vissero tutti felici e contenti perché il re torna al castello, trova Tàlia sveglia e madre di due figli, ma prima di giungere al lieto fine si dovrà passare per la cattiveria della regina, la prima moglie. Intanto Parasacco e Malombra, due spiriti buoni salvano il re dal cannibalismo dei suoi stessi figli, la regina viene scoperta e mandata a morte. Sì, adesso e solo adesso il finale viene a rallegrare la favola che in alcuni momenti ha del noir truculento.

Ciò che ci fa molto apprezzare la versione di Francesco Petti, rifacendosi a Gian Battista Basile, è l’allestimento scenico, il dialetto arcaico e la capacità di interscambiarsi i ruoli con grande maestria, senza che la rappresentazione ne abbia a risentire.

La scena si presenta con tante lische di lino a mo’ di prato fiorito, al centro una sagoma di un teatrino di strada, come quelli usati per raccontare le favole ovunque. E’ ornato da un astrolabio che segna il tempo a sua volta e riflesso in uno specchio d’ ingrandimento. Intorno all’originale catafalco ruota ogni soluzione scenica, ogni passaggio della storia. Sicché è usato da camerino, da castello, salendo fin sulla cima, da torre d’avvistamento, da cambio dei costumi, una fonte inesauribile di soluzioni. Divertente il sottogonna, di acciaio con rotelle per gli spostamenti, detto dal volgo dell’epoca anche “parapallo”, indossato dalla vita in giù da chi doveva a turno interpretare Talia. I costumi barocchi fatti di strisce colorate per dare vivacità alla scena, quasi sempre in ombra, ripetono immagini arcaiche dalle maschere terrorizzanti. Un insieme nel quale serpeggia, un delicato equilibrio tra il serio e l’arguto, dove il serio vede nel “trono” tuttofare al centro della scena la sua magia favolistica e la rappresentazione del tempo ed il faceto si lascia intravedere in certi scorci (la fusione nel bianco lenzuolo a più mani le anime buone di Parasacco e Malombra o certi sbalzi comici). Si rimane attaccati alla pur conosciuta favola per la capacità creativa di dare soluzioni sceniche interessanti a problemi narrativi urgenti e nello stesso tempo consci trattarsi di una favola e come tale a lieto fine. E il tempo pare dilatarsi! L’ ora di spettacolo diventa così un modo accattivante, leggero e significativo per riflettere senza troppo impegno sulla problematicità della esistenza! Certi primi piani di Francesco Petti ci ridanno il volto della vita piena e fatua di una favola senza tempo, per un uomo non sempre consapevole della propria limitatezza.

Maria Serritiello

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